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18-10-2020 Recensione – Vasandhi Schiava in India, schiava in Italia” di Boggiani Rinaldo

Ciao amici,

oggi vi parlo di un libro particolare: “Vasandhi Schiava in India, schiava in Italia” di Rinaldo Boggiani edito da Infinito Edizioni. Ne ho parlato tanto nei miei profili social e anche qui. Il Romanzo è legato al bellissimo progetto “Un libro, una pietra“: realizzare in India e, in particolare ad Singampunari dove è nata e cresciuta la nostra protagonista, un ritrovo per anziani e un doposcuola per tutti i bambini che non hanno la possibilità di studiare. Come ho già detto nella mia segnalazione: la cultura e l’istruzione rendono liberi. Essendo insegnante ho modo di parlare con altri colleghi che si occupano di tematiche come lo sfruttamento e la violenza sulle donne. Spero che questo libro possa arrivare anche nelle scuole e nella mia scuola. Per conoscere il progetto potete andare a leggere il mio articolo qui


Vasandhi Schiava in India, schiava in Italia” di Boggiani Rinaldo

Autore: Rinaldo Boggiani
Editore : Infinito Edizioni (19 giugno 2018)
Copertina flessibile : 192 pagine
Prezzo: 15 €
https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/vasandhischiava-in-india-schiava-in-italia/

TRAMA

Il viaggio di Vasandhi comincia da Alagapuri, nel sud dell’India, luogo povero d’acqua e di cibo ma ricco di spiritualità, amicizia e amore, unici antidoti contro prevaricazione, violenza e morte, all’ordine del giorno. Data in sposa giovanissima e contro la sua volontà a un italiano molto più anziano di lei, arriva nell’Italia settentrionale e qui conoscerà l’abisso. Ma non si arrenderà mai e farà di tutto per sfuggire al mondo sommerso in cui è stata calata e per ridare dignità al dolore, trasformando le ingiustizie in ragione di lotta e di resistenza. Una storia vera, dei nostri giorni, che entra nel cuore del lettore e ci rimane per sempre.

LA MIA OPINIONE

Il racconto di Vasandhi inizia con un Om, sacro mantra, parola magica, preghiera, aiuto del pensiero, della memoria.  Il racconto della storia di sua nonna Minakschi, madre di suo padre, mi colpisce subito. Il fatto di essere donna sembra essere quasi una condanna: non esiste libertà, esiste solo sottomissione. Se ti ribelli alla dittatura dell’uomo, rischi di non sopravvivere.

La violenza sulle donne, ma anche sui bambini, incapaci di poter sviluppare al meglio le proprie capacità, privati delle possibilità di poter giocare e studiare, è scritta nelle pagine iniziali di questo libro. Un libro scritto con il cuore da Rinaldo Boggiani e raccontato, attraverso delle registrazioni, da Vasandhi stessa. I suoi ricordi, sono così vivi che non puoi fare a meno di soffrire con lei, di piangere insieme a lei.

“Nel luglio del 1966 nacqui io, Vasandhi, che vuol dire primavera”.

La nascita di Vasandhi, la sua infanzia, la povertà della sua famiglia, le vite stroncate troppo presto, rendono impotente il lettore. Vorresti aiutare quei bambini ad uscire dalla miseria, a farli giocare un po’ di più, ma quello che può fare è solo leggere e ricordare.

“La mia giornata era scandita così: sveglia presto al mattino per raccogliere i frutti di nee, poi la scuola, a casa verso le quattro, in campagna fino alle sei, di nuovo a casa, cena, compiti.”

“Papà nei campi, mamma nella stalla, noi bimbi dovevamo badare a noi stessi”

Poi Vasandhi diventa una donna. Questo è il momento della svolta e di altra sofferenza. Le donne in India vengono date a un marito solo se si ha la dote. Può essere chiunque. L’uomo sceglie la donna da sposare e non viceversa. Vasandhi viene data in moglie ad un occidentale che vive in Italia. Lui ha una cultura diversa, ha più del doppio della sua età e soprattutto non è l’uomo con cui sperava di trascorrere il resto della sua vita.

Ciò che mi ha colpito di più in questa seconda parte del romanzo è il carattere di Vasandhi. Una donna forte che vorrebbe cambiare la sua situazione, ma non ci riesce, perché il sistema che la tiene prigioniera è troppo forte. La soffoca fino a farla quasi impazzire. A salvarla sarà Radha, sua figlia.

