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09 aprile 2021 Review Tour – Recensione “La nave sepolta” di John Preston

Ciao amici,

ed eccomi con un nuova recensione. Grazie alla mia amica blogger Simona  del Il mondo di Simis, ho avuto modo di partecipare al Review tour, leggendo in anteprima “La nave sepolta” di John Preston edito dalla Salani. Come sempre leggere un romanzo e condividirlo con altre blogger, appassionate alla lettura come me, è sempre bello. Ci si conosce e ci si confronta, in attesa di leggere le opinioni di ognuno. Potete trovare i blog partecipanti nel banner in alto.


La nave sepolta
ROMANZI SALANI
Genere
Narrativa generale, Letteratura, Storia
Pagine 272

TRAMA

Inghilterra, estate 1939. Quando Edith Pretty, affascinata dalle leggende locali che parlano di un tesoro vichingo sepolto nella sua terra, decide di contattare l’archeologo autodidatta Basil Brown, non sa che sta per dare inizio a una delle più straordinarie avventure archeologiche del Novecento. Presto gli scavi riveleranno il gigantesco scheletro di un’antichissima nave funeraria appartenuta a un sovrano anglosassone, che richiamerà l’interesse degli accademici più blasonati. Uniti dalla passione per l’archeologia e da un sentimento delicato e profondo che li lega l’uno all’altra, Basil e Edith lotteranno per proteggere la loro scoperta. Ma la Seconda guerra mondiale incombe e gli scavi si trasformeranno in una corsa contro il tempo, soprattutto quando dalla terra emerge qualcosa di ancor più stupefacente…
Basato su fatti realmente accaduti, La nave sepolta è un romanzo in cui l’amore e la passione assumono aspetti tutt’altro che scontati e che, toccando il significato più profondo del matrimonio, del rapporto tra genitori e figli, della ricerca dell’identità personale, riesce a farci riflettere sul significato dell’essere umani e di condividere la Storia e, in ultima analisi, il dono stesso della vita.


La mia opinione

Sono sempre stata affascinata dalla storia e dal passato e lo sono tuttora. Perciò quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo che parlava di una grande scoperta archeologica, non ho esitato ad accettare e adesso sono qui a parlarvene. Prima di scrivere la recensione e ancora prima aver di letto il libro, ho fatto diverse ricerche sugli scavi che furono fatti allora e sull’autore stesso. Il romanzo è stato pubblicato nel 2007, ma solo di recente in Italia. È sempre interessante scoprire cosa spinge un autore a scrivere un romanzo.

“La nave sepolta” (The Dig) di John Preston racconta una delle scoperte archeologiche più importanti della storia anglosassone, quella del tesoro di Sutton Hoo. L’autore riesce da subito a catturare il lettore con una scrittura scorrevole e lineare, sia nella spiegazione accurata dei fatti, sia nella descrizione degli scavi effettuati nel sito: dal ritrovamento del primo fasciame della nave sepolta al tesoro che vi era nascosto.

Il tumolo scavato da Basil Brown è l’unico tumulo di Sutton Hoo che sia stato ricostruito fino alle supposte dimensioni originali. (Immagine e informazioni prese da Wikipedia)

Tutto ha inizio prima dello scoppio della seconda guerra mondiale quando la signora Edith Pretty,  affascinata da sempre dall’archeologia e proprietaria di un appezzamento di terra a Sutton Hoo House, utilizzato fino ad allora come appezzamento agricolo, affida l’incarico di effettuare degli scavi a Basil Brown, un archeologo locale. Invogliata da alcune storie tramandate, secondo le quali sotto una serie di tumoli fosse sepolto un tesoro, e spinta da un certo intuito e dall’amore per il passato, decide di scoprire cosa si nasconde nella sua terra.

La storia è raccontata in prima persona attraverso tre punti di vista: Edith Pretty, Basil Brown e Peggy Preston, una giovane archeologa che si ritrova a partecipare ad una delle scoperte più importanti della storia inglese.

Da subito l’autore ci immerge nell’avventura attraverso il ritrovamento della nave sepolta da cumuli di terra e dimenticata nel tempo.

La nave sepolta
Immagine tratta dal film “La nave sepolta” Simon Stone 2021

Preston, attraverso la signora Pretty, donna avanti con l’età, malata e madre di un bambino, e il signor Brown, archeologo senza titoli ma studioso autodidatta, racconta delle disparità sociali, ma anche di riscatto, alla scoperta della propria identità. Il signor Brown, nonostante sia un uomo colto, senza però titolo che lo dimostri, e nonostante siano in molti ad ostacolarlo, riesce a fare un ritrovamento archeologico che passerà alla storia, anche se messo in disparte per buona parte degli scavi da chi è superiore a lui per importanza e prestigio.  

