vi avevo detto che avrei inaugurato nuove rubriche in questo nuovo anno ed eccone una tutta nuova: Books, Art, Food e Sweetness. La cadenza sarà una volta ogni 2 mesi, credo. In modo da avere il tempo di sistemare le foto e scrivere il post. Chi mi conosce sa che amo creare, cucinare e preparare dolci. Allora perché non associare questa passione alla lettura. In questo periodo un po’ oscuro e triste, la cucina, l’arte nelle sue svariate forme e i libri mi aiutano e mi hanno aiutato a non farmi sopraffare dalla tristezza, insieme alla vicinanza di persone speciali che ho conosciuto in questi ultimi anni. A loro e alla mia famiglia dedico questa rubrica. Il 10 febbraio il blog ha compiuto 5 anni e perchè non festeggiare iniziando con un bel dolce? Cerchiamo di tenere l’umore alto e di distrarci in qualche modo.
La campagna dei miei suoceri produce delle arance buonissime. Così, quest’anno ho deciso di preparare la marmellata. Non è la prima volta. Vi avverto che ci vuole tanta pazienza e del tempo. Ho approfittato di una breve isolamento, causa covid, per prepararla.
Per preparare la marmellata e conservarla diversi mesi, usate vasetti e coperchi sterilizzati. Prima di sterilizzarli lavateli bene. Le capsule devono essere nuove per creare il sottovuoto.
La prima cosa è lavare bene le arance. Fatto questo si può procedere alla preparazione della marmellata. Il primo passo è togliere la buccia delle arance, evitando di prendere la parte bianca perché è amara. Una volta tagliata e fatta a pezzetti piccoli, la mettiamo da parte.
Puliamo le arance, rimuovendo il più possibile della parte bianca. Quindi tagliamo la polpa delle arance a pezzettini piccoli o a listarelle, come preferite.
A questo punto si aggiunge lo zucchero. Per 1500g di arance, ho usato circa 600 -700 g.
Mescolate il tutto in una ciotola.
Mettiamo tutto in una pentola e facciamo cuocere per circa 50 minuti. Poi aggiungiamo la buccia, fatta bollire a parte per circa 5 minuti.
Continuiamo a far bollire e a mescolare bene per altri 10 minuti.
Se avete un robot da cucina (bimby, Kenwood o altro), leggete le istruzioni per la cottura.
Prendiamo i vasetti già sterilizzati e li riempiamo con la marmellata bollente. Chiudiamoli bene usando capsule nuove e mettiamoli a testa in giù per creare il sottovuoto per circa 12 ore. Io li ho tenuti sottosopra tutta la notte, avendola preparata nel pomeriggio.
Se volete prolungare la conservazione della marmellata, fate bollire i vasetti per altre due ore.
La marmellata è pronta per essere utilizzata.
Non ho resistito e ho deciso di preparare un torta alle arance con scaglie di cioccolato. La preparazione è quella del classico pan di spagna con l’aggiunta di 4- 5 cucchiai di marmellata e pezzetti di cioccolato.
Eccola e auguri al mio blog!
Un po’ di arte: decorazioni per i vasetti…
Prendete dei fogli colorati o a fantasie. Io ne ho tanti. Tagliate un quadrato in base alla misura del coperchio del vasetto di marmellata e poggiatelo su questo.
Prendete un nastro colorato e chiudete con un bel fiocco. Ritagliate la parte in più del foglio per renderlo più armonioso con il vasetto.
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Quale lettura mi ha accompagnato in questi giorni?
“Viaggi nel tempo” a cura di Fabrizio Farina. Trovate la recensione qui.
Per oggi è tutto. Spero che questa rubrica vi sia piaciuta. Io mi sono divertita a realizzarla.
ritorna la rubrica “Vita e curiosità d’autore”. Iniziamo parlando d Howard Lovecraft. Lo facciamo con Massimo Valentini, grande estimatore di questo autore, capace di mescolare fantasy, horror e fantascienza. Buona lettura!
Autore del concetto di “orrore cosmico” e di diritto detentore di un posto di rilevo nella storia della letteratura fantastica di tutti i tempi, non è possibile non citare Howard Phillips Lovecraft. Così famoso e non da oggi da far sembrare strano che quando era in vita non ebbe mai particolari soddisfazioni dalla sua arte, mai un libro rilegato con i suoi racconti o romanzi, mai abbastanza denaro per vivere e mai un editore “innamorato” delle sue storie.
Razzista, amante dei gatti, artista della penna come pochi (nonostante uno stile per molti aspetti arzigogolato e del tutto lontano da come i dettami del “mostrato” suggerirebbero) e frustrato, visse un’infanzia per nulla edificante, figlio com’era di una madre nevrotica e iperprotettiva. Ma fu proprio questo, oltre naturalmente a una predisposizione per la penna e una fantasia non comune, a fargli scrivere storie memorabili e immortali. Oggi le sue storie sono ristampate in tutto il mondo e i suoi miti di Cthulhu fanno parte dell’immaginario collettivo mondiale.
Amava la cultura classica, soprattutto quella greca-romana, odiava gli immigrati che portavano caos alla purezza del suo amato New England, e non era certamente un sostenitore dei “diversi” dalla sua società (che fossero italiani, neri, mezzo-sangue e omosessuali). Eppure, quest’uomo schivo, incapace di rapportarsi davvero col mondo se non attraverso lettere che scriveva e riceveva da altri dilettanti scrittori, come lo era lui, considerava i classici spaghetti il suo piatto preferito e tra i suoi amici migliori uno scrittore gay, Robert Block, anch’egli autore fantastico, al quale dedicò scherzosamente un racconto (“L’abitatore del buio”).
