Archivi categoria: Rubrica

20/05/2022 Vita e curiosità d’autore: Isaac Asimov

Ciao amici,

torno con l’ultimo appuntamento della rubrica “Vita e curiosità d’autore”. Rubrica che ci ha tenuto compagnia per qualche mese e che per un po’ andrà in pausa. Ultimo appuntamento, ma anche il più importante per la sottoscritta. Oggi si parla di Isaac Asimov, autore che mi ha dato tanto e che mi ha fatto sognare. Posso dire che lui è stato una sorta di mentore a distanza. Non l’ho mai conosciuto, ma attraverso i suoi libri, i suoi studi, è stato un modello da seguire: scrittore, scienziato e sognatore. Non so come spiegarvi l’ammirazione che ho, e che continuo ad evere, verso quest’uomo, morto da trent’anni. Rimarrà per sempre il mio autore preferito. Lui parlava di scienza, amava le donne e le sapeva valorizzare come pochi scrittori e uomini di scienza sono riusciti a fare.

Ho chiesto al mio amico Massimo Valentini, autore de “Il sogno di Nova” (recensione qui) di aiutarmi a scrivere quest’articolo. Chi meglio di lui, autore di racconti e romanzi di fantascienza, mi poteva aiutare in questa avventura. Quindi a questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura.



Isaak Judovič Azimov, per gli amici, Isaac Asimov, nacque il 2 Gennaio 1920, in Russia. A soli pochi anni emigrò a New York con la sua famiglia dove si laureò in chimica, arrivando ad ottenere una cattedra presso l’università di Boston. I suoi primi racconti risalgano a quando aveva 14 anni. Dopo una lunga carriera si spense il 6 aprile del 1992, a seguito di un infarto causato dall’AIDS, segreto che la moglie rivelò al mondo soltanto nel 2003. Nel corso della sua vita produsse 500 tra romanzi, racconti, saggi e racconti brevi. Asimov era un progressista innamorato dell’Impero Romano, passione che gli diede la stura per scrivere molti dei suoi romanzi.

Fu anche uno dei primi Autori a consacrare la Fantascienza a branca letteraria a tutto tondo in un’epoca, la sua, che fino ad allora l’aveva relegata solo a storie di consumo di scarsa qualità. Non c’è infatti una sua storia che non conservi ragionamenti e aforismi, tutte cose che fecero di lui un pensatore prima ancora che uno scrittore. Il suo modo di scrivere presentava una certa propensione a personaggi un po’ stereotipati, soprattutto nei dialoghi, insieme a uno stile che, alcuni, hanno considerato un po’ arido. Conosciutissimo oggi per le sue celeberrime “Leggi della robotica“, in realtà meriterebbe di essere ricordato per essere stato uno dei primi a produrre storie basate su un solido background scientifico. Insieme a pochi altri nomi, possiamo ben dire che fu un precursore di quella branca della Fantascienza etichettata come “hard”, ovvero quel ramo fondato su precise cognizioni scientifiche. Tra i suoi temi preferiti, la psicologia umana in rapporto al futuro, il significato del progresso, l’essenza della vita e l’ordine dell’Universo.

Col “Ciclo delle fondazioni”, una delle sue pietre miliari, narra di un tempo che vede l’Umanità conquistare gli angoli più bui dello spazio e in esso è possibile ravvisare molte delle nozioni che amava studiare della Roma imperiale. Oggi, questo è considerato il ciclo fantascientifico più importante di sempre. Dimenticate le storie tutta azione e adrenalina perché il “Ciclo delle Fondazioni” prevede che l’azioni lasci spazio alla logica e a esso sono debitori tanti autori, non solo letterari. Pensate per esempio a “Dune” (Frank Herbert) e Star Trek. Ma Asimov diede anche la stura al “Ciclo dell’Impero” che integrò il materiale precedente e che fa oggi parte dell’elite della Fantascienza. Altra sua celebre idea fu il “cervello positronico” dei suoi famosi robot, usati dall’Autore non solo per raccontare storie ma come mezzi per sottolineare pensieri, ragionamenti, limiti e vantaggi della tecnologia. E se pensiamo che oggi in campi seri della cibernetica si guarda alle sue famose leggi della robotica con interesse, possiamo anche dire che con le sue idee nacque anche la moderna teoria dell’intelligenza artificiale. E scusate se è poco.

