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17-06-2022 Recensione “Violeta” di Isabel Allende

Editore ‏ : ‎ Feltrinelli (3 febbraio 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Link d’acquisto: qui
Copertina flessibile ‏ : ‎ 368 pagine

Trama

Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie…

La mia opinione

Ho letto tanti libri di Isabel Allende e ogni suo romanzo è rimasto impresso nella mia memoria e ancorato ad un determinato periodo della mia vita.

“Violeta” sembra la summa di alcuni suoi precedenti romanzi: “La casa degli spiriti”, il  capolavoro che l’ha resa celebre, da cui è stato tratto anche un film con Meryl Streep e Antonio Banderas, ambientato negli anni tormentati del Cile e “Paula”, un lungo racconto rivolto alla figlia malata. Leggendo “Violeta” non ho potuto non pensare a questi due romanzi; sembra una sorta di capitolo nostalgico e di un ritorno alle origine.

In questo romanzo si parla della storia di una famiglia attraverso i ricordi di Violeta, una donna ormai centenaria, che rivolgendosi ad un uomo, Camillo, con affetto e tenerezza, racconta non solo la sua vita, ma anche quella degli uomini e delle donne che ha incontrato lungo il suo lungo cammino.

Ci racconta di una nazione, il Cile, della sua storia e di come tra alti e bassi, passando per un lungo periodo di dittatura, sia giunto alla democrazia.

Violeta, nasce in una notte di tempesta, ultima di cinque fratelli. Amata dal padre, da due zie che la crescono con dedizione e dal fratello maggiore con cui ha un legame speciale.

“È una strana simmetria nascere durante una pandemia e morire nel corso di un’altra”

Ci racconta dei suoi personali momenti di gioia e dolori, di passione e separazione, di vita e di morte. La morte, un momento che fa parte della vita di ciascuno di noi, da cui vorremmo liberarci, ma che sta sempre in agguato. Il dolore della perdita è riportato nuovamente nelle pagine di questo romanzo, come era successo in “Paula”, titolo del romanzo, ma anche nome della figlia prematuramente scomparsa dell’Allende. Quest’ultimo romanzo, letto più di vent’anni fa, mi emozionato tantissimo e fatto piangere, riportando in me dolori e ricordi dormienti.

“Violeta”, come ho già detto è un romanzo troppo nostalgico che non mi ha suscitato, se non in poche parti, quelle emozioni che cercavo.

La protagonista in una prima parte del romanzo si mostra avventata, egoista, segue solo il suo istinto, senza accorgersi di essere in parte anche vittima delle sue scelte, mentre nella seconda parte della sua esistenza cerca di rimediare agli errori commessi, anche se molti di questi sbagli saranno impossibili da rimediare.

Per buona parte del romanzo ho fatto fatica ad andare avanti, perché mi sembrava di leggere qualcosa di già letto: una storia che raccoglie altre storie e parte della vita della stessa autrice.

Nota di merito è che l’Allende pone l’attenzione, più volte, sui diritti delle donne, in particolare nell’ultima parte del romanzo, viene trattato il tema della violenza sulle donne. Violeta ne diventa portavoce e sostenitrice. La violenza sulle donne è un tema attuale della nostra società: le donne subiscono in silenzio o fuggendo dalla loro condizione di vttime. Nonostante denuncino, non hanno ancora ottenuto la protezione adeguata per vivere la loro vita, perchè vengono lo stesso uccise da ex mariti, ex amanti o ex compagni. Cronaca di tutti i giorni; cronaca che fa male.

Speravo di emozionarmi, come mi è sempre capitato leggendo i romanzi dell’Allende, ma questa volta, non ci sono riuscita, se non nelle ultimissime pagine. Sicuramente la scrittura è impeccabile, scorrevole, ma la stanchezza che pervade queste pagine mi ha dato poche palpitazioni e mi ha lasciato una certa amarezza.

Nonostante tutto ammiro tantissimo Isabel Allende, perchè fa parte della mia vita. Quando si legge un autore da sempre, si crea un rapporto speciale tra lettore e scrittore e con lei questo legame è diventato inscindibile.

Consiglio di leggere questo romanzo a chi non ha letto nulla dell’Allende; a chi, invece, ha letto qualcosa di suo, lo consiglio se siete nostalgici e se avete bisogno di un salto nel passato.

Il mio voto è

3 pinguini lettori.

Foto Instagram

L’autrice

Isabel Allende è nata a Lima nel 1942 ed è vissuta poi in Cile fino al 1973. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. È una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. In Italia tutte le sue opere sono pubblicate da Feltrinelli. Nel 2014 Barack Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.