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21/04/2022 Recensione Codice di Dean R. Koontz

Editore: ‎ Fanucci
Link d’acquisto: qui
Uscita: 24 marzo 2022
Copertina flessibile: ‎ 348 pagine

Da quando sua moglie, Michelle, se n’è andata sette anni prima, Jeffy Coltrane ha lavorato per mantenere una vita apparentemente normale per sé e sua figlia di undici anni, Amity. Tutto procede per il meglio fino a quando un eccentrico tipo, noto come Spooky Ed, si presenta alla loro porta e chiede a Jeffy di nascondere un oggetto strano e pericoloso – qualcosa che lui chiama “la chiave di tutto” – dicendo a Jeffy che non deve mai usarlo. Mai, e per nessuna ragione. Ma dopo una visita di un gruppo di uomini dai tratti inquietanti, Jeffy e Amity si ritrovano ad attivare accidentalmente la chiave e a scoprire una verità straordinaria. Il dispositivo consente loro di passare tra piani paralleli allo stesso tempo familiari e bizzarri, meravigliosi e terrificanti.


“Codice” di Dean Koontz è un romanzo che ho letto tutto d’un fiato. Sarà perché si parla di mondi paralleli e multiverso, sarà perché la trama mi ha incuriosito da subito, ma ho avuto un forte richiamo verso questa storia.  Non conoscevo quest’autore e per me è stata un grande scoperta.

Jeffy Coltrane, il protagonista, è un uomo tuttofare, sognatore, amante dei libri e innamorato della figlia Amity che ha cresciuto da solo da quando lei aveva quattro anni. La moglie lo ha abbandonato e dopo sette anni non ha mai perso la speranza di un suo ritorno.

Amity ha undici anni, più dodici che undici, come dice lei. È una ragazzina sveglia, grande lettrice  e sogna di diventare una scrittrice.

Padre e figlia mi hanno letteralmente catturato da subito, per la loro storia, per il loro modo di porsi davanti a situazioni che avrebbero fatto scappare chiunque.

“Codice” è stato per me uno di quei romanzi che aspetti di leggere e che arriva nel momento giusto, dove avventura, viaggi, incontri strani e bizzarri, suspense e adrenalina, mondi distopici, dove l’unica salvezza è la fuga dal mondo stesso, insieme ad una buona caratterizzazione dei protagonisti e di alcuni personaggi, rendono questa storia coinvolgente.

Il mistero che avvolge fin dall’inizio la figura di Ed Harkenbach, un uomo eccentrico che vive per strada, ma che si pone agli altri con un fare distinto e che non sembra affatto un barbone. Un giorno l’uomo si presenta a casa di Jeffy affidandogli un’oggetto misterioso racchiuso in una scatola. Un oggetto che vale miliardi di dollari, così dice l’uomo, e che sconvolge la vita dei Coltrone.

E poi c’è la scomparsa della moglie, morta o ancora in vita? Domande che vengono fuori una volta svelata la natura dell’oggetto misterioso: un dispositivo che porta in universi paralleli e dove la moglie Michele potrebbe essere ancora viva, perchè ogni evento della realtà produce infinite diramazioni dell’universo.

Il multiverso era un costrutto di innumerevoli seconde occasioni, e anche se permetteva malvagità e morte, permetteva anche il bene e la vita

Non manca il cattivo di turno, talmente spietato che a volte cade nel ridicolo. Forse troppo caricato nella sua eccessive ossessioni di vendetta. Uno di quei personaggi che corrisponde bene agli stereotipi del crudele di turno.

Anche la storia risulta costruita in modo tale che si raggiunga il luogo e il momento giusto in cui concludere l’avventura dei protagonisti. Scene che potrebbero essere delle vere è proprie tragedie ma che l’autore trasforma in momenti in cui non si sa se ridere o angosciarsi.

Destini spezzati  e incontri inaspettati creano una storia ricca di emozioni e anche di riflessioni. L’amore incondizionato di un padre per la figlia e il legame che li unisce mi ha colpito: complice, simbiotico e delicato.

