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16/03/2022 Seconda parte – Vita e curiosità d’autore: George Eliot e le sue opere

Ciao amici,

eccoci di nuovo con la rubrica “Vita e curiosià d’autore”. Continuiamo a parlare di George Eliot, pseudonimo di Mary Anne (Marian) Evans e lo facciamo con Romina Angelici, autrice della biografia Vorrei che dal cielo piovessero roseedizioni Flower-ed, In questa seconda parte si parlerà delle opere di George Eliot di cui abbiamo già esplorato la vita.
Vi auguro una buona lettura e se avete domande o dubbi, vi aspetto nei commenti.

George Eliot e le sue opere


Scene di vita clericale

L’esordio della scrittrice si ha quando Mary Ann Evans scrisse tre racconti (che confluirono nel volume Scene di vita clericale) che firmò con lo pseudonimo di George Eliot allo scopo dichiarato di proteggere la propria reputazione. Ella temeva che il ménage con G. H. Lewes potesse compromettere la sua carriera di scrittrice, sapendo quanto l’ipocrita morale vittoriana si preoccupasse prima di tutto di salvare le apparenze.
I racconti erano The Sad Fortunes of the Rev. Amos Barton, Mr. Gilfil’s Love-Story; Janet’s Repentance. Solo Le disavventure di Mr Barton è stato recentemente pubblicato da Fazi Editore; gli altri due oggi sono praticamente introvabili.

Adam Bede

Il primo romanzo completo, pubblicato nel 1859, fu Adam Bede, che riscosse un successo immediato e suscitò un vivo interesse per la vera identità dell’autore. Dickens fu il primo ad indovinare che dietro al nome di George Eliot vi fosse “una calza turchina” cioè una collega donna.
George Eliot era molto felice di aver scritto Adam Bede e raccontò di aver avuto lo spunto compositivo dalla zia metodista che le aveva narrato una storia di una giovane condannata per aver ucciso il suo bambino e rifiutava di confessare. La storia avrebbe avuto due donne come protagoniste, Hetty Sorrel e Dinah Morris, rispettivamente l’infanticida e la pia metodista; la figura di Adam Bede si delineò più tardi, dapprima con ruolo secondario, quasi come tramite fra le due donne.
Il romanzo piacque tantissimo alla regina Victoria che arrivò a raccomandarne la lettura allo zio Leopold I, re del Belgio, e ordinò due acquarelli ispirati a scene del romanzo a Edward Henry Corbould.

Il Velo dissolto

Sulla scia della popolarità di Adam Bede, George Eliot pubblicò The Lifted Veil (Il Velo dissolto). Amando sperimentare, George Eliot in questo caso si cimenta nel genere gotico, noir, in un racconto assai complesso, di raffinata indagine psicologica e ricco di stregate atmosfere, dove ogni effetto viene raggiunto “per omissione” cioè attraverso parole sconnesse, frasi mozzate, allusioni misteriose. Latimer, protagonista e voce narrante del romanzo, è dotato di facoltà mentali fuori del comune: può vedere il futuro e leggere le menti degli altri. Grazie alla sua eccezionale chiaroveggenza ha previsto che morirà di lì a un mese. Non gli rimane che usare il tempo che lo separa dal giorno fatale per raccontare le strane vicende della sua esistenza, nella speranza di trovare quella solidarietà che non è mai stato capace di suscitare durante tutta la sua vita.

Il Mulino sulla Floss

Il Mulino sulla Floss è un romanzo drammatico di chiara matrice autobiografica, che procurò non poca sofferenza a George Eliot nello scriverlo perché i fratelli Tom e Maggie dovevano essere sicuramente proiezioni della scrittrice e di suo fratello.
Maggie è una bambina ribelle, impulsiva, ma generosa e in costante adorazione del fratello, onesto e fermo, ma prepotente e rigido. Nelle sfaccettature delle due personalità il narratore onnisciente indaga e discetta sulla responsabilità delle scelte: Maggie non accetta la proposta di un matrimonio riparatore e paga la sua scelta impulsiva con la solitudine e l’ostracismo da parte del fratello; ma quando lo sa in pericolo, si precipita da lui …
Sullo sfondo c’è il Mulino, elemento impersonale, asettico, ma emblematico di uno status emotivo e sociale, carico quindi di un grande valore allegorico. La perdita del mulino rappresenta in tal senso oltre che una condanna economica, una condanna sociale.

