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10/09/2018 Recensione “Kitchen” di Banana Yoshimoto

Ciao cari lettori,

inizia una nuova settimana e per molti oggi è anche il  primo giorno di scuola. Auguro a tutti, insegnanti, alunni e genitori, un buon inizio anno scolastico. La mia piccolina ha iniziato a frequentare il nido già la scorsa settimana e sembra si stia ambientando abbastanza bene, mentre la grande inizierà mercoledì 12 settembre e frequenterà la quinta elementare. Ogni volta è sempre emozionante per tutti , ma sembra che il tempo passi anche troppo in fretta. Io invece, come ogni anno, aspetterò l’assegnazione della scuola e delle classi, sperando che questo sia per me l’ultimo anno di precariato. Insegno da anni, sono abilitata all’ insegnamento, ho vinto un concorso e sono ancora qui a sperare che la situazioni cambi. Ma non voglio scendere nel merito, perché oggi e nei prossimi giorni sarà l’inizio di una nuova avventura scolastica e soprattutto perché in questo blog si parla soprattutto di libri. Oggi quindi vi lascio con la recensione di un altro libro che mi ha tenuto piacevolmente compagnia quest’estate.


Recensione Kitchen” di Banana Yoshimoto


Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Copertina flessibile: 160 pagine
Costo ebook 4,99 euro
Costo cartaceo 8,50 euro
Link d’acquisto qui

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina…”. Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, “Kitchen”. Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, e rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la famiglia si può non solo scegliere, ma anche inventare. Così il padre del giovane amico Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all’attenzione del pubblico italiano mostrando un’immagine insolita del Giappone , con un linguaggio fresco e originale, quasi una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

La mia opinione

Kicthen è il primo romanzo pubblicato in Italia della scrittrice Banana Yoshimoto.  Anche questo è uno di quei romanzi che mi ero riproposta tante volte di leggere e che ho sempre rimandato.  Quando uscirono i suoi libri in Italia, leggendo il nome sulle copertine, ero convinta che in realtà Banana Yoshimoto fosse un uomo, mentre in realtà è una donna. L’ambiguità è qualcosa che troviamo non solo nel suo nome, ma anche nei suoi romanzi .

Mikage, letto Mikaghe, protagonista di Kitchen,  è una ragazza fragile che ha sempre vissuto con la nonna da quando sono morti i suoi genitori. Ma all’improvviso anche lei muore, e la giovane si ritrova completamente sola. Incapace di riprendersi, si ritrova a guardare la sua cucina e a provare delle emozioni.

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, come è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene.  Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.

Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire…”

Mikage racconta in prima persona la sua esperienza di vita, in un momento in cui la solitudine e lo sconforto sembrano prendere il sopravvento, ma qualcuno arriva all’improvviso suonando alla porta di casa sua,  e da quel momento, ma con la lentezza di cui un’anima in pena ha bisogno,  il suo mondo  inizia a cambiare.

Conosce il giovane Yuichi e sua madre Eriko. Quest’ultima in realtà è il padre.  Un’ ambiguità che ci ricorda alcuni anime giapponesi. Entrambi l’accolgono come una ragazza di famiglia: qualcuno a cui volere bene.

Non voglio andare nel dettaglio della trama, perché toglierei il piacere della lettura, ma è un romanzo breve che si legge in pochissimo tempo, e che ha in se temi che toccano profondamente le emozioni  umane: la solitudine, la morte, il cambiamento, il sacrificio, l’amore e la passione per ciò che si ama fare .

“ Io, invece, quando sono stanca di tutto, quando ho i brufoli, quando di notte avverto la solitudine e telefono a tutti gli amici ma nessuno risponde, odio la mia nascita, la mia educazione, la mia stessa vita. Sono scontenta di tutto. ”

Leggere Kitchen è stato bello e  incantevole perché mi ha immerso in uno stato quasi di sogno. Il modo di descrivere e raccontare la storia di Mikage, così delicato, proprio come la protagonista, mi ha condotto nelle atmosfere  dei manga, degli anime e dei cartoni giapponesi, pieni di amore, dolore, di scoperta, ma anche di momenti di gioia e di meraviglia. Emozioni e sentimenti che chi ama il genere sente ancora di più e che ogni volta si ripropongono,  leggendo o guardando le storie scritte o disegnate dai grandi maestri giapponesi.