Il terzo punto di vista è quello della giovane Peggy. È il personaggio che ho amato di più perché anche lei, nonostante sia una donna con un trascorso non facile, viene scelta per effettuare gli scavi. In seguito scoprirà che la scelta era ricaduta su di lei solo per il suo peso leggero, adatto agli scavi del sito. Nonostante ciò, Peggy, senza mai scomporsi e amando il suo lavoro, riesce a farsi valere dimostrando  a tutti le sue competenze di archeologa. È intelligente, tenace, sensibile e romantica.

Sposata da poco con una altro archeologo che non la ricambia come lei vorrebbe, trova tra gli scavi non solo un tesoro, ma qualcosa di più: l’amore e la passione, anche se solo per un breve momento.

Preston, raccontando del ritrovamento di Sutton Hoo, pone l’attenzione sul significato della vita e della morte, ma anche sul tempo che passa lasciando a volte qualche traccia di chi ha vissuto.  Lo fa attraverso le riflessioni dei tre protagonisti. Ciascuno di loro si aggrappa alla vita, cercando delle risposte nel passato, ma anche vivendo a pieno un presente che fa paura: la guerra. La signora Pretty e il signor Brown sembrano quasi voler cercare delle risposte alla loro esistenza, scappando in luoghi dove il soprannaturale va in conflitto con la scienza.

Certo si poteva ancora credere alla sopravvivenza dello spirito, anche dopo la corruzione del corpo. …Ma in quel momento l’anima mi sembrava fragile ed effimera quanto la carne. Niente perdurava in nessuna dimensione, fisica o spirituale.”

Avventura, amore, vita e morte sono tutti ingredienti che rendono “La nave sepolta” un romanzo bello e coinvolgente.

Dal libro è stato tratto il film omonimo uscito quest’anno. Una delle differenze che salta agli occhi è sicuramente l’età della signora Pretty che, anche se malata e affaticata nel film, non è avanti con l’età come nel libro. Anche il film è assolutamente consigliato, ma sempre dopo aver letto il romanzo.

Per concludere, come in tutte le storie raccontate, esistono anche delle differenze tra ciò che accadde veramente e il libro. L’autore ha reso una storia già avventurosa di suo, più profonda, scavando nell’animo dei protagonisti e nel loro lato più nascosto, un po’ come è stato fatto per lo scavo che ha riportato alla luce un tesoro che non era solo fatto di oggetti, ma che racchiudeva anche un po’ della vita dell’uomo che vi era sepolto. 

“Perché hanno messo una nave sottoterra?”

Probabilmente per permettere alla persona che era sepolta di compiere il viaggio tra questo mondo e l’altro”

“Ma dov’è quest’altro mondo, signor Brown?”

“Be, di preciso non lo sa nessuno.”

“Ma allora come fanno a sapere che esiste?”

“Non lo sanno, non proprio per lo meno. Diciamo che… lo sperano.”


Il mio voto è

4 pinguini lettori.

Ringrazio la casa editrice Salani di avermi omaggiato della copia cartacea del romanzo.

A presto,

Foto instagram

Breve biografia dell’autore.

John Preston è un scrittore, sceneggiatore e giornalista. Nato nel 1953 , ha lavorato per l’Evening Standard e il Sunday Telegraph. Autore di 4 romanzi e 3 opere di saggistica, tra le sue opere si ricordano “Uno scandalo molto inglese”, trasposto in miniserie televisiva e “The Dig”, sulla scoperta archeologica nel Sutton Hoo che ha fornito il soggetto per il film “La nave sepolta” del 2021 .
Il suo ultimo libro, Fall, uscito nel 2020, è dedicato all’imprenditore Robert Maxwell .

10/02/2020 Recensione romanzo: “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale volume 2 “di Elena Ferrante

PREMESSA

“Storia del nuovo cognome” di Elena Ferrante è il secondo capitolo della serie de “L’ amica geniale”.

E’ passato esattamente un anno da quando lessi per la prima volta di Elena e Lina, protagoniste di questa storia, ma è come se fossero passati solo pochi giorni, perché la loro storia non ti lascia, ti entra nella testa ed è difficile che sfugga via.

Anche questa volta sono riuscita a finire il romanzo e scriverne la recensione prima dell’uscita della serie tv, che sarà stasera, così da apprezzarla e capirla di più.

