
Ciao amici,
ritorna la rubrica “Vita e curiosità d’autore”. Iniziamo parlando d Howard Lovecraft. Lo facciamo con Massimo Valentini, grande estimatore di questo autore, capace di mescolare fantasy, horror e fantascienza. Buona lettura!

Autore del concetto di “orrore cosmico” e di diritto detentore di un posto di rilevo nella storia della letteratura fantastica di tutti i tempi, non è possibile non citare Howard Phillips Lovecraft. Così famoso e non da oggi da far sembrare strano che quando era in vita non ebbe mai particolari soddisfazioni dalla sua arte, mai un libro rilegato con i suoi racconti o romanzi, mai abbastanza denaro per vivere e mai un editore “innamorato” delle sue storie.
Razzista, amante dei gatti, artista della penna come pochi (nonostante uno stile per molti aspetti arzigogolato e del tutto lontano da come i dettami del “mostrato” suggerirebbero) e frustrato, visse un’infanzia per nulla edificante, figlio com’era di una madre nevrotica e iperprotettiva. Ma fu proprio questo, oltre naturalmente a una predisposizione per la penna e una fantasia non comune, a fargli scrivere storie memorabili e immortali. Oggi le sue storie sono ristampate in tutto il mondo e i suoi miti di Cthulhu fanno parte dell’immaginario collettivo mondiale.
Amava la cultura classica, soprattutto quella greca-romana, odiava gli immigrati che portavano caos alla purezza del suo amato New England, e non era certamente un sostenitore dei “diversi” dalla sua società (che fossero italiani, neri, mezzo-sangue e omosessuali). Eppure, quest’uomo schivo, incapace di rapportarsi davvero col mondo se non attraverso lettere che scriveva e riceveva da altri dilettanti scrittori, come lo era lui, considerava i classici spaghetti il suo piatto preferito e tra i suoi amici migliori uno scrittore gay, Robert Block, anch’egli autore fantastico, al quale dedicò scherzosamente un racconto (“L’abitatore del buio”).

Lovecraft nacque a Providence, capitale del Rhode Island, il 20 agosto 1890. Il padre, Winfield, inglese nei modi e per parentela, morì quando Howard era solo un bambino. Visse con la madre Sarah Susan Phillips e poi con le zie materne Lillian e Annie. Vittima di esaurimenti nervosi, dovette abbandonare la scuola e proseguire gli studi privatamente. Scrisse i primi racconti a sette anni ma, dopo l’ennesimo collasso nervoso, nel 1908, decise di distruggere quasi tutta la sua produzione giovanile. Le sue storie migliori, naturalmente, come “Le montagne della follia”, “Il richiamo di Cthulhu”, “L’ombra calata dal tempo”, “Il colore arrivato dallo spazio”, “La Maschera di Innsmouth”, “Il caso di Charles Dexter Ward” ed altre, le scrisse in età adulta.

Per lui scrivere era “un’arte elegante alla quale dedicarsi senza regolarità e con discernimento”. Nonostante la collaborazione con numerose riviste come Weird Tales visse con i pochi soldi che guadagnava, facendo il revisore di testi altrui: gente poco dotata della vena artistica ma desiderosa di farsi un nome sulle pagine delle riviste. Spesso il canovaccio che tali persone gli fornivano era solo una frase, tanto è vero che oggi sappiamo grazie ai suoi storiografi quali fossero le storie chiamate “collaborazioni” alle quali si deve la sua mano e quali quelle meno “esclusive”. Convinto dalla madre di essere uno sgorbio aveva nei confronti delle donne un atteggiamento schivo. Eppure nel 1922 conobbe Sonia Greene una modista con la quale si sposò nel 1924. Il matrimonio con quella donna di origini ebree (nonostante le sue posizioni antisemite) durò due anni fino al divorzio, ufficialmente per questioni organizzative ufficiosamente perché il matrimonio era, per lui, un collare troppo corto.
Nonostante le sue storie sappiano spesso di mitologia e folklore, Lovecraft credeva nella scienza, ma non nel modo consueto. Del resto, i suoi personaggi principali sono creature mostruose “filtrate dalle stelle”, combattute da protagonisti animati dalla fede scientifica, che a volte soccombono alle follie dei loro preternaturali nemici. Del resto, le sue storie, a volte di fantascienza a volte fantastiche parlano, in fin dei conti, di orrore della mente. Così come il pensiero scientifico è sempre presentato chiaramente dai suoi personaggi, spesso uomini di scienza, come i protagonisti del suo romanzo breve “Le Montagne della Follia”, professori universitari impegnati nell’esplorazione dell’Antartide. Il suo pessimismo, semmai, ricorda quello di Leopardi e in ogni sua storia non manca di sottolineare l’insignificanza dell’Uomo nell’universo, uomo che non è che un giocattolo tra le dita di esseri mostruosi che portano follia e morte.
Stilisticamente, i suoi personaggi sono sempre i piatti ma non è la qualità tecnica della sua penna che è importante sottolineare quanto la concezione del Cosmo, il posto della specie umana in esso e il terrore cosmico che la conoscenza porta. Infatti, spesso il fine dei suoi personaggi non è tanto la gloria quanto la semplice conoscenza che più di una volta risulta fatale. Morì nel 1937 e il suo nome sarebbe stato perso nell’oblio, ma grazie ad una nutrita schiera di fan ed editori dilettanti, come August Derleth e Donald Wandrei, che fondarono, infatti, la Arkham House le sue storie vennero tramandate. Ignorato dalla critica del suo tempo ma osannato dal suo pubblico, Lovecraft è un Autore fondamentale nella storia del Fantastico mondiale, come del resto disse Jacques Bergier, quando lo definì un “Edgar Allan Poe Cosmico”.
Massimo Valentini

