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19/12/2025 “Mezzo litro di latte” di Giacinto Bevilacqua

La parola ai testimoni e alle vittime dell’amianto

Editore ‏ : ‎ Alba Edizioni
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 1 maggio 2024
Edizione ‏ : ‎ Edizione standard
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 164 pagine

Ciao a tutti,

oggi parliamo di un tema che mi sta particolarmente a cuore: le malattie e le morti sul lavoro. In particolare, le morti legate all’esposizione all’amianto e alla malattia professionale conosciuta come asbestosi. Il libro di cui vi parlo è “Mezzo litro di latte” di Giacinto Bevilacqua, una raccolta di storie di chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di un lavoro svolto senza protezioni adeguate.

Se leggete la sinossi, scoprirete che per anni si è creduto — o si è voluto far credere — che un bicchiere di latte potesse “bonificare” il corpo degli operai esposti quotidianamente alla polvere di amianto, proteggendoli dalle malattie correlate. Un’illusione che oggi suona quasi crudele.

I luoghi citati nel libro appartengono al gruppo Montedison, uno dei colossi industriali degli anni ’70.

Perché, quando mi è stato chiesto di parlare di questo romanzo, ho detto subito di sì? Perché la città in cui sono nata e in cui ho vissuto fino ai miei 18 anni è una delle più inquinate del Sud. Una città segnata dalla presenza di un grande petrolchimico: un luogo dove chi ci ha lavorato per anni — e chi semplicemente respirava l’aria intorno — si ammalava e moriva di tumore.

Chi era ai vertici conosceva i rischi, ma ha scelto di voltarsi dall’altra parte. Questo romanzo raccoglie le testimonianze di chi ha lavorato in ambienti altamente nocivi, svolgendo mansioni che li esponevano quotidianamente a sostanze pericolose.

Di seguito trovate la sinossi, alcuni stralci di testimonianza e una parte della prefazione.

SINOSSI

Mezzo litro di latte al giorno era l’antidoto somministrato agli operai che, nello svolgere la propria mansione, venivano a contatto continuo con la polvere di amianto. Si pensava che bastasse a bonificare il corpo e a preservarlo dalle malattie asbesto correlate. Generazioni di lavoratori hanno maneggiato l’amianto, materiale comune tanto apprezzato per la sua resistenza al calore quanto nocivo per la salute. Se respirate, infatti, le polveri contenenti fibre d’amianto possono causare patologie mortali quali l’asbestosi e tumori della pleura. Nel 1992 l’amianto è stato dichiarato fuorilegge in Italia. Tuttavia l’ambiente ne è ancora pieno tanto è vero che le cause di infezione non vanno più cercate solamente nell’ambito lavorativo, ma nella sfera in cui si vive e la percentuale di persone che si ammalano è costante dal 2010. Prima il profitto, oggi l’indifferenza culturale, anche da parte delle istituzioni e della politica, rallentano la battaglia di civiltà contro l’amianto. Tuttavia i morti e i malati parlano e ci indicano la rotta da cambiare prima possibile. Presentazione di Zoello Forni, presidente nazionale ANMIL. Prefazione di Felice Casson, ex magistrato e senatore.


L’esposizione ad amianto (in tutte le forme mineralogiche) causa con evidenza certa mesotelioma, neoplasie maligne del polmone, della laringe, dell’ovaio e con evidenza limitata della faringe, dello stomaco e del colon retto. L’esposizione ad amianto causa inoltre asbestosi e placche pleuriche.

Il libro inizia con una straordinaria introduzione a opera dell’ex magistrato Felice Casson, il quale ha sentito di onorare questo piccolo volume di una sua prefazione molto chiara, molto pertinente, a volte illuminante, talaltra disarmante, o meglio, che lascia disarmati, di fronte a quanto certi uomini possano essere avidi, piccoli e meschini quando hanno tra le mani il potere di cambiare le cose, di cambiare, la vita di cambiare al storia. (Zoelio Forni – Presidente nazionale ANMIL)


Questo libro. che racconta di storie di vita e di morte, dovrebbe essere letto non solo nelle scuole, ma nelle aule di tribunale e della politica, per far capire come spesso le persone e l’ambiente siano stati malamente sfruttati. In nome del profitto e approfittando della necessità di lavorare della gente cosiddetta comune.

Risulta incomprensibile come di fronte a situazioni analoghe e in qualche caso identiche, Tribunali e Corti d’Appello, fino alla corte di Cassazione, possono arrivare a soluzioni fortemente contrastanti o addirittura contrarie l’una all’altra. Risulta cioè assolutamente incomprensibile il motivo per cui, nei casi di operai che per una vita hanno lavorato l’uno a fianco dell’altro e che sono stati parimenti colpiti da patologie asbesto- correlate, le sentenze che le riguardano vadano in direzioni opposte: un giudice assolve, l’altro respinge tutto.