L’autrice Banana Yoshimoto attraverso i pensieri di Mikage, mi ha fatto venire anche una voglia incredibile di cucinare, di far splendere la mia cucina, di renderla confortevole e accogliente per tutti.

“ Nella torta di carote che avevo fatto tante volte in modo da imparare il procedimento a memoria erano entrati anche i frammenti del mio spirito. Amavo i pomodori rossi fiammanti, trovati al supermarket, più della mia vita”.

Sicuramente leggerò presto  altri romanzi di questa bravissima scrittrice.

Per concludere lo consiglio assolutamente a chi ama le storie ambientate in Giappone, a chi è affezionato ai cartoni degli anni 80 e a chi è appassionato alla lettura di manga .

Il mio voto è

5 pinguini lettori.

Se avete letto Kitchen e volete esprimere il vostro pensiero, lasciate pure un commento. Se avete letto altro di Banana Yoshimoto, apprezzerei un vostro consiglio su quale libro leggere della stessa autrice.

A presto con le mie recensioni,

la vostra blogger Lucia.

I commenti e le vostre opinioni sono sempre graditi. Se vi piace questo blog e volete seguirlo, potete farlo iscrivendovi alla newsletter che trovate a destra nella barra laterale inserendo la vostra email o/e seguirmi su facebook, istagram  o google+. Grazie. 


Il libro Kitchen di Banana Yoshimoto è stato acquistato da me come la maggior parte dei libri presenti nel blog, quindi le mie opinioni e i miei consigli sono di natura puramente personale. L’immagine sopra è una foto scattata dalla sottoscritta. (Lucia M.)

30/08/2018 Recensione “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen

“Orgoglio e Pregiudizio” ( Pride and Prejudice) di Jane Austen

Copertina flessibile
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Costo: 9,00 euro
Descrizione
Jane Austen è una delle poche, autentiche grandi scrittrici che hanno saputo fare breccia nei cuori e nelle menti di tutti i lettori, senza eccezioni. Fra i suoi tanti capolavori, Orgoglio e pregiudizio (pubblicato nel 1813) è sicuramente il più popolare e amato: le cinque figlie dell’indimenticabile Mrs Bennet, tutte in cerca di un’adeguata sistemazione matrimoniale, offrono l’occasione per tracciare un quadro frizzante e profondo della vita nella campagna inglese di fine Settecento. I destini di Elizabeth, Jane, Mr Bingley e dell’ombroso Mr Darcy intrecciano un balletto irresistibile, una danza psicologica che getta luce sulla multiforme imprendibilità dell’animo umano, specie quando si trova alle prese con l’amore o qualcosa che all’amore somiglia.

Premetto che è la prima volta che leggo un romanzo di Jane Austen,  e come lettrice accanita è una cosa che dovevo fare da un po’. Leggere il suo capolavoro è stato per me una grande scoperta. Avevo sentito parlare dei personaggi di “Orgoglio e Pregiudizio” e del romanzo in sé,  ma mai come quest’anno mi è venuta la voglia di leggerlo. Ed eccomi a parlarne, con una sorta di timore e di reverenza verso un’autrice eccellente.  Avrete quindi già capito che “Orgoglio e Pregiudizio” è un libro che mi ha conquistata dalla prima all’ultima parola.

La storia vede come protagonista Elisabeth Bennet , chiamata da tutti Lizzy, secondogenita dei coniugi Bennet, che vive insieme ai suoi genitori e alle sue quattro sorelle Jane, Lydia, Kitty e Mary in una tenuta di Longbourn nell’Hertfordshire.

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Da sinistra Lydia, Jane, Mary, Kitty, Elisabeth e Mrs Bennet (film del 2005)

Un giorno arriva a Netherfield, una bella dimora in affitto nelle vicinanze di Longbourn, un certo Mr Bingley, celibe e ricco.  La madre di Lizzy va in fermento, perché vede la possibilità di un matrimonio per una delle sue figlie. Insieme all’uomo arriva un certo Mr Darcy, scontroso, taciturno e soprattutto affascinante e ricchissimo. Durante un ballo Elisabeth e Mr Darcy si conoscono, ma non nel modo sperato. Infatti Lizzy per un’iniziale quanto sgradevole battuta, che ferisce il suo orgoglio, inizierà a provare una certa antipatia nei confronti dell’uomo.