Silas Marner

Fra tutti i romanzi di George Eliot, è il più breve e il più ristampato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, tanto da vantare numerosissime versioni cinematografiche. Il titolo preciso è La bella storia di Silas Marner perché è una specie di fiaba, una storia dal sapore dickensiano, scritta di getto. Silas Marner è un malandato tessitore che abbandona il luogo dove è nato e cresciuto, dopo essere stato accusato ingiustamente di furto. Si sposta quindi in un’altra regione e arriva a stabilirsi a Raveloe i cui abitanti sono poco socievoli. Una sera Silas viene misteriosamente derubato di tutti i suoi denari e cerca aiuto e solidarietà presso i compaesani. Proprio quando Silas sta per perdere ogni speranza, ecco che l’oro gli viene restituito sotto forma di una piccola bimba abbandonata, Eppie, che diventerà la ragione di vita dello sfortunato tessitore e la sua salvezza.

Romola

Ci vollero invece più di tre anni per scrivere Romola, un romanzo storico ambientato nella Firenze del Savonarola, che la impegnò a lungo con ricerche e permanenze sui luoghi fiorentini. George Eliot fece infatti più di un viaggio in Italia. Il romanzo è un po’ pesante: Romola de’ Bardi, è una giovane e bellissima fiorentina. Figlia di un erudito cieco e solitario, trascorre la sua vita accanto al padre, amareggiato per la defezione del figlio Dino. Almeno finché non conosce Tito Malema che è invece un giovane greco, appena arrivato a Firenze: bello, intelligente. Oltre a Savonarola, possiamo incontrare fra le pagine di Romola – che si trasformano nelle strade della Firenze rinascimentale – Niccolò Machiavelli, Bernardo del Nero, Dolfo Spini, il pittore Piero di Cosimo, e accanto a questi sfilano altrettanti personaggi minori del popolo.

Jacob e suo fratello

Jacob e suo fratello è un racconto allegorico, un capolavoro di umorismo, caso unico nell’opera di George Eliot. Ma chi sono i modelli che hanno ispirato il personaggio di David il pasticciere? Uno dev’essere stato un certo signor Liggins, figlio di un fornaio, che si spacciò per essere “George Eliot, il fortunato autore di Adam Bede”, e approfittare così del successo riscosso da quel romanzo.
La storia è quella di David Faux che ruba alla madre un gruzzolo di ghinee e parte per l’America per fare fortuna. Tornato in Inghilterra in un paesino in cui nessuno conosce né lui né le sue modestissime origini, apre una pasticceria, tenta l’ingresso nella “buona società” e sta per sposare la figlia del locale proprietario terriero. Ma a quel punto Jacob, il fratello idiota che era stato testimone del suo furto e che David credeva di aver imbrogliato con delle caramelle, ormai legato ossessivamente a lui in virtù di quel dono, riesce a raggiungerlo ed è la causa involontaria del suo smascheramento sia morale che sociale.

Felix Holt or The radical

Il romanzo, Felix Holt or The radical, si apre su una piccola città inglese in cui Harold Transome, all’epoca del primo Reform Act (1832), contesta un’elezione per preservare la sua politica che prevede uno stile di vita ristagnante. Felix Holt, sincero ma supponente radicale, si oppone al suo opportunismo. Non esistono versioni in italiano in circolazione di questo romanzo, definito romanzo sociale, incentrato più che sul mondo operaio, sulla vicenda umana e sociale di Esther Lyon che, figlia di un ministro congregazionalista, si scopre ereditiera sulle proprietà dei Transome.

Middlemarch

Il capolavoro di George Eliot. Scritto tra il 1869 e il 1872 esce in otto volumi: Middlemarch, grandioso affresco della vecchia società di provincia all’epoca del Reform Bill, considerato oggi il più importante romanzo vittoriano considerato da Virginia Woolf: “uno splendido libro che, con tutte le sue imperfezioni, è uno dei pochi romanzi inglesi scritto per gente adulta”. Il romanzo è costruito sulle vicende di una doppia coppia: Dorothea e Casaubon e Lydgate e Rosamond; la protagonista assoluta rimane comunque Dorothea, dato che nella sua organizzazione diegetica il romanzo si apre e si chiude con la sua storia fallimentare; ma non solo fallisce Dorothea che voleva riformare il mondo, fallisce anche Casaubon e fallisce il medico di belle speranze, Tertius Lydgate, nel suo proposito di sviluppare le ricerche scientifiche.

