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12-09-2020 Recensione serie tv: Little Fires Everywhere

Ciao amici,

oggi vi parlo di una serie tv uscita da pochi mesi su Amazon Prime: Little fires Everywhere. Una delle poche serie tv che sono riuscita a vedere in pochi giorni: non ci credo neanche io! La trovate su Amazon Prime.

Little Fires Everywhere: la recensione - Nocturno
Ideatore: Liz Tigelaar Genere: Miniserie TV
Anno: 2020 Paese: USA
Durata: 55 min Stagione: I

Perché ho guardato questa serie?

Prima di tutto, è una serie che parla di donne e di segreti.

Poi, perché una delle due protagoniste, Elena Richardson, è interpretata dall’attrice Reese Witherspoon. Mi piace la sua capacità di interpretare ruoli diversi ed è una donna che è cresciuta professionalmente diventando anche produttrice cinematografica.

La mia opinione

Little fires Everywhere è una serie tv drammatica di otto episodi tutta al femminile, tratta dal romanzo omonimo scritto da Celeste Ng nel 2017. Infatti, è prodotta e diretta da sole donne, fra queste: Reese Witherspoon, Kerry Washington, la coprotagonista della serie nel ruolo di Mia Warren, e Lynn Shelton, produttrice, sceneggiatrice e regista, sfortunatamente morta nel maggio 2020.

Tra gli interpreti della serie ritroviamo Joshua Jackson, conosciuto per i ruoli di Pacey Witter nella serie tv Dawson’s Creek (1998–2003) e di Peter Bishop nella serie di fantascienza Fringe. In Little Fires Everywhere interpreta Bill il marito di Elena Richardson

L’inizio della serie è drammatico. Il fuoco divampa e divora una villa. Ci si chiede chi abbia appiccato l’incendio.

I pompieri hanno detto che c’erano piccoli fuochi ovunque. Più punti di origine. Possibile uso dell’accelerante. Non è stato un incidente.

Dobbiamo aspettare l’ultimo episodio della stagione per scoprirlo e rivivere gli ultimi quattro mesi che hanno portato a questo tragico momento.

Il prologo sembra anche dare le basi a tutti i presupposti per avere una serie con piromani e fuochi appiccati a destra e a manca, in realtà non succede nulla che abbia a che fare con incendi, e il titolo Piccoli fuochi ovunque, sembra solo una metafora di ciò che invece accade interiormente a ciascuno dei personaggi della serie.

Dopo il drammatico inizio, Il nastro si riavvolge a quattro mesi prima quando l’arrivo di Mia Warren e della figlia Pearl sconvolge la routine della tranquilla cittadina di Scacker.

Mia diventerà l’affittuaria di Elena e non solo. Lei è un’afroamericana, artista, fotografa che gira l’America senza mai fermarsi stabilmente in un posto.

Elena è bianca, ricca e vive in una enorme villa (la stessa che brucerà quattro mesi dopo). Fa la giornalista in un quotidiano locale ed è madre di quattro figli.

Una storia che vede le due donne agli antipodi.

Elena, egocentrica, narcisista e ambiziosa. Per far funzionare tutto, la sua vita è programmata in ogni suo momento su un calendario appeso in cucina. Rendendola ridicola agli occhi dei figli e maniaca della perfezione.

Mia, misteriosa, orgogliosa, fantasiosa e testarda. Entrambe impongono le loro scelte, buone o cattive ai propri figli.

Mia è apparentemente senza un soldo e sembra cercare di affermarsi nel mondo dell’arte. Elena vede in lei una povera madre single, bisognosa di aiuto. Questo la metterà ad un livello più alto, perché da subito si mostrerà compassionevole e benevola verso chi ha bisogno, in questo caso Mia Warren. Si sentirà appagata per averla aiutata dandole una casa e un lavoro.

In realtà le due donne così diverse, sono entrambe caparbie, dovranno vedersela con le scelte fatte nel loro passato.

Le tematiche affrontate sono tante: il razzismo, lo scontro generazionale, il divario socioeconomico, il rapporto tra madre e figli e le tendenze sessuali viste da diversi punti di vista.

Ad ogni episodio ci si chiede da quale parte stare: Elena o Mia.

Il passato delle due protagoniste mostra come le due donne siano arrivate ad essere quelle che sono. Le loro scelte imposte o fatte liberamente sveleranno quello che sono realmente.

