Archivi tag: Salani Editore

15 giugno 2021 – Recensione “Il regno segreto. Il libro della polvere (Vol. 2)” di Philip Pullman

Editore ‏ : ‎ Salani (5 novembre 2020)
Copertina rigida ‏ : ‎ 704 pagine

TRAMA

Sono passati dieci anni da quando abbiamo salutato Lyra Belacqua, adolescente seduta su una panchina del giardino botanico di Oxford nel finale di “Queste oscure materie”. Nel Regno Segreto la incontriamo di nuovo, quando ormai è diventata più grande, ma anche più disincantata e disillusa. In questo sequel, Lyra, ora ventenne, scoprirà luoghi dell’anima e del mondo di cui non aveva mai nemmeno immaginato l’esistenza e dovrà superare prove inattese e difficili che metteranno a dura prova il rapporto con il suo inseparabile daimon, Pantalaimon. Nel grande, rocambolesco viaggio che li attende sarà coinvolto anche Malcolm, che nella Belle Sauvage era un ragazzino con una barca e la missione di salvare una neonata dall’alluvione, e ora è un uomo con un forte senso del dovere e il desiderio di fare ciò che è giusto. Una nuova, avventura che si spinge oltre i confini di Oxford, attraverso l’Europa fino in Asia, alla ricerca di ciò che è stato dimenticato: una città creduta impossibile, un segreto nel cuore del deserto, il mistero della Polvere e una guerra tra fazioni sconosciute.

La mia recensione

Philip Pullman è l’autore fantasy che amo di più in assoluto, quindi l’arrivo di questo suo nuovo romanzo, “Il regno segreto”, secondo volume della trilogia del “Il libro della Polvere”, non poteva che allietarmi. Adesso che ho finito di leggerlo, mi sento un po’ orfana, anche se non mi ha suscitato le stesse emozioni della sua trilogia più famosa: “Queste oscure materie”.

Se nel primo capitolo La Belle Sauvage della nuova trilogia, l’autore ci aveva riportato ai tempi in cui Lyra, la protagonista principale delle due saghe, era ancora una bambina di soli sei mesi, in questo secondo volume, Pullman ci presenta una Lyra diversa.

Lyra Linguargentina, nota anche come Lyra Belacqua, non è più la bambina piena di energia e immaginazione che abbiamo conosciuta in  “Queste Oscure Materie”, ma è una Lyra, ormai ventenne,  triste, arrogante e disillusa. Il  legame forte e indissolubile che aveva con Pantalaimon , detto Pan, il suo daimon, è svanito.

“Nessun essere umano normale poteva separarsi dal suo daimon in qualche modo; solo le streghe ci riuscivano senza problemi: Lyra e Pan condividevano un potere riservato solo a loro, conquistato a caro prezzo otto anni prima, nel mondo dei morti.”

La nuova Lyra e il suo daimon sono distanti; sembrano quasi due estranei. Ho sempre pensato, con un po’ di invidia, leggendo “Queste oscure materie”, che il mondo creato da Pullman fosse un luogo dove il bambino e l’adulto non si sentissero mai soli, proprio per la presenza dei loro daimon.

I daimon, nel mondo di Lyra, assumono la forma di un animale, spesso del sesso opposto dell’umano, e seguono l’umano dovunque.

Nel “Il Regno Segreto”, invece, la solitudine è presente in ogni pagina.

Pan non capisce più la sua compagna di vita e Lyra non capisce Pan. Non fa nulla per riavvicinarsi a lui. 

Quando, infatti, Pan è stanco di quello che sta capitando ad entrambi, prende una decisione drastica, inaspettata che porterà ad una riscoperta di ciò che lungo gli anni Lyra ha perso.

“Era stata la ragione a ridurla in quello stato. Lei l’aveva esaltata al di sopra di ogni altra facoltà. Il risultato era stato – ed era in quel momento – la più profonda infelicità che avesse mai provato.”

“Il regno segreto” è un romanzo dalle tinte oscure; un viaggio che porta i protagonisti della storia a mettersi più volte in discussione.

La ragione aveva mai realizzato una poesia, una sinfonia, un dipinto? Se la razionalità non è in grado di vedere cose come il Regno Segreto, e solo perché ha una visuale limitata. Il Regno Segreto esiste. Non è possibile vederlo usando la razionalità tanto quanto non è possibile pesare qualcosa con un microscopio: è lo strumento sbagliato per quell’operazione. Dobbiamo immaginare, non solo misurare…”

Insieme a Lyra troviamo Malcom che abbiamo già avuto modo di conoscere in “La Belle Sauvage”. Ormai uomo, cercherà di aiutare Lyra, come aveva fatto quando era ancora un bambino. Ancora più forte, coraggioso e astuto, riuscirà ad affrontare i pericoli che incontrerà durante il suo nuovo viaggio.  Un viaggio, non più confinato nel sui luoghi, ma un cammino che lo porterà lontano dall’Inghilterra e dai luoghi a lui familiari.