Daniel Deronda

Anche la trama di Daniel Deronda è costruita sull’incastro di una doppia coppia le cui vicende procedono parallelamente. Daniel Deronda è un giovane benestante, di bell’aspetto, al quale all’apparenza non manca nulla. Ha anche un animo nobile e una natura sensibile e altruista che lo spinge a portare aiuto a chi vede in difficoltà: dall’altezzosa Gwendolen, che ha perso al gioco la sua collana preziosa, alla disperata Mirah, decisa a porre fine alla sua vita nelle acque del Tamigi. Deronda, adottato da piccolo da Sir Hugo Mallinger, non ha mai saputo chi fossero i suoi genitori, e una serie di coincidenze fortunate faranno dirigere le sue ricerche verso il quartiere ebraico e la bottega di antiquariato dell’erudito Mordecai. Attraverso una variegata galleria di personaggi umani, Eliot affronta in maniera esplicita il tema del sionismo e dell’antisemitismo, con tinte vivide a metà tra l’indagine morale e il tono satirico.

Conclusioni

George Eliot è riuscita a trasfondere la propria unicità di persona colta, sensibile, integerrima nei suoi scritti facendoli diventare espressioni artistiche di grande spessore, ineguagliabili e uniche.
Le emozioni, i dissidi della coscienza, i dilemmi interiori sono così fedelmente rappresentati da consentire a chi legge di capire e sentirsi allo stesso tempo compreso da un narratore che deve aver conosciuto, prima di scriverne così bene, quelle stesse sensazioni sperimentandole e scandagliandole nelle loro sfumature più variegate.

Fonte

La fonte di questo articolo riassuntivo è la biografia di George Eliot, Vorrei che dal cielo piovessero rose, edizioni Flower-ed di Romina Angelici.

Romina Angelici

Romina Angelici è laureata in Giurisprudenza e impiegata; vive in provincia, nelle Marche, su una collina sul mare, sposata, ha due figli, ama sia la tranquillità domestica che viaggiare. Di formazione classica, accanita lettrice, adora Jane Austen; a lei ha dedicato un saggio intitolato Jane Austen. Donna e scrittrice pubblicato da Flower-ed ad aprile 2017. Ha pubblicato con la Compagnia Editoriale Aliberti una raccolta intitolata Poesie per un anno e il racconto breve Intrighi d’amore a Villa Roseburn, ora disponibile anche in cartaceo. In passato ha collaborato con la rivista Ottocento Letterario pubblicando anche alcuni contributi sul sito Jasit.it; gestisce il blog ipiaceridellalettura.wordpress.com.

Tra le edizioni Pink Books sono suoi Equinozio d’autunno (ispirato a Sanditon di Jane Austen), e Solstizio d’inverno. I Watson, ideale seguito dell’omonimo incompiuto di Jane Austen. Rimanendo in tema, ha partecipato come autrice del racconto “Miss Bennet” all’Antologia Natale a Pemberley, autopubblicazione ideata dal gruppo Facebook Regency & Victorian. Dopo aver curato le citazioni de Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen, sempre con la casa editrice Flower-ed, ha redatto la prima biografia in italiano della scrittrice americana Louisa May Alcott: Non ho paura delle tempeste e in occasione del bicentenario, quella riguardante la scrittrice vittoriana George Eliot, Vorrei che dal cielo piovessero rose. Di recente ha compilato una rassegna di Viaggi letterari in Italia compiuti da una selezione scelta di scrittori stranieri. 
La sua passione rimangono i racconti Regency e tale è il ciclo dell’Essex, La debuttante dell’Essex e Fiori d’arancio nell’Essex, accompagnati da un intermezzo natalizio, Natale a Graystone Manor, pubblicati dalla Literary Romance. A essi è andato ad aggiungersi Un Natale con Emma, libro-game ispirato a Emma.

Il suo blog https://ipiaceridellalettura.wordpress.com/

Le immagini sul sito sono tratte da internet e costituite da materiale largamente diffuso. Qualora il loro uso fosse soggetto a diritto d’autore, provvederò alla loro pronta rimozione in seguito alla segnalazione via email.

11/03/2022 Prima parte – Vita e curiosità d’autore: George Eliot

Ciao amici e lettori,

ritorniamo con la rubrica “Vita e curiosià d’autore”. L’8 marzo, ormai passato, è dedicato alle donne, più che una festa la considero un momento di riflessione sui diritti delle donne e non solo, allora non potevamo non parlare di una donna dal carattere forte con una vita ricca come quella delle pagine di un romanzo, un po’ fuori dagli schemi per il periodo in cui viveva: George Eliot, pseudonimo di Mary Anne (Marian) Evans. Ce ne parla Romina Angelici, scrittrice che ammiro moltissimo, capace di raccontare la vita e le opere di autrici che sono state fonte di ispirazione per molte donne. In questa prima parte si parlerà della vita di George Eliot, nella seconda parte, che uscirà prossimamente, si parlerà delle sue opere.