Immagine tratta da “Bicentennial Man” film del 1999

Le quattro leggi della robotica

1. Un robot non può arrecare danno a un essere umano né permettere che, a causa della sua negligenza, un essere umano ne abbia un danno

2. Un robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani purché questi non siano in contrasto con l’enunciato della Prima Legge

3. Un robot deve proteggere la sua esistenza purché questo non contrasti con la Prima e Seconda Legge.

4. Legge zero: Un robot non può arrecare danno all’Umanità né consentire che, a causa del suo mancato aiuto, l’Umanità ne abbia danno.

Nate come espediente narrativo, le leggi della robotica sono in realtà una scusa per immaginare le varie contraddizioni della logica, non solo umana ma anche “meccatronica”, che nell’universo narrativo di Asimov dirigono le fila delle sue storie. Usate (e imitate) da altri autori di fantascienza e da film più o meno noti, sono una delle dimostrazioni evidenti di come quello della Fantascienza è forse il genere che più di tutti ha saputo precorrere i tempi. Pensate, per esempio, al sottomarino Nautilus di J. Verne (spiegabile come mosso da propulsione atomica) al Grande Fratello di Orwell (che ricorda moltissimo la realtà di oggi con le informazioni accentrate, e modificate, dalle mani di pochi e potentissimi networks) e non solo, rendono questo genere fondamentale per cercare di capire non solo la letteratura ma anche la tendenza delle società umane. A patto, naturalmente, che sia affidata a mani e menti capaci come quella asimoviana. Due cenni sulla famosa “Legge Zero”. Essa comparve per la prima volta in “I Robot e l’Impero“, e fu chiamata così in onore del principio che assegna a una legge di numero inferiore più importanza di una di numero superiore.

Immagine tratta da “Io, robot” (I, Robot) film del 2004

Ma Asimov non si limitò soltanto a robot e leggi della Robotica. Come idee politiche si espose a favore del femminismo e contro la guerra in Vietnam. Fu persino uno tra i primi che, nel 1991 tentò di far ragionare il mondo sui rischi dell’effetto serra. A dimostrazione che sono spesso “gli intellettuali con la penna”, i visionari che, grazie al loro lavoro e alle loro idee, possono contribuire non solo a cambiare il mondo, ma perfino a prevedere il futuro.

“Sono conscio dello stato della mia ignoranza e pronto a imparare da chiunque indipendentemente dalla sua qualifica.” (I. Asimov)

Qualche Curiosità

1- La sua ultima opera letteraria fu Our Angry Earth nel 1991 in cui descriveva i fenomeni del surriscaldamento globale.

2 – Oltre ad essere femminista, si dimostrò anche difensore dei diritti omosessuali.

3- In suo onore è stato denominato l’asteroide 5020 Asimov.

4- Nel 2000 venne creato ASIMO ( Advanced Step in Innovative Mobility )un robot umanoide creato da Honda . Il suo nome fu scelto in onore di Isaac Asimov.

5. Asimov disse: Le comunicazioni non saranno basate solamente sul suono, ma anche sulla vista. Si potranno vedere le persone che si chiamano al telefono. Sarà possibile sugli schermi anche leggere libri e stampare documenti. In questa sorta di profezia Asimov ci ha azzeccato in pieno. Pensiamo allo smartphone e altri dispositivi elettronici che vengono utilizzati per le videchiamate e che sono stati utilizzati tantissimo durante il lockdown…

La grande opera di Asimov: Fondazione

La grande opera scritta da Asimov è il ciclo della Fondazione, da cui è stata tratta, recentemente, una serie tv prodotta da Apple tv+ . La prima stagione consta di 10 episodi trasmessi nel 2021. Di seguito la trama:

Hari Seldon, lo psicostoriografo più prestigioso dell’Impero Galattico scopre dai suoi studi che l’Impero è destinato a decadere e decide di preservare lo scibile umano e galattico inviando un gruppo di scienziati sul pianeta Terminus per avviare un gigantesco progetto noto come Enciclopedia Galattica per dare una guida alle generazioni che verranno.

Immagine tratta dalla serie tv “Fondazione” del 2021

Di seguito i libri in ordine cronologico e non in ordine di pubblicazione del ciclo Fondazione.

– Preludio alla Fondazione

– Fondazione anno zero

– Fondazione

– Fondazione e Impero

– Seconda Fondazione

– L’orlo della Fondazione

– Fondazione e Terra

L’idea iniziale di Asimov era di raccontare la storia della caduta di un impero in decadenza, sul modello dell’impero romano, e degli sforzi di illuminati uomini di scienza di limitare i danni. All’inizio questa idea prese la forma di otto racconti, pubblicati su Astounding fra il 1942 e il 1950, che vennero poi raccolti negli anni Cinquanta in una trilogia di romanzi dalla Gnome Press.