Pullman cattura il lettore con la sua scrittura scorrevole e profonda, mostrando un mondo non tanto diverso dal nostro, dove gli intrighi di potere, attraverso la supremazia del Magisterium, ne fanno da padrone.

Però a differenza degli altri romanzi, Lyra è fragile, sola e priva di quell’immaginazione che la rendeva speciale. Quasi alla fine del romanzo c’è una scena terribile, inaspettata, che mostra la visione negativa che Pullman ha degli uomini.  L’autore non si era mai spinto a trattare la violenza in modo così audace; Lyra si troverà ad affrontare da sola un dura e spaventosa battaglia.

Credo che “Il regno segreto” non sia adatto ai bambini. Non lo è neanche “Queste oscure materie” per alcuni temi trattati, ma dipende anche dalla diversa chiave di lettura che se ne dà.

Aggiungo, infine, che ci sono stati anche dei momenti in cui la lettura mi è parsa lenta e noiosa. Credo che la mia valutazione risenta soprattutto della lunghezza eccessiva e di questi momenti, anche se il romanzo approfondisce e ci fa scoprire aspetti del mondo di Lyra che non si conoscevano. Inoltre il finale del romanzo rimane troppo aperto a futuri sviluppi e questo mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.

Concludo dicendo che leggere Pullman mi lascia sempre qualcosa: i protagonisti, il mondo simile ma allo stesso tempo diverso dal nostro, la presenza dei daimon e della Polvere, il mondo segreto che si nasconde dietro le cose. Sono tutti elementi che rendono la lettura di questo romanzo affascinante e diverso dal solito fantasy.

Il mio voto è

3,5 pinguini lettori.

A presto,

Foto pubblicate sul mio profilo Instagram https://www.instagram.com/luciacreatori/ (Se ti va, seguimi)

09 aprile 2021 Review Tour – Recensione “La nave sepolta” di John Preston

Ciao amici,

ed eccomi con un nuova recensione. Grazie alla mia amica blogger Simona  del Il mondo di Simis, ho avuto modo di partecipare al Review tour, leggendo in anteprima “La nave sepolta” di John Preston edito dalla Salani. Come sempre leggere un romanzo e condividirlo con altre blogger, appassionate alla lettura come me, è sempre bello. Ci si conosce e ci si confronta, in attesa di leggere le opinioni di ognuno. Potete trovare i blog partecipanti nel banner in alto.


La nave sepolta
ROMANZI SALANI
Genere
Narrativa generale, Letteratura, Storia
Pagine 272

TRAMA

Inghilterra, estate 1939. Quando Edith Pretty, affascinata dalle leggende locali che parlano di un tesoro vichingo sepolto nella sua terra, decide di contattare l’archeologo autodidatta Basil Brown, non sa che sta per dare inizio a una delle più straordinarie avventure archeologiche del Novecento. Presto gli scavi riveleranno il gigantesco scheletro di un’antichissima nave funeraria appartenuta a un sovrano anglosassone, che richiamerà l’interesse degli accademici più blasonati. Uniti dalla passione per l’archeologia e da un sentimento delicato e profondo che li lega l’uno all’altra, Basil e Edith lotteranno per proteggere la loro scoperta. Ma la Seconda guerra mondiale incombe e gli scavi si trasformeranno in una corsa contro il tempo, soprattutto quando dalla terra emerge qualcosa di ancor più stupefacente…
Basato su fatti realmente accaduti, La nave sepolta è un romanzo in cui l’amore e la passione assumono aspetti tutt’altro che scontati e che, toccando il significato più profondo del matrimonio, del rapporto tra genitori e figli, della ricerca dell’identità personale, riesce a farci riflettere sul significato dell’essere umani e di condividere la Storia e, in ultima analisi, il dono stesso della vita.


La mia opinione

Sono sempre stata affascinata dalla storia e dal passato e lo sono tuttora. Perciò quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo che parlava di una grande scoperta archeologica, non ho esitato ad accettare e adesso sono qui a parlarvene. Prima di scrivere la recensione e ancora prima aver di letto il libro, ho fatto diverse ricerche sugli scavi che furono fatti allora e sull’autore stesso. Il romanzo è stato pubblicato nel 2007, ma solo di recente in Italia. È sempre interessante scoprire cosa spinge un autore a scrivere un romanzo.

“La nave sepolta” (The Dig) di John Preston racconta una delle scoperte archeologiche più importanti della storia anglosassone, quella del tesoro di Sutton Hoo. L’autore riesce da subito a catturare il lettore con una scrittura scorrevole e lineare, sia nella spiegazione accurata dei fatti, sia nella descrizione degli scavi effettuati nel sito: dal ritrovamento del primo fasciame della nave sepolta al tesoro che vi era nascosto.

Il tumolo scavato da Basil Brown è l’unico tumulo di Sutton Hoo che sia stato ricostruito fino alle supposte dimensioni originali. (Immagine e informazioni prese da Wikipedia)

Tutto ha inizio prima dello scoppio della seconda guerra mondiale quando la signora Edith Pretty,  affascinata da sempre dall’archeologia e proprietaria di un appezzamento di terra a Sutton Hoo House, utilizzato fino ad allora come appezzamento agricolo, affida l’incarico di effettuare degli scavi a Basil Brown, un archeologo locale. Invogliata da alcune storie tramandate, secondo le quali sotto una serie di tumoli fosse sepolto un tesoro, e spinta da un certo intuito e dall’amore per il passato, decide di scoprire cosa si nasconde nella sua terra.