Nel romanzo ci sono anche i riferimenti ad autori di fantascienza e fantasy, ma anche citazioni e paragoni con storie già scritte. Ho notato tanto amore per la lettura e per la scrittura da parte dell’autore e questo mi ha portato ad apprezzare ancora di più questo romanzo. Forse il desiderio di evadere e di fuggire in un altro universo per raggiungere una felicità che manca, è quella cosa che spinge uno scrittore a scrivere un romanzo come questo e a far sognare chi lo legge.

“La vita nel multiverso era come una splendida quercia con un fantastiliardo di rami, alcuni deformi e altri magnifici.

Un romanzo adatto agli amanti della fantascienza e ai sognatori come me e come i due protagonisti di questa storia: Jeffy ed Amity.

Il mio voto è

4,5 pinguini lettori.

Ringrazio la casa editrice Fanucci per la copia omaggio.

27/10/2021 Recensione “Capolinea per le stelle” di Philip Reeve

Editore ‏ : ‎ Giunti Editore (19 ottobre 2016)
Copertina rigida ‏ : ‎ 384 pagine
Costo cartaceo 9,90 euro
Gratis con Kindle unlimited

SINOSSI

Immaginate un mondo in cui remoti sistemi solari sono collegati da tunnel attraverso i quali treni dotati di vita e sentimento in pochi istanti percorrono anni luce, passando di pianeta in pianeta, attraverso la devastazione lasciata da lunghe guerre di potere. Zen è un giovane ladro che vive con la sorella Myka e la madre in una città industriale poverissima, fino a che uno sconosciuto non gli propone una missione impossibile: trafugare un oggetto custodito sul treno della dinastia imperiale. Ad aiutarlo avrà solo Nova, una robotik, che sa di essere un’androide ma sogna di essere un’umana e si innamorerà perdutamente del ragazzo. Zen, incapace di resistere all’emozione della scoperta e del viaggio, anche a costo di lasciarsi alle spalle il vecchio sé e i propri sogni del passato; Nova, l’androide che vorrebbe le lentiggini; Flex, l’artista clandestino celebre in tutta la galassia per i suoi murales che decorano i fianchi dei treni interplanetari, così belli da sembrare vivi; i misteriosi Monaci Alveare, ammassi brulicanti di insetti capaci di creare l’illusione di una sembianza umana…

La mia opinione

“Capolinea per le stelle” è un romanzo di Philip Reeve, autore di “Macchine Mortali“, romanzo da cui è stato tratto il film omonimo. Il protagonista di questa storia è Zen, un ragazzo che vive di furtarelli spostandosi da un pianeta ad un altro attraverso dei treni speciali.
La prima cosa che vorrei dire di questo romanzo è l’essere fantasioso e originale. Non avevo mai letto di treni come quelli descritti da Philip Reeve. Treni con delle emozioni e dei sentimenti che hanno la capacità di spostarsi da una stazione ad un’altra alla velocità della luce attraverso dei tunnel inseriti all’interno di una rete che potremmo definire cosmica.

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Zen Starling vive in una delle città più povere della rete con la sorella Myka e la madre. Un giorno mentre è impegnato in uno dei suoi furti viene inseguito da un robot. Crede di aver rubato qualcosa di molto prezioso, ma scoprirà che non è così. Lei lo porterà da un uomo misterioso che gli affiderà una missione: rubare un oggetto alla famiglia imperiale. La stessa famiglia che gestisce la rete e tutto ciò che ne fa parte, almeno all’apparenza.
Philip Reeve ci descrive tanti mondi e lo fa con minuzia di particolari senza mai eccedere nelle descrizioni. Il romanzo ha una scrittura scorrevole e un ritmo inizialmente veloce, per poi diventare a tratti lento. 
Sono tanti i temi che tocca il romanzo nonostante sia rivolto ad un pubblico giovane: amore, amicizia, libertà, cambiamento ed evoluzione dell’uomo. Per farlo l’autore usa un linguaggio semplice attraverso diverse storie. La storia di Zen  e di  Nova, una ragazza robot o motorik come viene definita, con cui il ragazzo stringe un legame profondo, ma anche di Malik, capitano della guardia imperiale, di Flex amica della sorella di Zen e infine di Raven, l’uomo dal passato misterioso ricercato da tutte le forze imperiali in campo.
Nova è un androide con delle emozioni. Vorrebbe assomigliare ad una ragazza e si autoprogramma, anche solo per farsi spuntare sul viso le lentiggini. Sa di essere una macchina pensante e può interagire con il sistema che gestisce la rete e quindi con gli stessi treni, ma può anche essere spenta all’occorrenza dagli uomini. Tra lei e Zen si crea un legame che va al di là dell’amicizia.
Leggendo questo romanzo sono arrivata a fare diverse riflessioni. La prima è quanto il cambiamento possa far paura. Fino a che punto l’uomo può progredire con le sue conoscenze. L’essere umano ha sempre desiderato ampliare i propri confini. Lo fa tuttora con i viaggi spaziali, ma ci sarà un momento in cui dovrà forse fermarsi.  Si accontenterà di quello che ha o continuerà nella sua ricerca di conoscenza e di controllo?