Asimov scrisse ulteriore materiale in modo da legare quelli che erano essenzialmente racconti autoconclusivi, e il risultato fu Fondazione del 1951, che tutti conoscevano con il titolo “Cronache della Galassia”, seguito da Fondazione e Impero (o Il Crollo della Galassia Centrale) del 1952, e Seconda Fondazione (o L’Altra Faccia della Spirale) del 1953. Questi tre romanzi costituiscono il cuore del Ciclo della Fondazione.

Dopo diversi anni e per l’esattezza negli anni ottanta, per insistenza delle sue case editrici, Asimov decise finalmente di tornare a mettere le mani sul materiale della Fondazione. Così scrisse “L’Orlo della Fondazione” e “Fondazione e Terra“, i due seguiti della trilogia, e Preludio alla Fondazione e Fondazione Anno Zero, i due prequel.

Leggere Asimov, ancora oggi, significa leggere fantascienza pura.

M.V e L.C


Si potrebbe parlare all’infinito delle sue opere, ma ci fermiamo qui e chissà se ritorneremo con un nuovo articolo su questo grande autore che ci ha lasciato un’ eredità preziosa.

A presto,

la vostra blogger Lucia.

05/04/2022 Vita e curiosità d’autore: E. T. A. Hoffmann

Ciao amici lettori e bentornati nel mio blog,

ritorniamo con la rubrica “Vita e curiosià d’autore”. Oggi parliamo della vita di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, meglio noto come E. T. A. Hoffmann, ricordato per aver scritto la fiaba “Lo Schiaccianoci e il re dei topi” che ispirò il musicista russo Ciajkovskij per la creazione (nel 1891) del suo celebre balletto “Lo Schiaccianoci“. Era da tanto che volevo parlare del creatore di questa fiaba. Quando mi è stato proposto dall’autore Paolo Fumagalli, con cui ho collaborato in precedenti occasioni, di voler raccontare la storia di Hofmann, ho pensato ad un segno del destino. Hoffmann è stato un artista che ha mescolato fantastico, realtà, sogni e incubi, lasciando un’eredità che è stata ispirazione per tanti artisti arrivati dopo di lui.
Nella prima parte dell’articolo si parlerà della vita di Hofmman, nella seconda parte si parlerà di alcune delle sue opere.
Vi auguro una buona lettura e se avete domande o dubbi, vi aspetto nei commenti.


Nell’immaginario letterario europeo, l’area germanica è spesso stata vista come una terra di fantasmi e creature soprannaturali. Questa interpretazione ha acquistato particolare forza a partire dal Romanticismo, a causa di un rinnovato interesse per l’epoca medievale e per le tradizioni popolari. Artisti e intellettuali appartenenti a questa corrente hanno riportato alla luce il patrimonio culturale tedesco e, soprattutto se si sentivano affascinati dagli aspetti straordinari e misteriosi del mondo, si sono ritrovati a scavare in un ricco giacimento di racconti mitici, leggende, fiabe e superstizioni. Molti scrittori hanno dato un contributo alla riscoperta della realtà fantastica e al culto dell’immaginazione, ma pochi nel farlo hanno dimostrato la radicalità e la modernità di E. T. A. Hoffmann. La sua opera, infatti, si è sviluppata in modo originale e sorprendente, fino a portare al superamento di parecchi limiti della scuola romantica, in nome della ricerca di una nuova visione.

Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann nacque il 24 gennaio 1776 a Königsberg, città che ai tempi faceva parte dello stato prussiano. Difficile non vedere nei suoi genitori anticipazioni della sua vita futura: il padre era un giurista appassionato d’arte, soprattutto nell’ambito della musica e della pittura, mentre la madre era tanto sensibile da giungere alla nevrosi. Sebbene non ci sia concordanza assoluta riguardo all’anno in cui si verificò l’avvenimento, sappiamo che la coppia divorziò poco tempo dopo la nascita di Ernst e che a causa di questa separazione il bambino, ancora molto piccolo, venne affidato alla famiglia materna. Crescendo insieme agli zii, venne avviato agli studi di legge, ma fece il possibile per avere anche una formazione musicale, poiché si sentiva attratto da questa disciplina e inoltre rivelava per essa una notevole predisposizione. A dimostrazione dei suoi interessi ampi e variegati in campo artistico, iniziò ad appassionarsi anche alla pittura e alla letteratura.

