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27/10/2021 Recensione “Capolinea per le stelle” di Philip Reeve

Editore ‏ : ‎ Giunti Editore (19 ottobre 2016)
Copertina rigida ‏ : ‎ 384 pagine
Costo cartaceo 9,90 euro
Gratis con Kindle unlimited

SINOSSI

Immaginate un mondo in cui remoti sistemi solari sono collegati da tunnel attraverso i quali treni dotati di vita e sentimento in pochi istanti percorrono anni luce, passando di pianeta in pianeta, attraverso la devastazione lasciata da lunghe guerre di potere. Zen è un giovane ladro che vive con la sorella Myka e la madre in una città industriale poverissima, fino a che uno sconosciuto non gli propone una missione impossibile: trafugare un oggetto custodito sul treno della dinastia imperiale. Ad aiutarlo avrà solo Nova, una robotik, che sa di essere un’androide ma sogna di essere un’umana e si innamorerà perdutamente del ragazzo. Zen, incapace di resistere all’emozione della scoperta e del viaggio, anche a costo di lasciarsi alle spalle il vecchio sé e i propri sogni del passato; Nova, l’androide che vorrebbe le lentiggini; Flex, l’artista clandestino celebre in tutta la galassia per i suoi murales che decorano i fianchi dei treni interplanetari, così belli da sembrare vivi; i misteriosi Monaci Alveare, ammassi brulicanti di insetti capaci di creare l’illusione di una sembianza umana…

La mia opinione

“Capolinea per le stelle” è un romanzo di Philip Reeve, autore di “Macchine Mortali“, romanzo da cui è stato tratto il film omonimo. Il protagonista di questa storia è Zen, un ragazzo che vive di furtarelli spostandosi da un pianeta ad un altro attraverso dei treni speciali.
La prima cosa che vorrei dire di questo romanzo è l’essere fantasioso e originale. Non avevo mai letto di treni come quelli descritti da Philip Reeve. Treni con delle emozioni e dei sentimenti che hanno la capacità di spostarsi da una stazione ad un’altra alla velocità della luce attraverso dei tunnel inseriti all’interno di una rete che potremmo definire cosmica.

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Zen Starling vive in una delle città più povere della rete con la sorella Myka e la madre. Un giorno mentre è impegnato in uno dei suoi furti viene inseguito da un robot. Crede di aver rubato qualcosa di molto prezioso, ma scoprirà che non è così. Lei lo porterà da un uomo misterioso che gli affiderà una missione: rubare un oggetto alla famiglia imperiale. La stessa famiglia che gestisce la rete e tutto ciò che ne fa parte, almeno all’apparenza.
Philip Reeve ci descrive tanti mondi e lo fa con minuzia di particolari senza mai eccedere nelle descrizioni. Il romanzo ha una scrittura scorrevole e un ritmo inizialmente veloce, per poi diventare a tratti lento. 
Sono tanti i temi che tocca il romanzo nonostante sia rivolto ad un pubblico giovane: amore, amicizia, libertà, cambiamento ed evoluzione dell’uomo. Per farlo l’autore usa un linguaggio semplice attraverso diverse storie. La storia di Zen  e di  Nova, una ragazza robot o motorik come viene definita, con cui il ragazzo stringe un legame profondo, ma anche di Malik, capitano della guardia imperiale, di Flex amica della sorella di Zen e infine di Raven, l’uomo dal passato misterioso ricercato da tutte le forze imperiali in campo.
Nova è un androide con delle emozioni. Vorrebbe assomigliare ad una ragazza e si autoprogramma, anche solo per farsi spuntare sul viso le lentiggini. Sa di essere una macchina pensante e può interagire con il sistema che gestisce la rete e quindi con gli stessi treni, ma può anche essere spenta all’occorrenza dagli uomini. Tra lei e Zen si crea un legame che va al di là dell’amicizia.
Leggendo questo romanzo sono arrivata a fare diverse riflessioni. La prima è quanto il cambiamento possa far paura. Fino a che punto l’uomo può progredire con le sue conoscenze. L’essere umano ha sempre desiderato ampliare i propri confini. Lo fa tuttora con i viaggi spaziali, ma ci sarà un momento in cui dovrà forse fermarsi.  Si accontenterà di quello che ha o continuerà nella sua ricerca di conoscenza e di controllo?

“ Sai, a volte una cosa – un sistema, una creazione – diventa così vecchia e corrotta, e appesantita dal proprio bagaglio, che tutto ciò che puoi fare è cambiarla. Spostarla. Ricominciarla daccapo. Può far paura , ma è necessario”

Un uomo per vivere veramente non può stare fermo, ma deve cambiare, trasformarsi.
In questa storia non è l’uomo che ha la gestione della rete come si potrebbe pensare, ma il vero potere è nelle mani o meglio nei pensieri di essere superiori: i Guardiani. Questi sono degli esseri, intelligenze con delle capacità superiori agli umani. Sono quelli che ad oggi definiremo IA, Intelligenze Artificiali. I guardiani sono visti dagli uomini come degli dèi, capaci di controllare ogni cosa; sono custodi di segreti e conoscenze.

Super-Intelligent AI Robots Would Be Impossible to Control, Limits Would be  Harder to Set! | Tech Times

Negli ultimi capitoli del romanzo sono tante le riflessioni che ci porta a fare l’autore e lui stesso fa delle considerazioni: l’uomo arriverà a creare un essere capace di controllare la vita degli esseri umani, la loro società, il loro ambiente e tutto ciò che ne fa parte? Personalmente allo stato attuale temo che possa succedere. Quanto l’umanità ormai dipende da internet, dalla tecnologia e da tutto ciò che c’è dietro? Fino a che punto si può rendere un macchina umanoide capace di prendere decisioni autonomamente?
Domande a cui un giorno, non molto lontano, dovremmo dare delle risposte.

“Ognuno era destinato a perdere delle cose, a lasciarne indietro altre, a restare aggrappato ai vecchi ricordi mentre correva verso il futuro. Chiunque era il passaggio di un treno in corsa.”

Di questo romanzo è stato scritto un seguito: “Treno espresso per l’universo“.  Spero di leggerlo perché la storia si conclude lasciando aperte tante possibilità.
Per concludere posso dire che il romanzo mi ha conquistato , anche se mi sarebbe piaciuto che venisse approfondito di più il sentimento tra Nova e Zen. Mi è sembrato troppo veloce su certi aspetti. Ho percepito più i sentimenti  e le emozioni di Zen, ma meno quelli di Nova, come se lei rimanesse prigioniera del suo essere macchina.

“Quando ne hai così tanti non capisci mai fino in fondo cosa possa significare un corpo per noi, povere anime che ne possiedono uno soltanto. Non sapere mai che cosa voglia dire invecchiare, né in che modo la tristezza si accumuli, uno strato dopo l’altro come gelida neve, sui nostri cuori.”

Lo consiglio agli amanti della fantascienza, a chi ama le storie sui robot e sui viaggi stellari, ma anche a chi vuole soffermarsi a pensare ad un futuro in cui l’uomo è pedina di ciò che lui stesso ha creato: l’intelligenza artificiale.  

Il mio voto è

4  pinguini lettori.

A presto,

Le immagini dell’articolo sono prese da internet.