Tra  balli, passeggiate lungo i viali dei giardini inglesi, cene e conversazioni nei salotti, la storia tra i due protagonisti si svilupperà  e concluderà in un modo inaspettato per buona parte della famiglia Bennet.

Un romanzo che anche se raccontato con un stile e una prosa di fine settecento, ti cattura  per il suo stile elegante, ma anche per la sua ironia, la sua complessità nel parlare dei sentimenti , delle emozioni e delle aspettative dell’animo umano.

Ogni personaggio di questo romanzo è caratterizzato così bene, da non poter fare a meno di pensare che l’autrice Jane Austen,  sia stata un’attenta osservatrice  del mondo a cui apparteneva e che ci abbia lasciato in eredità un quadro della vita sociale e culturale di allora,  come solo in pochi hanno saputo fare, anche tralasciando i fatti storici e politici di allora.

“E’ cosa ormai risaputa che a uno scapolo in possesso di un’ingente fortuna manchi soltanto una moglie. Questa verità è talmente radicata nella mente delle famiglie del luogo che, nel momento in cui un simile personaggio viene a far parte del vicinato, prima ancora di conoscere anche lontanamente i suoi desideri in proposito, viene immediatamente considerato come proprietà legittima di una o l’altra delle loro figlie.”

Elisabeth, la protagonista, è una ragazza bella, sveglia e  frizzante, che fin dall’inizio della storia mostra anche di avere un carattere forte e una caparbietà simile a molte donne di oggi. Non ho potuto fare a meno di identificarmi con lei, di apprezzarla e di amarla per come è riuscita a fronteggiare situazioni non certo facili per una donna di allora. Il suo modo di essere non rimane costante, ma si sviluppa insieme alla trama del romanzo e,  con le sue scelte, cambia anche i personaggi che le stanno accanto, soprattutto lo scontroso Mr Darcy.

Mr Darcy, un personaggio che può risultare inizialmente antipatico, ma che pian piano mostra tutte le sue insicurezze e i suoi lati positivi, celati dal suo atteggiamento orgoglioso e dai suoi pregiudizi.

I due apparentemente così diversi, ma così simili da non poter vivere l’uno senza l’altro. 

Immagine correlata
Elisabeth Bennet e Mr Darcy ( Keira Knightley e Matthew Macfadyen )

“Non aveva mai capito di amarlo tanto come ora, quando l’amore era vano”

Ma oltre ai protagonisti, l’autrice è riuscita a rappresentare egregiamente anche i personaggi secondari della storia.

Mrs Bennet,  farebbe qualsiasi cosa per far accasare le sue figlie, così da apparire agli altri una donna senza scrupoli.  Invece è soltato una donna frivola, che non riesce guardare oltre alla apparenza e a quello che le offre la società. Rende comunque divertente la storia, mettendo continuamente in imbarazzo Elisabeth e Jane. Quest’ultima, che con il suo eccessivo buonissimo, cela anche i sentimenti all’ uomo di cui è follemente innamorata: Mr Bingley.

Mr Bennet,  invece che con la sue battute, la sua ironia, mostra la sua intelligenza e sicurezza di capo di famiglia, infastidito dalla società e dalla ricerca sfrenata di un marito per le figlie da parte della moglie, ma a cui deve adattarsi a malincuore.  Una sicurezza  che  in un certo momento della storia vacilla rendendolo più umano.  Anche lui subirà un cambiamento nel suo modo di fare e di pensare.  L’autrice Jane Austen, quasi alla fine del libro, spiega anche il motivo del suo atteggiamento nei confronti della moglie e  della sua ricerca di isolarsi dal resto della famiglia rifugiandosi in biblioteca. L’unica delle figlie per cui mostra una forte adorazione e predilezione è Elisabeth.

Mr Collins che con il suo atteggiamento sgradevole,  molte volte stucchevole, diverte il lettore. Diventa quasi una caricatura di un uomo di chiesa, schiavo dell’alta società e di chi gli apporta dei benefici.