“Dovevo uscire da quella casa. Andai sull’argine, camminai veloce, sempre più veloce. Respiravo aria, volevo l’acqua più vicina, il fiume, un amico, la natura, un aiuto. A pochi metri dalla corrente, pensieri strani. Basterebbero due passi…mi dissi. Feci il primo passo. Ma il pensiero di Radha mi fece indietreggiare. Cosa ne sarebbe stato di lei?..”

Alle donne che diventano madri succede qualcosa. Si cambia in meglio o in peggio. E’ un cambiamento che arriva all’improvviso e ti può far diventare una guerriera, una tigre, capace di uscire le unghia all’occorrenza. Questo cambiamento lo si vede già nella nonna Minakschi, a cui Vasandhi somiglia tanto per il coraggio e la forza.

Lo si vede nella madre di Vasandhi, che al contrario, invece di proteggere le figlie,  le umilia, le tortura psicologicamente. Diventa anche lei quasi un’aguzzina, perché il dolore, i soprusi subiti dell’essere donna, le hanno solo creato astio e rancore verso chi le sta vicino. Vasandhi che dovrebbe trovare in sua madre un’amica, un’alleata, in realtà trova solo un muro.

Invece alla fine è il padre, cresciuto nella violenza anche lui, che sembra dare più conforto a Vasandhi.

La nascita di sua figlia Radha porta un forte cambiamento nella vita di Vasandhi. E’ allora che accade il cambiamento e che arriva la ribellione. Un accumulo di sofferenze e di delusioni che esplodono in qualcosa di costruttivo. Una svolta che renderà Vasandhi una donna libera.

Un libro di coraggio che ho amato dalla prima all’ultima pagina.

Alla fine del romanzo c’è la postfazione di una giovane donna, un’ altra guerriera: Francesca Cipelli, atleta paraolimpica della Nazionale Italiana, madrina del progetto Un libro, una pietra. La sua storia è racchiusa in poco più di tre pagine. Le sue parole mi hanno commosso e l’ho ammirata per il suo coraggio e la sua forza di volontà.  

Il romanzo scritto da Rinaldo Boggiani entra nel cuore attraverso le parole di Vasandhi, come se fossero sussurrate al suo orecchio e riportate sulla carta con parole semplici e delicate. Una storia di dolore, di solitudine, di amore e di coraggio.

Sembra di sentirla vicina, mentre ci porta in India quando ancora lei non era nata e piano piano avanti nel tempo nel momento della sua nascita. Le vita dei fratelli, delle sorelle, dei suoi genitori segnate dalla sofferenza. Ho pianto con Vasandhi nei momenti in cui ha perso qualcuno. Ho vissuto con lei nel momento del riscatto.

Nel mio piccolo sono con lei e con tutte le donne che riescono a risollevarsi nonostante il dolore, ma anche con quelle donne che non riescono a liberarsi dalla prigione di chi le rende schiave.

Portiamo avanti il progetto e il sogno di Vasandhi: Un libro, una pietra.

Foto instagram

Ringrazio nuovamente Radha, la figlia di Vasandhi, per avermi fatto dono di questo libro e aver avuto modo così, di conoscere la storia di una donna forte, capace di affrontare a testa alta le avversità della vita.

Il mio voto è:

5 pinguini lettori.

A presto,

02/10/2020 Recensione “La verità è che non sei distante abbastanza” di Chiara Parenti

Ciao amici,

siamo arrivati ad ottobre, un mese da divano e copertina sulle gambe, ideale per leggere un buon libro o guardare un bel film. Così anche io tra una cosa e un’altra, nei ritagli di tempo, mi sono dedica ai libri e al blog, e per voi ho scritto la recensione del nuovo libro di Chiara Parenti: “La verità è che non sei distante abbastanza”. Di questa bravissima autrice ho già letto e recensito ““Per lanciarsi dalle stelle” che ho apprezzato tantissimo. Se siete curiosi la mia opinione la trovate qui.