La storia è raccontata in prima persona attraverso tre punti di vista: Edith Pretty, Basil Brown e Peggy Preston, una giovane archeologa che si ritrova a partecipare ad una delle scoperte più importanti della storia inglese.

Da subito l’autore ci immerge nell’avventura attraverso il ritrovamento della nave sepolta da cumuli di terra e dimenticata nel tempo.

La nave sepolta
Immagine tratta dal film “La nave sepolta” Simon Stone 2021

Preston, attraverso la signora Pretty, donna avanti con l’età, malata e madre di un bambino, e il signor Brown, archeologo senza titoli ma studioso autodidatta, racconta delle disparità sociali, ma anche di riscatto, alla scoperta della propria identità. Il signor Brown, nonostante sia un uomo colto, senza però titolo che lo dimostri, e nonostante siano in molti ad ostacolarlo, riesce a fare un ritrovamento archeologico che passerà alla storia, anche se messo in disparte per buona parte degli scavi da chi è superiore a lui per importanza e prestigio.  

Il terzo punto di vista è quello della giovane Peggy. È il personaggio che ho amato di più perché anche lei, nonostante sia una donna con un trascorso non facile, viene scelta per effettuare gli scavi. In seguito scoprirà che la scelta era ricaduta su di lei solo per il suo peso leggero, adatto agli scavi del sito. Nonostante ciò, Peggy, senza mai scomporsi e amando il suo lavoro, riesce a farsi valere dimostrando  a tutti le sue competenze di archeologa. È intelligente, tenace, sensibile e romantica.

Sposata da poco con una altro archeologo che non la ricambia come lei vorrebbe, trova tra gli scavi non solo un tesoro, ma qualcosa di più: l’amore e la passione, anche se solo per un breve momento.

Preston, raccontando del ritrovamento di Sutton Hoo, pone l’attenzione sul significato della vita e della morte, ma anche sul tempo che passa lasciando a volte qualche traccia di chi ha vissuto.  Lo fa attraverso le riflessioni dei tre protagonisti. Ciascuno di loro si aggrappa alla vita, cercando delle risposte nel passato, ma anche vivendo a pieno un presente che fa paura: la guerra. La signora Pretty e il signor Brown sembrano quasi voler cercare delle risposte alla loro esistenza, scappando in luoghi dove il soprannaturale va in conflitto con la scienza.

Certo si poteva ancora credere alla sopravvivenza dello spirito, anche dopo la corruzione del corpo. …Ma in quel momento l’anima mi sembrava fragile ed effimera quanto la carne. Niente perdurava in nessuna dimensione, fisica o spirituale.”

Avventura, amore, vita e morte sono tutti ingredienti che rendono “La nave sepolta” un romanzo bello e coinvolgente.

Dal libro è stato tratto il film omonimo uscito quest’anno. Una delle differenze che salta agli occhi è sicuramente l’età della signora Pretty che, anche se malata e affaticata nel film, non è avanti con l’età come nel libro. Anche il film è assolutamente consigliato, ma sempre dopo aver letto il romanzo.

Per concludere, come in tutte le storie raccontate, esistono anche delle differenze tra ciò che accadde veramente e il libro. L’autore ha reso una storia già avventurosa di suo, più profonda, scavando nell’animo dei protagonisti e nel loro lato più nascosto, un po’ come è stato fatto per lo scavo che ha riportato alla luce un tesoro che non era solo fatto di oggetti, ma che racchiudeva anche un po’ della vita dell’uomo che vi era sepolto. 

“Perché hanno messo una nave sottoterra?”

Probabilmente per permettere alla persona che era sepolta di compiere il viaggio tra questo mondo e l’altro”

“Ma dov’è quest’altro mondo, signor Brown?”

“Be, di preciso non lo sa nessuno.”

“Ma allora come fanno a sapere che esiste?”

“Non lo sanno, non proprio per lo meno. Diciamo che… lo sperano.”


Il mio voto è

4 pinguini lettori.

Ringrazio la casa editrice Salani di avermi omaggiato della copia cartacea del romanzo.

A presto,

Foto instagram

Breve biografia dell’autore.

John Preston è un scrittore, sceneggiatore e giornalista. Nato nel 1953 , ha lavorato per l’Evening Standard e il Sunday Telegraph. Autore di 4 romanzi e 3 opere di saggistica, tra le sue opere si ricordano “Uno scandalo molto inglese”, trasposto in miniserie televisiva e “The Dig”, sulla scoperta archeologica nel Sutton Hoo che ha fornito il soggetto per il film “La nave sepolta” del 2021 .
Il suo ultimo libro, Fall, uscito nel 2020, è dedicato all’imprenditore Robert Maxwell .