Vi auguro una buona lettura e se avete domande o dubbi, vi aspetto nei commenti.

George Eliot

Questa secondo me è George Eliot (Romina Angelici).

Quando si parla di George Eliot si pensa a una narratrice pesante e moralista.

Eppure nessuna aggettivazione potrebbe essere più lontana dalla vera natura di questa pregevole scrittrice vittoriana.

Lei non stupisce solo per la sua preparazione intellettuale e la sua erudizione, obiettivamente fuori dal comune per una donna dell’epoca, ma anche per la straordinaria versatilità e capacità di cimentarsi in diversi generi letterari, dal poema al romanzo storico per citarne alcuni.

Lungi dal voler giudicare, i suoi interventi nella narrazione tradiscono una pietosa solidarietà di chi è passato attraverso il dolore e possiede l’amara consapevolezza della fragilità umana.

Del resto, la sua vicenda personale, drammatica e complessa come la trama di un suo romanzo, ne ha formato il carattere e un inconfondibile stile pieno di sfumature e colori capace di scandagliare a fondo emozioni, dilemmi interiori e conflittualità.

Dopo aver perso la madre Mary Ann Evans studia in casa da autodidatta, le lingue antiche e moderne, e nell’abbracciare la filosofia le capita di mettere in discussione le idee religiose acriticamente professare in famiglia. Questo la porta a un forte scontro con il padre accanto al quale comunque rimane per accudirlo fino alla morte.

Mary Ann rimane così sola all’età di trent’anni.

Con 100 sterline l’anno come fonte di sostentamento si trasferisce dalla campagna di Coventry a Londra e inizia a lavorare nella Westmister Review di Chapman come vicedirettore.

Fu proprio nell’ambiente della rivista che Marian Evans conobbe Spencer e poi nel 1851 incontrò il filosofo e critico giornalista George Henry Lewes, sposato e padre di famiglia. La moglie di Lewes aveva da poco partorito il secondo figlio concepito con il suo amante, amico e socio di Lewes, che essendo di idee liberali, lo aveva addirittura riconosciuto. Ma il matrimonio tra loro poteva dirsi finito.

Tra Marian e George scattò subito una irresistibile attrazione, soprattutto intellettuale. Prima si frequentano per l’attività del giornale, poi decidono di partire per la Germania, per non meglio specificati motivi di studio. Ovviamente questa loro fuga insieme non poteva passare inosservata e molti degli amici di Mary Ann la biasimarono, ma lei continua a vivere con Lewes anche al loro ritorno a Londra. Dopo aver scritto una montagna di articoli per la Westmister Review prova a scrivere il suo primo racconto, caldeggiata dal compagno.

Non dobbiamo dimenticare infatti che George H. Lewes credeva nella letteratura femminile e ne era un sostenitore, non a caso fu lui a incoraggiare persino Charlotte Brontë! “Amos Barton”, la prima delle Scene di vita clericale, “Mr. Gilfil’s Love Story” e “Janet’s Repentance”, vennero raccolti in un unico volume uscito nel 1858, a firma dello scrittore “George Eliot”.

Indubbiamente era una viaggiatrice e indubbiamente amava l’Italia, Firenze in particolare. Nel 1860 Mary Ann Evans parte per il primo di quattro viaggi a distanza ravvicinata, in Italia, dopo aver appena finito di scrivere Il Mulino sulla Floss. Aveva già raggiunto il successo con Adam Bede e fatto parlare di sé per via del suo pseudonimo.

Definì questo viaggio uno di quelli che sembra dividere la vita di una persona in due in ragione delle nuove idee che suggerisce e dei nuovi motivi di interesse che apre.

Il soggiorno a Firenze le offre lo spunto per un romanzo storico, Romola, ambientato ai tempi del Savonarola.

Tutta la vita di George Eliot ha del romanzesco e la parte finale non lo è da meno.

Purtroppo Lewes morì e nel suo dolore Mary Ann fu inconsolabile. Si chiuse in casa e si occupò solo di curare la pubblicazione dei lavori dell’amato, accettando di ricevere solo quegli amici che potevano aiutarla in questo. Tra questi, John Walter Cross, un giovane agente d’affari scozzese che aveva perso la madre da poco e che amministrava i loro risparmi. Si erano conosciuti a Roma una decina d’anni prima dove fra la famiglia Cross e la coppia Lewes si era formata un’amicizia coltivata anche negli anni successivi, al loro rientro in Inghilterra.

