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13-09-21 Recensione “Circe” di Madeline Miller

Ciao amici,

eccomi di nuovo a recuperare la recensione di uno dei libri letti questa estate: “Circe” di Madeline Miller, autrice del famoso romanzo “La canzone di Achille” che spero di leggere prossimamente.
Amo i romanzi  che trattano di mitologia greca. Quando andavo al liceo, la storia antica e la filosofia greca mi avevano talmente presa che una gentile professoressa mi regalò alcuni libri sull’argomento. Non potete immaginare la felicità.
Quest’anno ho anche ripreso in mano qualche libro che trattasse di Odisseo, conosciuto anche con il nome Ulisse. Un libro interessante che mi ha dato modo di riscoprirlo è stato “Il mio nome è Nessuno” di Valerio Massimo Manfredi. Di questo romanzo vi avrei voluto parlare, ma tra un impegno e un altro non mi è stato possibile. Lo consiglio assolutamente agli appassionati. Appena potrò leggerò il seguito, perché questo primo volume arriva fino alla fine della guerra di Troia.
Ma ritorniamo a “Circe”. Quando navigando su internet mi sono imbattuta in questo romanzo e in chi ne tesseva le lodi, ho pensato che non potevo non leggerlo. Posso già anticiparvi che ne sono rimasta incantata dalla prima all’ultima pagina.

Editore ‏ : ‎ Marsilio (14 gennaio 2021)
Copertina flessibile ‏ : ‎ 416 pagine
Costo ebook 7,99 euro
Costo cartaceo 12,00 euro

TRAMA

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino…

La mia recensione

“Circe” è un romanzo dell’autrice Madelline Miller. Racconta in prima persona la storia della maga Circe a partire dalla sua nascita. Circe figlia del dio del Sole, Elios, e della ninfa Perseide. Dal loro matrimonio nascono appunto Circe, Perse, Pasifae e Eeta: tutti maghi, ognuno con una sua dote.
È la stessa Circe a raccontare la sua vita dall’incontro dei genitori alla sua nascita; a seguire la sua infanzia, la nascita dei suoi fratelli, la solitudine che vive nel palazzo, il suo desiderio di farsi accettare dagli altri.

“ Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine…Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella lingua significa non solo dea, ma sposa.”

Circe mette in bocca ai suoi simili, figli del potente Dio Sole, parole come “ottusa” “incapace”, rivolgendosi a lei e chiedendosi più volte perché.
La risposta è racchiusa in questa frase:

“Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto”

Circe è affascinata dagli uomini e di loro si accorge, non subito, di avere la loro voce. Non spaventa come fanno i suoi fratelli, non li incanta nel modo in cui fanno i suoi simili, ma lei lo vorrebbe tanto.
In questo romanzo l’autrice Madaline Miller presenta una Circe diversa da come l’abbiamo conosciuta: una dea che seduce e che usa i suoi poteri per vendicarsi. Sicuramente lo fa, non una volta, ma più volte, solo che ne spiega i motivi e i sentimenti contrastanti che ne vengono fuori. Parla del suo primo amore, del mostro Scilla, della sua solitudine in una isola, Eea, in cui viene relegata per il suo carattere impetuoso e in cui scopre se stessa, del suo incontro con il Minotauro e del suo amore per Odisseo.

“ Più tardi, molti anni più tardi, avrei udito un canto ispirato al nostro incontro. Il giovane che cantava era inesperto, erano più le note che mancava di quelle che coglieva, ma attraverso lo scempio risplendeva la dolce musicalità dei versi. Non mi sorprese come venivo ritratta: la maga altezzosa annichilita di fronte alla spada dell’eroe, inginocchiata a supplicare pietà. Le donne umiliate mi sembrano il passatempo preferito dai poeti. Quasi non possa esistere storia che non strisciamo e non piangiamo.”

Attraverso gli occhi di Circe e di chi l’ha conosciuto, la Miller, ci permette di scoprire anche quest’uomo: Odisseo. Di lui si narrano le gesta e attraverso l’uomo eroe, l’autrice mette in luce gli aspetti dell’umanità che tanto ci riguardano: i sentimenti e le emozioni che portano gli uomini a fare delle scelte. Odisseo viene, infatti, inizialmente presentato come un uomo tutto d’un pezzo, geniale, scaltro, ma anche sofferente e reduce dalla guerra, desideroso di far ritorno alla sua amata terra Itaca; poi però questo eroe viene distrutto, fatto quasi a pezzi dal racconto di chi nella vita lo ha amato. Si rimane quasi senza parole a vedere un eroe schiacciato dalla sua stessa gloria e dalle sue gesta.
Circe è una maga e un’ immortale; conosce il suo potere e impara a conoscerlo attraverso il dolore e l’amore per il suo unico figlio: Telegono ( “colui che è nato lontano”, facendo riferimento alla lontananza dal padre).
La Circe che troviamo in questo romanzo è una donna che nonostante abbia il potere di distruggere con i suoi incantesimi chiunque voglia, prova la rabbia di essere una donna vulnerabile davanti a suo padre, ai suoi fratelli e agli uomini. 
Più volte nel romanzo attraverso il racconto di Circe si mettono anche in evidenza le similitudini e le differenze tra gli dèi dell’Olimpo e gli umani mortali. I primi annoiati e consapevoli di non morire mai, che si divertono facendo soffrire i mortali, trattandoli come pedine di un loro disegno, gelosi, egocentrici, invidiosi a volte degli stessi uomini.

“ Gli dèi fingono di essere genitori ma sono dei bambini che battono le mani e urlano per averne ancora”

Quest’ultimi, invece, consapevoli della precarietà della loro vita ma capaci di rialzarsi dalle cadute, provano, nella loro breve esistenza, di migliorare se stessi, provando a raggiungere la fama.

Dèi e mortali simili nella ricerca della gloria, ma se per i primi è solo un soffio di vento, per i secondi può diventare la gloria eterna. Più però gli umani sono osannati dai loro simili, più soffriranno per mano degli stessi dèi.

“ Atena, quella dea irrequieta i cui intrighi andavano avanti senza sosta. Aveva combattuto per portare a casa il suo eroe, per vederlo ergersi sulla sua gente, per l’onore di lei e per quello di lui.”

Per concludere posso solo consigliare “Circe” a chi ama la mitologia, a chi vuole scoprire sotto un’altra luce Circe, una dea, una maga, ma soprattutto una donna e una madre.

Il mio voto è

5 pinguini lettori.

A presto,