Una volta terminati gli studi, la carriera giuridica lo portò a ricoprire varie mansioni in tribunale e cariche nell’amministrazione, causando anche parecchi trasferimenti, a volte motivati da una promozione e in qualche caso invece da una punizione. Pur dimostrandosi ligio al proprio dovere, infatti, Hoffmann nutrì sempre antipatia per gli eccessi burocratici e autoritari e non mancò di manifestarla attraverso burle e atteggiamenti satirici. La conoscenza delle arti visive gli fornì in questo senso strumenti adeguati, spingendolo a disegnare ritratti grotteschi e caricaturali di governanti, militari, colleghi e superiori. Nel frattempo anche i suoi altri interessi si mantennero vivaci: sempre innamorato della musica, iniziò a comporre e giunse perfino a cambiare il nome Wilhelm in Amadeus, in omaggio a Mozart.

Nonostante un temperamento nervoso ed eccitabile, cercò una sistemazione familiare sposando una donna polacca, ma il periodo di relativa tranquillità si interruppe all’improvviso a causa di eventi bellici. Quando le truppe di Napoleone riuscirono a conquistare i territori polacchi, Hoffmann viveva a Varsavia e si trovò nella difficile condizione di sottostare agli occupanti oppure perdere il posto di lavoro. Preferì non sottomettersi e decise di trasferirsi a Berlino, dove poté entrare in contatto con grandi intellettuali e filosofi legati al Romanticismo. Dopo aver cercato invano un nuovo impiego in città, fece esperienze importanti per dare una svolta alla propria vita: a Bamberga ebbe l’occasione di occuparsi di teatro nelle molteplici vesti di recensore, regista e scenografo e di lavorare come direttore d’orchestra, si innamorò della sua giovane allieva di musica Julia Marc (destinata a diventare un modello di molti suoi personaggi femminili), e infine pubblicò la sua prima novella, “Il cavaliere Gluck“, già aperta alla fantasia surreale e al tema dello sdoppiamento.

Pur riprendendo l’attività di giurista, Hoffmann dimostrò di non essere più disposto a rinunciare all’arte in nome della stabilità rappresentata dal mondo borghese dell’epoca. La sua insofferenza verso il clima oppressivo della Restaurazione diventò un importante elemento letterario e lo spinse a inserire nelle sue opere molti momenti satirici che colpivano la burocrazia, la censura, l’Illuminismo e l’assolutismo. Soprattutto, l’amore per la letteratura e la musica si rivelò più fecondo che mai, con la composizione di opere, testi teatrali e racconti. Fu l’inizio della sua grande stagione artistica, che lo rese uno scrittore influente e amato.

VITA ARTISTICA

Nella raccolta di racconti “Pezzi di fantasia alla maniera di Callot“, Hoffmann fece confluire la passione per l’arte visiva e il gusto grottesco e caricaturale (evidenti già dal titolo, che conteneva un omaggio a un famoso incisore francese del Seicento). In essa trovarono spazio l’interesse per i traumi e le allucinazioni, le atmosfere fiabesche, la visione dell’arte come forza irrefrenabile e capace di opporsi alla meschinità del mondo borghese, il tentativo di conciliare gli opposti e di superare il dissidio tipico dell’eroe romantico.

L’opera conteneva anche “Il vaso d’oro“, un testo destinato a rimanere fra i più famosi e apprezzati, in cui la narrazione diventava surreale quanto un sogno a occhi aperti. Una sezione della raccolta era dominata invece dal grande amore per la musica, dalle riflessioni sul potere meraviglioso ma anche folle e quasi diabolico di quest’arte e dalla visione di se stesso come appassionato fruitore e compositore. I vari racconti compresi in questa parte ruotavano intorno ai pensieri e alle vicende del musicista Kreisler, vero e proprio alter ego di Hoffmann che sarebbe poi tornato anche nel romanzo Il gatto Murr

In aggiunta a un talento eclettico, che lo rendeva incline a diverse forme d’arte e al tentativo di unirle, un’altra componente fondamentale per la sua carriera di scrittore fu l’apertura verso le nuove scienze, dedicate a uno studio approfondito dell’essere umano. Hoffmann, infatti, si interessò anche alle teorie sull’ipnosi e sulla telepatia, all’occultismo, alle conoscenze che miravano all’analisi psicologica degli individui.

Questi stimoli influenzarono molte delle sue opere, ma si espressero soprattutto nel romanzo “Gli elisir del diavolo” e nei Racconti notturni, testi incentrati su temi quali lo sdoppiamento, la follia e lo studio dell’inconscio. È degno di nota il fatto che, un secolo dopo, il più famoso di questi racconti (L’uomo della sabbia) venne studiato da Sigmund Freud proprio per la ricchezza di spunti psicanalitici in esso contenuti e fu usato per mettere a fuoco la nozione di “perturbante”, considerata da Freud come lo stato di angoscia confusa in cui si mischiano familiarità ed estraneità al tempo stesso.