Il giovane John Cross nutriva da sempre per Marian una profonda ammirazione ed era attratto dal fascino che emanava questa donna di genio. Le circostanze li fecero avvicinare e questa volta fu il libro di Dante a essere galeotto: lessero insieme l’Inferno nella traduzione di Carlyle.

Il 6 maggio 1880 George Eliot sfida ulteriormente le convenzioni sociali andando all’altare, con un uomo di vent’anni più giovane, suo futuro primo biografo e cambiando così nuovamente nome, questa volta legalmente, in Mary Ann Cross.

Ma il destino aveva in serbo per lei un altro brutto scherzo.

Dopo il viaggio di nozze in Italia, a Venezia (caratterizzato da un episodio molto particolare di John Cross che si buttò dal balcone dell’hotel sul Canal Grande mentre la moglie parlava col medico in un’altra stanza, per fortuna rimanendo illeso), la coppia fece ritorno in Inghilterra. La neo-signora Cross contrasse un’infezione alla gola che, associata alla disfunzione alle reni di cui soffriva da alcuni anni, la porta alla morte il 22 dicembre del 1880 a 61 anni, dopo soli 7 mesi dalle nozze.

Il fascino irresistibile esercitato da questa scrittrice è la combinazione speciale tra la sua superiore intelligenza e un profondo senso di empatia umana che l’ha portata a comporre pagine di autentica poesia sotto la vigile guida di una mente rigorosa.

La sua bibliografia essenziale

  • 1856 Romanzi sciocchi di signore romanziere
  • 1858 Scene di vita clericale
  • 1859 Adam Bede
  • 1859 Il Velo dissolto
  • 1860 Il Mulino sulla Floss
  • 1861 Silas Marner. Il tessitore di Raveloe
  • 1863 Romola
  • 1864 Jacob e suo fratello
  • 1866 Felix Holt, il radicale
  • 1871-72 Middlemarch: uno studio di vita provinciale
  • 1876 Daniel Deronda
  • Ma delle sue opere parleremo un’altra volta.

Tutte le informazioni sono tratte da:

Romina Angelici – Vorrei che dal cielo piovessero rose, Vita e opere di George Eliot– Flower-ed, Roma, 2019.

Romina Angelici

Romina Angelici è laureata in Giurisprudenza e impiegata; vive in provincia, nelle Marche, su una collina sul mare, sposata, ha due figli, ama sia la tranquillità domestica che viaggiare. Di formazione classica, accanita lettrice, adora Jane Austen; a lei ha dedicato un saggio intitolato Jane Austen. Donna e scrittrice pubblicato da Flower-ed ad aprile 2017. Ha pubblicato con la Compagnia Editoriale Aliberti una raccolta intitolata Poesie per un anno e il racconto breve Intrighi d’amore a Villa Roseburn, ora disponibile anche in cartaceo. In passato ha collaborato con la rivista Ottocento Letterario pubblicando anche alcuni contributi sul sito Jasit.it; gestisce il blog ipiaceridellalettura.wordpress.com. Tra le edizioni Pink Books sono suoi Equinozio d’autunno (ispirato a Sanditon di Jane Austen), e Solstizio d’inverno. I Watson, ideale seguito dell’omonimo incompiuto di Jane Austen. Rimanendo in tema, ha partecipato come autrice del racconto “Miss Bennet” all’Antologia Natale a Pemberley, autopubblicazione ideata dal gruppo Facebook Regency & Victorian. Dopo aver curato le citazioni de Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen, sempre con la casa editrice Flower-ed, ha redatto la prima biografia in italiano della scrittrice americana Louisa May Alcott: Non ho paura delle tempeste e in occasione del bicentenario, quella riguardante la scrittrice vittoriana George Eliot, Vorrei che dal cielo piovessero rose. Di recente ha compilato una rassegna di Viaggi letterari in Italia compiuti da una selezione scelta di scrittori stranieri. 
La sua passione rimangono i racconti Regency e tale è il ciclo dell’Essex, La debuttante dell’Essex e Fiori d’arancio nell’Essex, accompagnati da un intermezzo natalizio, Natale a Graystone Manor, pubblicati dalla Literary Romance. A essi è andato ad aggiungersi Un Natale con Emma, libro-game ispirato a Emma.

Il suo blog https://ipiaceridellalettura.wordpress.com/


Le immagini sul sito sono tratte da internet e costituite da materiale largamente diffuso. Qualora il loro uso fosse soggetto a diritto d’autore, provvederò alla loro pronta rimozione in seguito alla segnalazione via email.