Questo è, di tutta evidenza, un grave problema del nostro sistema giudiziario, sia civile che penale. (Felice Casson – già magistrato e senatore)


Nelle vecchie caldaie costruite negli anni cinquanta si briciavano residui organici che erano resti di lavorazioni di prodotti petroliferi additivi con acidi inorganici. Quando si sostituivano i bruciatori, i fuochisti erano esposti a fuliggine e gas di combustione, gas di acidi inorganici incombusti e alle fibre di amianto delle varie coibentazioni, dei guanti, delle guarnizioni piane che, cristallizzate sui portabruciatori, venivano rimosse demolendole con azioni meccaniche…

L’ambiente dove svolgevo la mia mansione, non era quindi quel paradiso ambientale descritto dal capo del personale al momento dell’assunzione. Ero un giovane inconsapevole degli effetti di questi prodotto sul corpo umano, che non voleva più rischiare la vita su un mezzo pesante sulle strade dell’Europa. (Alberto Alberti. 70 anni. residente a Ferrara componente della Commissione nazionale ANMIL).


Fino a quando non mi è stato detto che mia mamma si è ammalata perché puliva i panni di mio padre, non avevo mai immaginato i rischi che stessimo tutti correndo, sì perché anche noi figli abbiamo respirato quei killer silenzioso, io stesso ho lavorato in quella fabbrica maledetta dal mese di ottobre 1965 al mercoledì 16 luglio 1986 come manutentore… (Silvio Mingrino, presidente AVANI onlus)

*ANMIL- Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro


Queste sono solo alcune testimonianze di chi ha lavorato e vissuto a stresso contatto con il killer silenzioso senza sapere che un giorno ne avrebbe pagato le conseguenze.

Raccontare queste storie è un atto di responsabilità. Significa dare voce a chi per anni non l’ha avuta, riconoscere il dolore di intere comunità e ricordare che dietro ogni numero c’è un volto, una famiglia, una vita spezzata troppo presto. “Mezzo litro di latte” non è soltanto un libro: è un monito, un invito a non voltarsi dall’altra parte, a pretendere protezione, giustizia e verità per chi lavora. Perché solo guardando in faccia ciò che è stato possiamo sperare che non accada più.
Lo consiglio a chi è sensibile ai temi delle malattie professionali, a chi desidera approfondire le problematiche legate all’amianto e a chi vuole conoscere un pezzo di storia industriale in cui molti hanno preferito voltarsi dall’altra parte, pur sapendo i rischi a cui erano esposti i lavoratori.

Assolutamente consigliato.

A presto,

la vostra blogger Lucia.

Alcune immagini sono presi da internet. Per qualsiasi reclamo contattare l’amministratore.

17/03/2025 “Papà, papini, papò” di Alessia Racci Chini (Autore), Giulia Dragone (Illustratore)

Autore: Alessia Racci Chini
Illustratore: Giulia Dragone
Editore: Sassi
Collana: Sassi junior
Anno edizione: 2025
Pagine: 32 p – Rilegato
Link d’acquisto: qui

SINOSSI

Che succede quando gli occhi di un bambino, aperti alla meraviglia, incontrano modi differenti di essere padre? Biologico, adottivo, sostitutivo, genitore unico, simbolico, parte di una coppia omogenitoriale… sono tanti i papà! Una lettura delicata e poetica capace di stimolare una riflessione su un ruolo fondante e sfaccettato, oltre ogni stereotipo. Con quella speciale sospensione del giudizio che solo un bambino può insegnare. Una riflessione sui diversi modi di essere padre, oltre gli stereotipi di genere e ruolo. 

Si avvicina la Festa del papà e ho pensato che un consiglio di lettura non potesse mancare, soprattutto in occasione dell’uscita del nuovo libro di una scrittrice che mi piace tantissimo: Alessia Racci Chini. Alessia ha un sorriso che cattura e un’intelligenza brillante. Nonostante la distanza, c’è un legame particolare tra noi che non so spiegare.
“Papà, papini, papò”, illustrato da Giulia Dragone, parla dei papà, ma anche di papà speciali. L’autrice riesce a far parlare ogni bambino con il suo linguaggio genuino e a far capire che ogni famiglia è speciale, e che i papà possono essere extra-ordinari. Che parola, no?!
Come ogni anno, nelle scuole elementari, le maestre e i maestri chiedono di fare dei disegni per la Festa del papà. Il maestro Giacomo, insieme ai suoi alunni, ci farà scoprire, attraverso gli occhi dei bambini, tutti i modi dell’essere papà, andando oltre gli stereotipi. Una riflessione per insegnare ai nostri figli le diverse sfaccettature dell’amore tra padre e figli. Non aggiungo altro, perché sarà la stessa autrice a parlarvi di questa splendida storia per grandi e piccini e di chi sono stati i papà che l’hanno ispirata. Leggete, perché è molto interessante.