Non voglio fare spoiler, ma sicuramente alla fine i figli di Elena, soprattutto la ribelle, Isabel, la ragazza più fragile e la più vera tra tutti, ne usciranno a testa alta. Pearl, figlia di Mia, che fin dall’inizio chiede stabilità e una vita diversa, capirà che tutto quello che ha fatto sua madre l’ha portata ad essere quello che è: una ragazza sicura di sé, brillante e capace di accettarsi per quello che è.

Pearl is Blissful - Little Fires Everywhere Season 1 Episode 4 - TV Fanatic
Pearl Warren

Per concludere la serie tv è fatta bene, a parte il fatto che in quattro mesi succede di tutto; vengono fuori storie nascoste e scelte che lasciano lo spettatore impotente. Inoltre Little fires Everywhere per certi versi ricorda le serie tv Desperate Housewises e Big Little Lies. L’ambientazione è anni 90, niente cellulari in mano e dei riferimenti alle serie tv di quegli anni come Buffy L’ammazzavampiri e Beverly Hills. In una puntata ritroviamo anche l’omaggio al gruppo musicale tutto femminile Spice Girls.

Spice, ha 20 anni la prima hit. Ora la reunion
Spice Girls

La serie è adatta agli adulti, ma anche ad un pubblico adolescenziale.

La consiglio e rimango in attesa della seconda stagione. Infatti, secondo indiscrezioni, dato il successo avuto dalla serie, si sta lavorando al seguito.

Il mio voto è 4/5

Spero che la serie vi abbia incuriosito. Aspetto i vostri commenti e le vostre opinioni. 😊

A presto,

Lucia.

Stranger Things

10/02/2017 La mia recensione Stranger Things

Prima puntata: 15 luglio 2016

Numero Di Puntate: 8
Numero Di Stagioni: 1
Generi: Fantascienza, Letteratura dell’orrore, Film di mistero
Autori del programma: Matt Duffer, Ross Duffer
Durata: 48-50 min

Interpreti e personaggi

• Winona Ryder: Joyce Byers
• David Harbour: Jim Hopper
• Finn Wolfhard: Mike Wheeler
• Millie Bobby Brown: “Undici”
• Gaten Matarazzo: Dustin Henderson
• Caleb McLaughlin: Lucas Sinclair
• Natalia Dyer: Nancy Wheeler
• Charlie Heaton: Jonathan Byers
• Cara Buono: Karen Wheeler
• Matthew Modine: Dr. Martin Brenner
• Noah Schnapp: Will Byers
• Joe Keery: Steve Harrington
• Sadie Sink: Max
• Dacre Montgomery: Billy
(Wikipedia)

La mia recensione – Premessa
Finalmente sono riuscita ad abbonarmi a Netflix. Sapete il primo mese è gratuito e tra una cosa e l’altra non riuscivo mai a farlo. Poi il giorno è arrivato. Un pausa: lontano dai pianti di una delle mie figlia e dai compiti dell’altra, riesco ad accendere il computer e a registrarmi.

CI SONO RIUSCITA!!” Stasera potrò vedere una serie tv che dicono sia la migliore del 2016.” penso tra me e me…
Ed eccomi, momento perfetto: bimbe a letto, divano, marito accanto, luci spente e la mia nuova smart tv 55 pollici davanti a me.
Si parte….

Siamo nel 1983 in una tranquilla cittadina immaginaria nell’Indiana. Le prime scene mi tengono già incollate al video. (Mi piace, mi piace!).