La verità è che non sei distante abbastanza di [Chiara  Parenti]
Lunghezza stampa : 181 pagine
link d’acquisto qui
Attualmente solo in ebook


TRAMA

Marzo 2020.
Elena Tonelli è furiosa. L’Italia è in lockdown e lei è rimasta bloccata a Reggio Emilia in un appartamento che odia insieme a Lorenzo, l’ex fidanzato fedifrago che l’ha tradita e dal quale vorrebbe stare a molto più di un metro di distanza.
Pasti separati, letti separati, spesa separata. Le regole della prigionia sono chiare ma, anche così, le battaglie sono all’ordine del giorno. Ipocondriaca nel mezzo di una pandemia globale, Elena trascorre le giornate a disinfettare qualsiasi tipo di superficie, dalle 3564 fughe dei pavimenti di casa alle zampe del cane.
Lorenzo invece è molto più rilassato su questo punto: entra ed esce di casa ogni giorno con disinvoltura, senza mai dire dove vada, cosa che manda Elena fuori di testa. Per fortuna ci sono le amiche Rebecca, Asia e Giulia che, anche se lontane, le fanno sentire la propria vicinanza tra messaggi e videochiamate.
Ma a riempire di colore le giornate grigie di Elena è Alessandro, un affascinante giovane imprenditore che aveva conosciuto qualche mese prima e che sembra intenzionato a volere molto di più che chattare con lei.
Tutto cambia la sera del 18 marzo, quando alla tv passano le immagini dei mezzi dell’esercito che trasportano le bare via da Bergamo: per la prima volta, Elena e Lorenzo si rendono conto della gravità di quello che sta succedendo fuori dal loro appartamento, e allora anche la lite sulla tavoletta del wc rimasta alzata perde di significato…..

LA MIA OPINIONE

“La verità è che non sei distante abbastanza” di Chiara Parenti è uno di quei romanzi che si legge tutto d’un fiato. Una storia perfetta per farci un film di quelli alla “Bridget Jones” o “I love shopping”, ma con qualcosa in più: la profondità delle parole. Perché questo romanzo è ricco di ilarità, ma soprattutto di tanta saggezza, la stessa che potrebbero donarci i nostri nonni.

Ambientato in un dei periodi più difficili dei nostri tempi: il lockdown. La storia racconta in prima persona di Elena, una ragazza ipocondriaca, ambiziosa, divertente e che cerca, come tutti, la felicità.

Lei è una ragazza che viene dal sud, esattamente dalla Sicilia, la mia terra. Ha lasciato tutto insieme al suo ragazzo, per trasferirsi al nord, in cerca di un lavoro che la gratifichi. Lavora 24 ore al giorno, perdendo di vista le cose più importanti della vita. Prima del lockdown, il suo ragazzo, Lorenzo, soprannominato Lostronzo, confessa di averla tradita. Si ritrova a convivere con lui forzatamente e questo la porterà a fargli dispetti a non finire, ma anche a voltare pagina una volta per tutte.

Il lockdown è uno di quei periodi da qui si può uscire rinati o distrutti. Per me vale la seconda opzione. Sono una persona a cui piace uscire, anche per una semplice passeggiata. Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo. Cerco di fare più cose possibili durante la giornata e sentirmi intrappolata a casa, privata della libertà, è stato un duro colpo. Sapevo, comunque, che era per una giusta causa: per contenere l’epidemia del Covid.  Questa motivazione mi ha aiutato a resistere e a vivere giorno per giorno anche il lockdown.

Le mie giornate erano scandite dalle lezioni on line, dalla preparazione di lezioni da proporre in videoconferenza ai miei studenti, cercando di renderle il meno noiose possibili, dalla gestione della casa e soprattutto dal convivere 24 ore su 24 con la mia famiglia. Ho anche dovuto studiare per l’anno di prova e sostenere il colloquio finale a distanza, ottenendo alla fine delle gratificazioni che hanno sollevato un po’ il mio umore. Il resto della giornata, o il poco tempo rimasto, lo dedicavo, come già detto, alla mia famiglia e soprattutto alla mia piccola di quattro anni che non capiva perché non poteva più uscire e stare con i suoi amici. Vedere lei così è stata la cosa che mi ha fatto stare più male. La grande, di undici anni, impegnata con le sue lezioni a distanza, lo studio e i giochi on line con gli amici, ha superato meglio degli altri questa difficile prova. Almeno lo spero. L’unica conseguenza è stata che, per non isolarla dagli amici, aveva con sé quasi sempre il cellulare e, se prima c’erano dei limiti stretti, adesso ne è dipendente. Ma questa è un’altra storia. 