“Mr Collins non brillava per intelligenza, e questa lacuna naturale non era stata colmata dall’educazione né dalla vita sociale; la maggior parte della sua vita era trascorsa sotto la guida di un padre avaro ed incolto; e, benché avesse frequentato l’università, aveva a malapena recepito le informazioni di base senza formarsi nessun utile bagaglio di conoscenze. La tirannia con la quale era stato tirato su gli aveva conferito fin dalla sua infanzia un’eccessiva umiltà, ma questa ormai era bilanciata da una grande presunzione, tipica delle persone di debole tempra, che vivono isolate e si trovano investite da un’improvvisa e inattesa prosperità…”

Infatti la sua figura è strettamente legata a Lady Catherine de Bourgh, donna di alta società, zia di Mr Darcy, anche lei ricchissima che non nasconde, anzi osteggia il suo lignaggio, trovando in Mr Collins un suo perfetto suddito. Per definirlo meglio, “il suo zerbino”.

Orgoglio e Pregiudizio è anche raccontato in terza persona. Ciò ha permesso all’autrice Jane Asten, oltre che a descrivere e a rappresentare meglio i personaggi della storia, anche di esprimere un suo punto di vista, un giudizio della società, come una presenza super partes della storia.

Per concludere, posso dire che è un romanzo da leggere almeno una volta nella vita. Jane Austen è un’ autrice che ha stupito con i suoi libri le generazioni del suo tempo, ma che continua a stupire le generazioni di adesso e continuerà a farlo in futuro . Un romanzo il cui titolo, si adatta alla perfezione alla storia. L’orgoglio dei protagonisti che non permette di mostrare realmente i propri sentimenti e il pregiudizio nei confronti di chi non possiede la dote o rendita per vivere in società, di chi si rende ridicolo pur di apparire per quello che non è.

“ L’orgoglio,  – osservò Mary, ansiosa di mostrare la profondità dei suoi pensieri, – è un difetto assai comune, credo. Che la natura umana vi è piuttosto propensa e che ve ne sono pochi fra noi che non provino un certo compiacimento a proposito di qualche qualità, reale o immaginaria, che suppongono di possedere. La vanità e l’orgoglio sono due cose diverse, benchè questi due termini vengano usati come sinonimi. Una persona può essere orgogliosa senza essere necessariamente vanitosa. L’orgoglio si riferisce più alla nostra opinione su noi stessi, la vanità è quello che vorremmo gli altri pensassero di noi.”

Consigliatissimo a chi ama le storie d’amore e a chi vuole fare un salto nei salotti londinesi di fine settecento.

Il mio voto non può che essere di

5 pinguini lettori.

A presto,

la vostra blogger Lucia.

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Recensione Autorità di Jeff Vandermeer

02/07/2018 Recensione

“Autorità” di Jeff Vandermeer

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Se non avete mai sentito parlare dell’Area X è merito della Southern Reach. Da trent’anni un fenomeno dall’origine sconosciuta sta alterando l’ecosistema costiero di un territorio nel Sud degli Stati Uniti. Cosa (o chi…) ha generato l’Area X, cosa avviene all’interno del confine impenetrabile che la divide dal resto del mondo, quale destino attende chi decide di esplorarla? Sono domande a cui, da trent’anni, tenta di rispondere la Southern Reach, un’agenzia governativa segreta incaricata di studiare il fenomeno. Senza risultati, almeno finora. Alla Southern Reach c’è un nuovo direttore: John Rodriguez, anche se tutti lo chiamano Controllo. Eppure quello che sembra mancargli è proprio il controllo sulle cose. A cominciare dalla struttura che è stato chiamato a dirigere, dove tutti perseguono i loro scopi, tanto segreti quanto personali. La sua vice, per esempio, ancora legata alla direttrice precedente e forse a conoscenza dei veri motivi che hanno spinto l’ex capa a prendere parte alla dodicesima missione nelle vesti della psicologa. O i membri della sezione scientifica con i loro terribili e pericolosi esperimenti con i conigli. O Whitby che sembra sapere troppe cose per un semplice «tuttofare». A Controllo basterà poco per capire che i misteri della Southern Reach sono altrettanto numerosi e pericolosi di quelli dell’Area X. Qual è il vero scopo della Southern Reach? Chi la comanda? A quale autorità risponde? E chi ha messo lí Controllo? Per rispondere a queste domande, Controllo potrà contare su un unico, imprevisto alleato. Lo capisce appena la guarda negli occhi, nella sala degli interrogatori dove l’hanno portata appena è ricomparsa al di qua del confine: la biologa è tornata.