Massimo Valentini è uno scrittore, divulgatore freelance e pubblicista italiano, nato a Cosenza nel 1973. È stato nella redazione di Voyager Magazine, la rivista ufficiale dell’omonima trasmissione televisiva, e ha collaborato col Giornale dei Misteri, il più antico mensile sull’insolito, curandone la rubrica “Il detective della scienza”. Nel 2007 la Falco Editore ha stampato la sua raccolta di racconti fantastici Alfa e Omega e nel 2008 il romanzo Ultima Thule. La 0111 Edizioni ha pubblicato le sue raccolte di racconti Quattro ombre azzurre (2009), Sulle ali di Althaira (2009) e Gabbiani delle Stelle (2011). Nel 2012 il racconto Alpha e Omega è apparso sul numero 482 del Giornale dei Misteri e la Lettere Animate Edizioni ha pubblicato il suo romanzo Primus, l’uomo che sognava di vivere, uno dei pochi esempi di bizzarro fiction del panorama letterario italiano. Il racconto Ritorno a casa è stato pubblicato nella miscellanea Calabresi per sempre (Edizioni della Sera, Roma, 2019). In Giappone è stato pubblicato 特別な女の子涼子 (Tokubetsuna on’nanoko Ryōko, “Ryoko, una ragazza speciale”) tratto dal suo racconto breve Lei, e 運命の女涼子 (Unmei no jo Ryōko, “Ryoko, donna del mio destino”) a sua volta tratto dal suo racconto Ryoko, principessa metropolitana.
Il sogno di Nova è il suo terzo romanzo.
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E’ un autore che ho letto solo in piccole dosi (racconti), ma che mi ha sempre incuriosito e affascinato. Prima o poi vorrei dedicarmici con più costanza e, diciamocelo, i giochi di ruolo (si capisce che mi piacciono?) tratti dalle sue ambientazioni, pur non avendoli mai giocati, li ho sempre sentiti nominare e ne ho sempre sentito tessere le lodi!
Grazie di questo articolo biografico, davvero interessante! 🙂
Sinceramente ho letto pochissimo di Lovecraft, ma sono molto curiosa anche io di approfondire queste letture.
Grazie di essere passato! 😊
P.S. Anche io sono un’appassionata di giochi di ruolo.
Allora dai: ci ritroviamo prossimamente da queste parti quando avremo letto qualcosa di più su questo autore.
Eh, dal nome del tuo blog, ne avevo una certa intuizione, di questa tua passione dei GdR.
(ho appena finiti di caricare tre episodi del podcast, in cui ne parlerò! 😜)
Passo a guardare…😊
No, ‘spe… saranno online a marzo! 🤣
(in compenso oggi dopo pranzo troverai un’intervista a un’autrice di fantasy! 😉)
Va beh! Ho lasciato un commento ad un post simile.😉
Visto, grazie! 🙂
E poi arrivo io che non ho letto nulla di questo autore 😛
ma che dovrei….
Diciamo che anche io lo conosco pochissimo, ma per il mio compleanno mi è stato regalato un suo romanzo. Aspetta solo di essere letto. 🤗