Il sabato lo dedicavo alle mie cucciole e a mio marito, preparando dolci, torte e pietanze che poi mi hanno fatto prendere un bel po’ di chili. Ho provato a fare un po’ di ginnastica, ma quell’oretta alla settimana non ha dato gli effetti desiderati. Mi sentivo sempre più una mongolfiera e ancora adesso stento a perdere i chili di troppo. (faccina disperata)

Adesso che si sta piano piano riprendendo na vita quasi normale, con il ritorno a scuola sia per me che per le mie figlie, ho sempre la paura quotidiana che succeda qualcosa e l’orizzonte non sembra dare molte speranze. Sto vivendo alla giornata e preparo le mie figlie al peggio.

Non potevo non fare questa premessa perché leggere il libro di Chiara Parenti mi ha riportato indietro nel tempo. Tra scene divertenti e momenti di assoluta drammaticità, il romanzo mi ha fatto capire quando sia stato importante rinchiuderci nelle nostre quattro mura per il bene di tutti.

Dal lockdown, come ho detto sopra, si può uscire rinati o distrutti. Per i due protagonisti Elena e Lorenzo, a differenza mia, vale la prima opzione, perché nella loro solitudine, sono riusciti a guardarsi dentro e a capire che bisogna fermarsi un attimo per ritrovare sé stessi e chiedersi  ciò che nella vita conta veramente.

Ciò che mi ha colpito di più, oltre alla simpatica storia di Elena e Lorenzo, è stata la presenza degli anziani, i loro vicini. La loro saggezza, insieme a quella della nonna novantenne di Elena, ha reso questo libro profondo. Tante piccole perle di saggezza riempiono le pagine di questo romanzo. Il fatto di averli resi un po’ coprotagonisti della storia, fa capire quanto i nostri nonni, gli anziani in generale, siano importanti nella nostra società.

“Quando un’ostrica viene ferita, produce una perla. Quando un granello di sabbia penetra dentro la conchiglia, per proteggersi l’ostrica ferita inizia a produrre una sostanza cicatrizzante che diventerà poi una bellissima perla. Questo per dirti che la sola via d’uscita al dolore che provi è fare come l’ostrica e avvolgere la tua ferita con quella sostanza lenitiva e incredibile che è l’amore”.

Durante il lockdown gli anziani sono stati i soggetti più fragili, quelli che hanno sofferto di più, quelli che sono andati via per sempre, morti senza la vicinanza dei loro cari. Anche mia nonna è morta, non di Covid, nel mese di maggio. Normalmente avrebbe avuto vicino qualcuno dei suoi figli ma, in queste circostanze, è morta da sola in ospedale. Una donna forte, una guerriera, come tanti anziani, che non ce l’hanno fatta.

Questo romanzo è dedicato soprattutto a loro.

“Siamo qui per proteggere le nostre radici, il posto da cui veniamo e senza il quale saremmo solo rami secchi e foglie leggere in balia dei venti”.

Il romanzo, per il resto, è divertentissimo. Non ho potuto fare a meno di ridere veramente per alcune scene esilaranti. Ci sono anche riferimenti a libri, film e serie tv a cui l’autrice è particolarmente legata.

“Quello non è un incantesimo di Harry Potter?”

“Ha preso un ombrello e lo usa come un bastone. Sembra il dottor House e mi mordo le guance per non ridere.”

L’autrice anche questa volta riesce ad incantarmi con il suo modo unico e straordinario di raccontare le storie. Sono contenta di aver accettato di recensire il suo nuovo romanzo. Ero certa che non mi avrebbe deluso neanche questa volta.  

“La verità è che non sei distante abbastanza” è un romanzo che consiglio a tutti, soprattutto a chi crede che l’amore e la forza che c’è dentro di noi possono aiutarci a vincere qualsiasi sfida, anche quella che sembra più difficile.

Il mio voto è

5 pinguini lettori.


L’AUTRICE:
Chiara Parenti (1980) è nata e vive a Lucca. Dopo l’esordio nella collana Youfeel di Rizzoli con “Tutta colpa del mare (anche un po’ di un mojito)”, ha pubblicato “La voce nascosta delle pietre” e “Per lanciarsi dalle stelle” con Garzanti e “Un intero attimo di beatitudine” con Dea Planeta.
“La verità è che non sei distante abbastanza” (2020) è il suo primo romanzo da selfpublisher.
Info: www.chiaraparenti.com.

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