Ne “I confratelli di Serapione“, la forma della raccolta di racconti offrì a Hoffmann un’occasione per approfondire e accrescere la tendenza a toccare generi diversi, anche mischiandoli all’interno della stessa storia. La spinta ad abolire le distinzioni tra realtà e sogno e a coniugare l’aspetto leggendario tradizionale con intuizioni moderne rivelò la propria portata anche dal punto di vista strettamente letterario: registro grottesco, eventi fantastici, atmosfere gotiche e trame del mistero si alternavano e intersecavano con grande libertà, affiancando storie di spettri e vicende dell’orrore a fiabe, tra cui il celebre “Schiaccianoci e il re dei topi“, e il racconto poliziesco La signorina de Scudéry.

In tre delle sue ultime opere (Il piccolo Zaccheo detto Cinabro, La principessa Brambilla e Mastro Pulce) la realtà borghese continuò a essere presentata come gretta e spiacevole, più assurda di mondi fantastici che invece seguivano leggi misteriose ma non prive di una logica nuova. Anche la confusione tra interiorità ed esteriorità e gli scambi tra la dimensione terrena e quella immaginaria si confermarono elementi fondamentali delle storie narrate, sempre tese a dare ai sogni e agli incubi la stessa consistenza e validità della vita quotidiana. L’interesse per le scienze e le arti e l’indagine quasi ossessiva su temi come lo sdoppiamento dei personaggi e la frammentazione della coscienza si aprirono alla contemplazione di concetti filosofici e metafisici, offrendo un’occasione per trovare qualche forma di felicità e placare la sofferenza di un io sempre a rischio di lacerarsi. Un altro elemento tipico che giunse a una rappresentazione più intensa che mai fu la satira contro bersagli che incarnavano l’essenza dell’ideologia borghese del tempo: nelle tre opere sono presenti spunti di critica contro il mondo accademico, alcune tendenze teatrali sgradite all’autore e l’apparato burocratico usato per censurare gli artisti.

Quando morì il 25 giugno del 1822, Hoffmann era già riuscito a ottenere successo presso i lettori e ammirazione da parte di altri artisti. La sua capacità di mischiare all’interno di una stessa opera toni buffi e oscuri, fervore polemico e abbandono poetico, estro artistico e acume psicologico aveva rivelato al pubblico un talento straordinario, destinato a esercitare una forte influenza su numerosi intellettuali e scrittori europei. Anche al giorno d’oggi la sua opera, pur non risultando sempre di facile lettura a causa della disinvoltura con cui salta dal piano reale a quello onirico e fantastico, può offrire visioni dal fascino inimitabile e aiutare a riflettere sulla molteplicità che si nasconde sotto l’apparente unità dell’io e l’altrettanto labile oggettività del mondo materiale.

Lo schiaccianoci e i quattro regni
(Film 2018 Walt Disney)

Dalla sua fiaba più celebre “Lo schiaccianoci e il re dei Topi” sono stati tratti storie, film e il celebre balletto “Lo schiaccianoci” con musiche di Ciajkovskij.

Paolo Fumagalli


Fin da bambino Paolo Fumagalli ha dimostrato un grande interesse per la letteratura, sia leggendo che scrivendo. La sua passione lo ha portato a laurearsi in Lettere, con una tesi dedicata al simbolismo dei colori nelle opere poetiche di Aldo Palazzeschi, e lo ha spinto a dedicarsi alla stesura di opere narrative. Nel corso degli anni ha scritto romanzi e racconti, spesso basati sull’importanza della fantasia e influenzati dal suo amore per la bellezza e la serenità della natura.
Oltre a sentirsi incuriosito da molti aspetti del patrimonio folkloristico e leggendario, ama profondamente il cinema e la musica.
Ha collaborato con diverse piccole case editrici, sia partecipando ad antologie di racconti di autori vari sia pubblicando volumi interamente suoi, come il libro fantasy “Il Trono del Narratore”, l’urban fantasy “La città delle ombre” e i romanzi fantastici per ragazzi e adulti “Il museo delle esperienze meravigliose” e “Bucaneve nel Regno Sotterraneo”.

https://www.facebook.com/paolofumagalliautore/

Instagram – Paolo -Fumagalli


Le immagini sul sito sono tratte da internet e costituite da materiale largamente diffuso. Qualora il loro uso fosse soggetto a diritto d’autore, provvederò alla loro pronta rimozione in seguito alla segnalazione via email.