Editore Einaudi

Link d’acquisto di Autorità  qui

Costo ebook 8,99 euro

Costo copertina flessibile 17,00 euro

Link d’acquisto “Trilogia dell’Area X: Annientamento-Autorità-Accettazione” qui

Costo copertina flessibile 18,00 euro

La mia recensione

“Autorita” è il secondo volume della trilogia dell’Area X di Jeff  Vandermeer. Se avete letto la mia recensione su Annientamento”, primo volume della trilogia, sapete già quanto mi è piaciuto, come sono stata conquistata dalla protagonista: una biologa mandata insieme ad altre tre donne ad esplorare quella che viene chiamata l’ Area X: un luogo misterioso comparso all’improvviso e di cui non si conosce nulla o quasi.

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Prima di questa esplorazione, la dodicesima, sono stati inviati altri uomini e donne a cercare di comprendere e capire di più.  Ma chi ha mandato gli esploratori? Chi ha mandato la biologa nell’Area X? La risposta è in questo  secondo volume:  Autorità.

Questa volta la storia è raccontata in terza persona e il protagonista è John Rodriguez, chiamato da tutti Controllo, per sua scelta.

“Da quando era arrivato al mattino, dopo essersi preso il lunedì libero per sistemarsi, non aveva sprecato una sola parola con lui. Nè lo aveva degnato di una sola occhiata se non quando aveva chiesto, a lei come a tutti gli latri, di chiamarlo <<Controllo>> anziche <<John>> o <<Rodriguez>>.”

L’autore ha avuto l’idea di farci scoprire il luogo da dove nascono le spedizioni attraverso gli occhi di  un uomo arrivato per la prima volta alla  Southern Reach per sostituire la precedente direttrice, la psicologa dell’ultima spedizione, della quale non si sa più nulla.

Nella Southern Reach, un’agenzia governativa segreta che studia l’Area X e i suoi effetti, Controllo dovrà  conoscere chi sono le persone hanno lavorato lì in precedenza, come  la direttrice-psicologa, la biologa e il marito della biologa, ma anche chi ci lavora attualmente, come Grace,  la vicedirettrice  amica della psicologa che non si rassegna alla sua scomparsa,  e Whitby, un uomo perso in un’idea troppo folle ma che è anche l’unica con un fondamento. L’Area X sembra mandare il suo influsso anche da lontano.

La biologa e altre due donne della spedizione,  tranne appunto la psicologa,  vengono ritrovate e portate ala base, ma è la biologa, che adesso si fa chiamare Uccello Fantasma,  ad affascinare Controllo, perché diversa dalle altre che invece sembrano gusci vuoti. L’unica da cui può avere delle risposte.

Jeff Vandermeer  prova di nuovo a conquistare il lettore attraverso i flashback  del passato del protagonista e attraverso l’introspezione psicologica dello stesso, ma a volte si dilunga troppo, diventando noioso, pesante e a volte distante dall’obiettivo.

Non sono riuscita ad appassionarmi al personaggio e nell’insieme la storia mi è sembrata troppo lunga. Alcune parti sono di troppo e non fanno altro che dilungare senza mai arrivare alla fine.

Si poteva scrivere lo stesso romanzo con metà dei contenuti, in modo da alleggerire e rendere più scorrevole l’insieme.

La parte più interessante inizia nelle ultime cinquanta pagine,  con un colpo di scena ma,  proprio alla fine  nelle ultimissime pagine,  le azioni, descrizioni dei  passaggi diventano nuovamente  lunghi e lenti  tanto da rendere la lettura snervante.

Sembra più un’esplorazione della mente, quella di Controllo,  e di ciò che può accadere dentro la testa di qualcuno quando i ricordi si mescolano con il presente, quando tutte le certezze svaniscono, quando la meta inseguita è difficile da raggiungere.