La prima stagione mi è piaciuta molto. Credo che anche la seconda non sarà da meno, considerando che questo secondo capitolo mi è piaciuto ancora più del primo.


SINOSSI

“Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede certo, con affetto – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Lei naturalmente se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c’era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra”. Ecco “Storia del nuovo cognome”, secondo romanzo del ciclo de “L’amica geniale”. Ritroverete subito Lila ed Elena, il loro rapporto di amore e odio, l’intreccio inestricabile di dipendenza e volontà di autoaffermazione.


La mia opinione

“Storia del nuovo cognome” inizia dove si era concluso “L’amica geniale”.  Le scarpe donate a Marcello Solara da Stefano Caracci, adesso marito di Lina, distruggono le attese di lei, mostrandole chi è veramente il marito, un uomo, vittima di un sistema di favori e favoritismi, di rispetto e di violenze in un rione di Napoli che cerca di sfuggire alla miseria e al grigiore che lo pervade. Stefano, che a Lina era sembrato un uomo buono, capace di liberarla dalla povertà e dalla famiglia che l’aveva costretta a rinunciare ai suoi sogni, si ritrova imprigionata in un matrimonio violento, schiava di un marito, che si trasforma nell’orco di cui aveva paura da bambina: Achille che, come uno spirito dall’aldilà, si impossessa del corpo di suo figlio Stefano.

Elena Greco che racconta di Lina come un’osservatrice attenta, capace di scavare dopo anni nella psiche umana. Lei, coetanea di Lina, che rincorre e sfugge da lei, spaventata dalla sua vicinanza, ma allo stesso tempo attratta come una calamita.

Elena, detta Lenù, che pur accrescendo la sua ambizione, diventa sempre più insicura, soffocata dai pregiudizi, dall’invidia verso l’amica, che reputa più intelligente, più caparbia, più sicura e anche capace di fronteggiare le avversità a testa alta.

L’odore della povertà pervade le pagine di questo romanzo, senza mai abbandonarlo. La paura di non riuscire a farcela, di battersi per migliorare se stessi in un contesto sociale che è fatto di botte, insulti, pregiudizi, dolore e ignoranza. Una parte di una Napoli dove le donne soffrono e vengono sopraffatte, quasi schiacciate da alcuni uomini, incapaci di andare al di là dei loro istinti primordiali; mentre altri anche dove vivono uomini combattenti che cercano di fuggire dalla miseria e dall’ignoranza che li accompagna dalla nascita.

Le parole di questo romanzo scorrono veloci, travolgono come un’onda, portano lontano dal rione per scoprire nuove passioni. Le protagoniste, da adolescenti piene di aspettative per il loro futuro, diventano donne.

La vita è piena di sorprese e questo romanzo ti sorprende come la vita.

L’amore che sembra l’unica ancora di salvezza, può fare impazzire e annebbiare i sensi, ma può anche liberare l’anima.

Lina, che all’inizio del romanzo sembra avere toccato il fondo, fantasma di sé stessa, scopre l’amore e quasi per magia riscopre la vera sé.

Personalmente, Lina, rimane il personaggio più bello, ma è attraverso le impressioni di Lenù che la sua vita viene raccontata.

Ho detestato Lenù, per quasi tutto il romanzo, ma alla fine ho capito che le scelte che ha fatto hanno inizio dal forte legame con Lina. Elena senza Lina, Lina senza Elena non esisterebbero così come sono state raccontate a noi lettori.

Elena per sfuggire alla miseria e alle sue origine,  lotta con le unghie e con i denti, si sacrifica, si umilia, mente a tutti compresa sé stessa. Spaventata anche lei dall’orco che, per lei, non ha la forma di Achille, ma ha la consistenza della miseria, visibile dai suoi abiti usati, dalle sue scarpe vecchie, dal suo parlato sguaiato. Tutto ciò lo nasconde alla gente che incontra nel suo cammino e che spera possa salvarla dall’orco.

Alla fine nessuno le salva. Non c’è un principe che le libera dalla torre e dal mostro che le perseguita, ma loro stesse con il coraggio e la forza che le caratterizza, riescono a spiegare le ali e a spiccare il volo per cercare l’emancipazione.

Ho apprezzato questo romanzo più del primo, forse per maggiore dinamicità, per la crescita difficile delle sue protagoniste, per il suo evolversi pagina dopo pagina e per la sorpresa che mi ha suscitato. 

Lo consiglio a chi ama le storie della vita, il passato di una Napoli che cerca di rinascere dai sogni dei suoi figli.

Il mio voto è

5 pinguini lettori.

Aspetto come sempre i vostri commenti.

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