“Papà, papini, papò” è una riflessione delicata e poetica sui diversi modi di essere padre, inteso come ruolo affettivo che va oltre gli stereotipi di genere e di ruolo: padre biologico, adottivo, sostitutivo, genitore unico, o anche simbolico, come un maestro che ha tanti figli d’anima, o padri che fanno parte di una coppia omogenitoriale.

Papà normali eppure extra-ordinari, il cui ruolo affettivo merita di essere riconosciuto per il suo essere un caleidoscopio di possibilità.

Per scriverlo mi sono ispirata ai papà che ho conosciuto realmente, vicini alla mia famiglia, o che ho incontrato virtualmente, figure con cui sono entrata in contatto attraverso i social

Tra questi c’è anche Luca Trapanese, il papà single e omosessuale a cui è stata concessa l’adozione di Alba, una bimba con la sindrome di Down, dopo che era stata rifiutata da venti famiglie. La sua vicenda, che probabilmente ricorderai, è stata al centro della cronaca e ha ispirato un film uscito recentemente, Nata per te. Questa condivisione è stata molto significativa per me, e nei giorni scorsi Luca ha rilanciato il mio libro sui suoi canali social.

Ma chi più di tutti ha acceso la scintilla dell’ispirazione è stato mio padre che, ben prima dell’attuale dibattito, è stato un papà extra -ordinario perché casalingo negli anni ’80! Per motivi di salute, infatti, è stato mandato in prepensionamento. Era ancora giovane e si è dedicato con amore alla cura della casa e di noi figlie, supportando al contempo mia madre nella sua attività lavorativa. Lei, invece, era quella che lavorava e portava i soldi a casa.

Ricordo che a scuola, in un paio di occasioni, sia alle elementari che alle medie (ebbene sì), ci era stato chiesto di disegnare i propri genitori al lavoro. Mentre per mia madre non avevo dubbi, per mio padre ho dovuto mettere a fuoco i pensieri. L’ho raffigurato mentre cucinava e ci aiutava coi compiti. Le maestre e le prof di allora proprio non capivano: fa il cuoco? No. Fa il maestro? No.  Insomma, cosa fa tuo padre?? 

Non trovavo una parola soddisfacente, perché casalingo mi sembrava riduttivo rispetto allo stereotipo di casalinga che da bambina custodivo nell’inconscio: mia zia era casalinga, senza dubbio, ma non mio padre! 
“Fa il padre”, ho risposto. 
E non ho un buon ricordo della faccia della professoressa di allora. 

La sorte, a volte, è davvero bizzarra. Prima di scrivere questo libro, infatti, ne ho scritto un altro che tratta il tema della maternità, affrontandolo sempre oltre gli stereotipi di ruolo e genere. È un tema che sento profondamente: non a caso l’ho scritto tempo fa, durante la gravidanza. 

L’editore Sassi, intercettando il testo grazie alla mia agente letteraria, ha mostrato grande interesse, ma ha alzato ulteriormente l’asticella dell’inclusività, chiedendomi di scrivere qualcosa dedicato anche ai papà.

Da lì è nato un dittico: due albi gemelli, eterozigoti ma pur sempre gemelli, che comprende “Papà, papini, papò” e, in uscita a maggio, “Mamma di cuore, di pancia, di stelle“.

Biografia dell’autrice

Nata ad Ancona, Alessia Racci Chini, è attrice e scrittrice. Formatasi tra le file del Teatro Stabile delle Marche, lavora per teatro, cinema, tv, pubblicità e presta la sua voce per spot, musei, documentari e prodotti multimediali. Come autrice, ha scritto romanzi, racconti, testi teatrali, narrazioni site-specific e, raccontato per alcuni gruppi editoriali, fiabe classiche e romanzi d’avventura, e sceneggiato graphic novel.
Con il suo romanzo d’esordio “L’ottava confraternita”, pubblicato da Fanucci Editore, ha vinto la V edizione del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como come Miglior Libro Fantasy.
Scrive da sempre versi liberi e poesie come un atto segreto, ermetico, quando le risuonano in testa solo frasi spezzate o un sentire indicibile.


Mentre scrivevo quest’articolo, mi è venuto in mente che tempo fa proprio in occasione dell’uscita del suo libro fantasy “L’Ottava Confraternita” che amai tantissimo, feci un’intervista ad Alessia Racci Chini. Questa intervista la trovate qui: https://creatoridimondi.net/2018/04/14/intervista-ad-alessia-racci-chini-autrice-lottava-confraternita/ . Se vi va, passate a leggerla: è molto interessante.
Ritornando invece a “Papà, papini, papò“, spero che vi abbia incuriosito. Sicuramente dona ai bimbi una visione più varia del mondo dei papà. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Auguri a tutti i papà!

A presto!

la vostra blogger Lucia.