Jeff Vandermeer  continua a chiamare i suoi personaggi con i loro soprannomi, creando sempre quel distacco che lo rende il loro psicoanalista.

“Autorità”, così come l’ìntera trilogia dell’Area X,  appartiene ad un genere che lui stesso ha definito: New weird”, dove  “weird” significa letteralmente strano. 

“New Weird” è un fantasy contaminato con elementi fantascientifici e horror, quindi il concatenarsi di magia e tecnologia all’interno di “mondi secondari”; Un genere che si abbandona  al bizzarro al fine di provocare un forte senso del meraviglioso, quindi l’uso di creature e ambientazioni molto strane e originali; Con una rigorosissima cura per la verosimiglianza e la coerenza.

Le  caratteristiche comuni alla maggioranza delle opere new weird, ma non obbligatorie per rientrare nel genere sono:

  •  allegorie e tematiche socio-politiche, d’attualità e/o filosofiche;
  • atmosfere oscure, ciniche, pessimiste e senza nulla di consolatorio o evasivo.

Ho trovato la definizione su wikipedia, dovrebbe essere quella data dallo stesso Jeff Vandermeer,  e a mio parere  “Annientamento” ci rientrava alla perfezioni, mentre “Autorità” un po’ meno, ma sicuramente quest’ ultimo è un romanzo oscuro, bizzarro, pessimista e fa parte nel suo insieme di un mondo secondario:  l’ Area X , un luogo dove la presenza dell’uomo sembra non essere ben voluta, il cui confine è un limite misterioso che fa paura quanto la stessa Area.

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L’ autore ha un modo tutto suo di approcciarsi alla scrittura, e il fatto da aver messo un protagonista con tanti problemi personali, una storia basata su tanti enigmi e risposte che non arrivano mai, una visione del mondo sempre più pessimista, rende il romanzo, oltre che una storia di passaggio tra il primo volume e il terzo,  una parentesi comunque necessaria per lo sviluppo della storia, perché mostra al lettore un punto di vista differente sia personale che spaziale.

“Il punto è che non possono esistere due zone identiche. Che non possono esistere due vini identici perchè nessuna combinazione di elementi può essere identica. Che determinate varietà non possono essere presenti in determinati posti. “

Alla fine non posso dire che non mi sia piaciuto, perché di positivo ha lo stile particolare, la trama che mi continua ad incuriosire, il fattore psicologico, un’angoscia perenne che non dispiace per il tipo di storia che la rende verosimile e non banale, dall’altro,  di negativo ha molti capitoli lunghi, troppo descrittivi,  a volte inutili e con un ritmo lento e, non da  poco, un protagonista con cui non sono riuscita ad entrare in sintonia.

Non aspettatevi risposte, ma altre domande, poche rivelazioni e un colpo di scena  che cambierà la vita di chi vive vicino al confine dell’Area X.  Questo per evitare che il lettore alla fine non mandi il libro in un posto che non sto qui a dire, ma che continui, spinto dalla curiosità, a leggere il seguito.

Per concludere il mio voto, anche se molto sofferto,

 

 

 

è di tre pinguini lettori.

Ho iniziato a leggere il terzo e ultimo capitolo di questa trilogia,  “Accettazione”, e finalmente le risposte iniziano ad arrivare. Appena lo terminerò, vi farò sapere la mia opinione, intanto se avete letto o volete leggere “Autorità”, potete lasciare un commento. Sapete quanto le vostre opinioni siano importanti per me e per il blog. “Creatori di mondi” vive dei miei post e dei vostri commenti, interagire è importante e rende in generale i  blog migliori e meno simili a luoghi solitari.

Buona lettura,

Lucia M.


Jeff Vandermeer

Nato a Bellefonte (Pennsylvania), ha trascorso gran parte della sua infanzia nelle Isole Figi dove i gentori lavoravano per i Corpi di Pace: esperienza che ha influenzato profondamente l’autore.
Vandermeer è autore di racconti e romanzi grazie a cui ha vinto  molti premi internazionali tra cui il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award ed è risultato finalista allo Hugo Award, al Bram Stoker Award e al Philip K. Dick Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET nel 2018).