Mi sembra di ritornare indietro nel tempo quando ero bambina, piccolissima, e vidi ET l’extraterrestre di Stephen Spielberg, e mio padre mi disse di non guardare, proprio mentre gli alieni scendevano dalla loro nave spaziale e analizzavano la Terra e poi il piccolo alieno rimaneva tutto solo con il suo respiro affannoso in cerca di mamma e papà. Rimasi lì a sbirciare tra le dita di mio padre, che continuava a ripetere di non guardare. Ma qualcosa comunque la vidi.
Allora ero veramente piccola, e anche una piccola scena mi poteva turbare, ma la prima scena di Stranger Things è spaventosa.
Ti chiedi subito che cosa sia quella cosa che rincorre un terrorizzato dottore lungo i corridoio di un misterioso laboratorio, celato da quello che tutti conoscono come il ” Dipartimento per l’Energia”. Poi calma e si vedono quattro bambini, Mike, Will, Lucas e Dustin che giocano a Dungeous and Dragons. Per chi non lo conoscesse è un gioco di ruolo fantasy, famosissimo, uscito per la prima volta nel 1974. Un gioco che si mescola perfettamente bene con la storia, ne entra a far parte e ne diventa il coprotagonista.
Il Demone Gorgone mi ha beccato.” dice Will, il ragazzo che poi sparirà, a Mike, l’amico che non si arrende mai. E’ quasi una premonizione di quello che sarebbe accaduto subito dopo. Nel gioco “Dungeous and Dragons”, Mike è il magister, la voce narrante. E’ lui che nasconde Undici, la bambina che misteriosamente appare contemporaneamente alla sparizione di Will e, che si scopre, possiede dei poteri telecinetici. Undici, tradotto dall’inglese Eleven. Chiamata El, in italiano Undi. Anche se tradotto non si capisce il riferimento a Superman, Kal El.
Infatti una delle pecche che si ha in questa serie è proprio la traduzione dall’inglese all’italiano.
Infatti nelle successive puntate quando la mamma di Will, Joice Byers, interpretata da Winona Ryder, idolo degli anni 90 che con questa serie tv ritorna alla grande, cerca di comunicare con il figlio sparito, il doppiaggio crea una dissonanza. Non per essere polemica, ma dopo tutta la fatica che fa la povera disperata Joice per appendere sul muro le luci di Natale in modo che ogni luce illumini una singola lettera dell’alfabeto, la donna legge le lettere in italiano ma non nel modo in cui appaiono al telespettatore. Questa parte risulta un po’ confusa.

Altri personaggi importanti sono: lo sceriffo Jim Hopper, a cui è morta la figlia Sara, ma si scoprirà solo alla fine in che modo; Nancy, la sorella di Mike; Jonathan, il figlio maggiore di Joice, considerato inizialmente uno sfigato; Steve, il fidanzato di Nancy e infine il cattivo Dr. Martin Brenner.
Ognuno dei personaggi è importante per lo sviluppo della storia. Anche se le scene che, a mio parere, conquistano di più sono quelle che vedono i tre ragazzi che non si arrendono in nome di un’amicizia profonda e unica. Un’amicizia che supera i confini del mondo pur di proteggerla e che non si arrende alle avversità.
Naturalmente non si può non notare il riferimento ai film cult degli anni 80,con scene, immagini, oggetti e gli stessi personaggi, creati per catapultare lo spettatore indietro nel tempo.
I film: ET, come già detto, i Gunnies, Explorer, Nightmare, la Cosa, Twin Picks
La scena che ricorda tanto ET, in cui i ragazzi scappano dai cattivi, dentro dei furgoni dell’enigmatico Dipartimento dell’Energia, in sella alle loro bici. Mike, un po’ il nostro Eliot ( amico di ET), che porta con se Undici. Anche il loro legame durante le varie puntate si rafforza sempre di più. In Stranger Things invece di far volare le bici, la ragazzina fa volare in aria i furgoni. La scena è anche d’effetto.
Nightmare, l’incubo che si rivela nei sogni, in Stranger Things , la creatura si rivela in una dimensione parallela in cui la paura e il buio regnano sovrani.
Le bici che vengono definite dallo sceriffo Jim: le “Cadillac” dei ragazzi.
La canzone” Should I Stay or Should I Go” dei The Clash del 1982 che si ripete per l’intera serie.
Per chi la volesse sentire:

https://youtu.be/BN1WwnEDWAM

Questi sono solo alcuni esempi, ma ci sarebbe da dire altro, per chi non lo avesse ancora visto o chi vuol finire di vederlo, non svelerò più niente.
Un’ultima cosa, gli ultimi dieci minuti, a mio parere troppo lunghi e lenti, come se il regista dovesse raggiungere per forza la soglia dei cinquanta minuti. Beh, alla fine c’è una scena che fa capire che probabilmente ci sarà un seguito, ma si ci poteva arrivare un po’ prima. Si capiva già che sarebbe successo qualcosa.
Nelle serie tv non c’è quasi mai un finale conclusivo come nei film, altrimenti che bello ci sarebbe.

Il mio voto per questa serie tv è:

di 5 Ciak.

A presto con le mie recensioni,
Lucia.