Lovecraft nacque a Providence, capitale del Rhode Island, il 20 agosto 1890. Il padre, Winfield, inglese nei modi e per parentela, morì quando Howard era solo un bambino. Visse con la madre Sarah Susan Phillips e poi con le zie materne Lillian e Annie. Vittima di esaurimenti nervosi, dovette abbandonare la scuola e proseguire gli studi privatamente. Scrisse i primi racconti a sette anni ma, dopo l’ennesimo collasso nervoso, nel 1908, decise di distruggere quasi tutta la sua produzione giovanile. Le sue storie migliori, naturalmente, come “Le montagne della follia”, “Il richiamo di Cthulhu”, “L’ombra calata dal tempo”, “Il colore arrivato dallo spazio”, “La Maschera di Innsmouth”, “Il caso di Charles Dexter Ward” ed altre, le scrisse in età adulta.
Per lui scrivere era “un’arte elegante alla quale dedicarsi senza regolarità e con discernimento”. Nonostante la collaborazione con numerose riviste come Weird Tales visse con i pochi soldi che guadagnava, facendo il revisore di testi altrui: gente poco dotata della vena artistica ma desiderosa di farsi un nome sulle pagine delle riviste. Spesso il canovaccio che tali persone gli fornivano era solo una frase, tanto è vero che oggi sappiamo grazie ai suoi storiografi quali fossero le storie chiamate “collaborazioni” alle quali si deve la sua mano e quali quelle meno “esclusive”. Convinto dalla madre di essere uno sgorbio aveva nei confronti delle donne un atteggiamento schivo. Eppure nel 1922 conobbe Sonia Greene una modista con la quale si sposò nel 1924. Il matrimonio con quella donna di origini ebree (nonostante le sue posizioni antisemite) durò due anni fino al divorzio, ufficialmente per questioni organizzative ufficiosamente perché il matrimonio era, per lui, un collare troppo corto.
Nonostante le sue storie sappiano spesso di mitologia e folklore, Lovecraft credeva nella scienza, ma non nel modo consueto. Del resto, i suoi personaggi principali sono creature mostruose “filtrate dalle stelle”, combattute da protagonisti animati dalla fede scientifica, che a volte soccombono alle follie dei loro preternaturali nemici. Del resto, le sue storie, a volte di fantascienza a volte fantastiche parlano, in fin dei conti, di orrore della mente. Così come il pensiero scientifico è sempre presentato chiaramente dai suoi personaggi, spesso uomini di scienza, come i protagonisti del suo romanzo breve “LeMontagne della Follia”, professori universitari impegnati nell’esplorazione dell’Antartide. Il suo pessimismo, semmai, ricorda quello di Leopardi e in ogni sua storia non manca di sottolineare l’insignificanza dell’Uomo nell’universo, uomo che non è che un giocattolo tra le dita di esseri mostruosi che portano follia e morte.
Stilisticamente, i suoi personaggi sono sempre i piatti ma non è la qualità tecnica della sua penna che è importante sottolineare quanto la concezione del Cosmo, il posto della specie umana in esso e il terrore cosmico che la conoscenza porta. Infatti, spesso il fine dei suoi personaggi non è tanto la gloria quanto la semplice conoscenza che più di una volta risulta fatale. Morì nel 1937 e il suo nome sarebbe stato perso nell’oblio, ma grazie ad una nutrita schiera di fan ed editori dilettanti, come August Derleth e Donald Wandrei, che fondarono, infatti, la Arkham House le sue storie vennero tramandate. Ignorato dalla critica del suo tempo ma osannato dal suo pubblico, Lovecraft è un Autore fondamentale nella storia del Fantastico mondiale, come del resto disse Jacques Bergier, quando lo definì un “Edgar Allan Poe Cosmico”.
Massimo Valentini
Massimo Valentini è uno scrittore, divulgatore freelance e pubblicista italiano, nato a Cosenza nel 1973. È stato nella redazione di Voyager Magazine, la rivista ufficiale dell’omonima trasmissione televisiva, e ha collaborato col Giornale dei Misteri, il più antico mensile sull’insolito, curandone la rubrica “Il detective della scienza”. Nel 2007 la Falco Editore ha stampato la sua raccolta di racconti fantastici Alfa e Omega e nel 2008 il romanzo Ultima Thule. La 0111 Edizioni ha pubblicato le sue raccolte di racconti Quattro ombre azzurre (2009), Sulle ali di Althaira (2009) e Gabbiani delle Stelle (2011). Nel 2012 il racconto Alpha e Omega è apparso sul numero 482 del Giornale dei Misteri e la Lettere Animate Edizioni ha pubblicato il suo romanzo Primus,l’uomo che sognava di vivere, uno dei pochi esempi di bizzarro fiction del panorama letterario italiano. Il racconto Ritorno a casa è stato pubblicato nella miscellanea Calabresi per sempre (Edizioni della Sera, Roma, 2019). In Giappone è stato pubblicato 特別な女の子涼子 (Tokubetsuna on’nanoko Ryōko, “Ryoko, una ragazza speciale”) tratto dal suo racconto breve Lei, e 運命の女涼子 (Unmei no jo Ryōko, “Ryoko, donna del mio destino”) a sua volta tratto dal suo racconto Ryoko, principessa metropolitana. Il sogno di Nova è il suo terzo romanzo.
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