“ Sai, a volte una cosa – un sistema, una creazione – diventa così vecchia e corrotta, e appesantita dal proprio bagaglio, che tutto ciò che puoi fare è cambiarla. Spostarla. Ricominciarla daccapo. Può far paura , ma è necessario”

Un uomo per vivere veramente non può stare fermo, ma deve cambiare, trasformarsi.
In questa storia non è l’uomo che ha la gestione della rete come si potrebbe pensare, ma il vero potere è nelle mani o meglio nei pensieri di essere superiori: i Guardiani. Questi sono degli esseri, intelligenze con delle capacità superiori agli umani. Sono quelli che ad oggi definiremo IA, Intelligenze Artificiali. I guardiani sono visti dagli uomini come degli dèi, capaci di controllare ogni cosa; sono custodi di segreti e conoscenze.

Super-Intelligent AI Robots Would Be Impossible to Control, Limits Would be  Harder to Set! | Tech Times

Negli ultimi capitoli del romanzo sono tante le riflessioni che ci porta a fare l’autore e lui stesso fa delle considerazioni: l’uomo arriverà a creare un essere capace di controllare la vita degli esseri umani, la loro società, il loro ambiente e tutto ciò che ne fa parte? Personalmente allo stato attuale temo che possa succedere. Quanto l’umanità ormai dipende da internet, dalla tecnologia e da tutto ciò che c’è dietro? Fino a che punto si può rendere un macchina umanoide capace di prendere decisioni autonomamente?
Domande a cui un giorno, non molto lontano, dovremmo dare delle risposte.

“Ognuno era destinato a perdere delle cose, a lasciarne indietro altre, a restare aggrappato ai vecchi ricordi mentre correva verso il futuro. Chiunque era il passaggio di un treno in corsa.”

Di questo romanzo è stato scritto un seguito: “Treno espresso per l’universo“.  Spero di leggerlo perché la storia si conclude lasciando aperte tante possibilità.
Per concludere posso dire che il romanzo mi ha conquistato , anche se mi sarebbe piaciuto che venisse approfondito di più il sentimento tra Nova e Zen. Mi è sembrato troppo veloce su certi aspetti. Ho percepito più i sentimenti  e le emozioni di Zen, ma meno quelli di Nova, come se lei rimanesse prigioniera del suo essere macchina.

“Quando ne hai così tanti non capisci mai fino in fondo cosa possa significare un corpo per noi, povere anime che ne possiedono uno soltanto. Non sapere mai che cosa voglia dire invecchiare, né in che modo la tristezza si accumuli, uno strato dopo l’altro come gelida neve, sui nostri cuori.”

Lo consiglio agli amanti della fantascienza, a chi ama le storie sui robot e sui viaggi stellari, ma anche a chi vuole soffermarsi a pensare ad un futuro in cui l’uomo è pedina di ciò che lui stesso ha creato: l’intelligenza artificiale.  

Il mio voto è

4  pinguini lettori.

A presto,

Le immagini dell’articolo sono prese da internet.