Buon Natale! Un racconto di Natale: “Messaggero” di Paolo Fumagalli

Buon Natale a tutti voi, cari amici!

Oggi 25 dicembre, è con me virtualmente lo scrittore Paolo Fumagalli che, nei giorni dell’avvento, mi ha tenuto compagnia con i suoi bellissimi racconti a tema. Lui è uno scrittore veramente bravo dalla grande sensibilità. Insieme abbiamo deciso, in questo giorno speciale, di farvi un regalo: un racconto breve sulla famiglia e sul Natale. Abbiamo Pensato a chi, in questi giorni di festa, è rimasto lontano dai propri affetti, non solo per l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma per i più svariati motivi. Questo breve racconto magico ed emozionante lo dedichiamo a tutte le famiglie e a tutti bambini del mondo.


MESSAGGERO

di Paolo Fumagalli

Nicholas si avvicinò alla cassetta postale e infilò una mano attraverso l’involucro di metallo per controllarne il contenuto. Le sue dita scivolarono dentro, come quelle di un fantasma, e sfiorarono tutte le buste ammucchiate alla ricerca di una lettera particolare. Non si aspettava che ce ne fosse una e invece la trovò. La tirò fuori, facendola passare per magia attraverso la cassetta, e la guardò bene. Come ogni anno, aveva trascorso dicembre visitando le città di tutto il mondo per raccogliere le letterine che i bambini mandavano al Polo Nord. Mentre i giorni passavano e il Natale si avvicinava, aveva pensato di averle ormai prese tutte, anche se aveva continuato a controllare per esserne sicuro. Trovarne una spedita proprio la mattina della vigilia era una vera sorpresa.

Andò all’indirizzo del mittente, con il suo passo svelto che lo rendeva veloce quanto un soffio di vento. La maggior parte degli adulti lo scambiava per uno strano mulinello di neve, per una vaga impressione che doveva essere causata da un effetto ottico. Alcuni bambini avevano l’impressione di scorgere per un solo istante una specie di enorme dalmata che camminava ritto sulle zampe posteriori. Nessuno riusciva a distinguere il suo vero aspetto di giovane slanciato, dalla pelle chiara e dai capelli scuri, avvolto in un cappotto di penne nere sempre punteggiato di bianco. Nessuno poteva vedere il Messaggero di Babbo Natale.

Una volta arrivato alla villetta, Nicholas la osservò con interesse. Nel giardino un uomo stava avvolgendo un filo di luci colorate intorno a un cespuglio, dopo aver riservato lo stesso trattamento anche alle colonne del portico. Avvicinandosi alla finestra si potevano sentire le note di una canzone natalizia e scorgere i bagliori di un albero che aveva un posto d’onore nel salotto. Una donna si stava occupando dei regali confezionando pacchetti variopinti e un bambino stava appendendo campanelle e palline ai rami del piccolo abete. Tutti e tre sorridevano, canticchiavano e si davano da fare con aria gioiosa.

Il Messaggero si sollevò dalla strada in un batter d’occhio, diretto verso le gelide nubi invernali. Le attraversò, raccogliendo come al solito fiocchi di neve sul suo cappotto, e volò sopra la città e poi sopra le montagne e il mare, fino a raggiungere il Polo Nord. In mezzo al buio della notte perenne scorse una grande casa, simile a una baita di montagna ma ampia quanto un capannone, con le finestre tutte illuminate. Atterrò e si infilò subito attraverso la porta, ritrovandosi in un locale caldo e splendente.

«Un ritardatario» disse, mentre consegnava la lettera a un uomo vestito di rosso, dalla lunga barba bianca.

«Proprio all’ultimo momento, eh?» borbottò Babbo Natale, prima di leggere il messaggio che gli era stato indirizzato dal bambino.

«Sì, ma lui e la sua famiglia stanno recuperando il tempo perduto. Forse nei giorni precedenti sono stati troppo impegnati, ma oggi sembrano davvero pieni di spirito natalizio e felicità.»

«Va bene, nessun problema, abbiamo il giocattolo che desidera.»

I preparativi per la partenza fervevano, gli elfi correvano qua e là per attaccare le renne alla slitta e per caricare i regali. Per fortuna erano tipi laboriosi e previdenti e costruivano sempre qualche giocattolo in più rispetto a quelli che venivano richiesti. Nel corso di tanti anni, Babbo Natale aveva imparato a non farsi cogliere impreparato dalle lettere spedite all’ultimo momento. Il giocattolo fece quindi in tempo a essere infilato nel sacco dei doni, prima che un orologio a pendolo battesse l’ora. Era giunto il momento di mettersi in viaggio e la slitta sfrecciò fuori dal laboratorio, salutata dalle esclamazioni degli elfi e dallo splendore del firmamento sulla neve.

Quando il grande portone fu richiuso, Nicholas si sedette davanti al camino, accanto agli altri aiutanti di Babbo Natale. Lui era molto diverso da quelle creature alte appena un metro, dai vestiti rossi e verdi, dalle facce che ricordavano un po’ i volti degli esseri umani e un po’ i musi delle volpi artiche, ma stava bene in loro compagnia. Per quasi un mese all’anno, quei buffi esserini erano i suoi colleghi di lavoro e i suoi amici. Li considerava tanti piccoli fratelli, mentre restava intorno al fuoco insieme a loro a bere cioccolata calda e mangiare biscotti allo zenzero.

Rise a lungo e fece gli auguri a tutti loro, ma poi si alzò e si diresse verso la porta. Uscì nell’oscurità e partì di nuovo in volo, diretto verso sud. Quando arrivò a destinazione, trovò una piccola cittadina avvolta nel buio della sera ma piena di luci, di canti, di allegria. Quello era il posto in cui era nato e in cui aveva vissuto finché un incidente non aveva messo prematuramente fine alla sua esistenza terrena. Secondo le leggi della morte, lui non avrebbe mai potuto rivedere quelle strade e quei tetti, ma quando Babbo Natale aveva deciso di prenderlo come aiutante gli aveva anche consentito di avere un vantaggio precluso alle altre anime defunte. Essere il Messaggero comportava lavorare per quasi tutto il mese di dicembre, ma concedeva libertà la sera della vigilia.

Nicholas entrò nella casa in cui abitava la sua famiglia e vide i genitori e la sorella riuniti nel salotto. Stavano seduti davanti al camino, sonnecchiando, cullati dal suono delle campanelle d’argento che di tanto in tanto entrava attraverso la canna fumaria. Lui li guardò con dolcezza, si chinò a stringerli fra le braccia e accarezzò i loro capelli.

Rispetto alla prima volta in cui aveva fatto loro visita, erano invecchiati molto e ogni anno sembravano diventare più deboli e fragili. Eppure stavano sorridendo, proprio come se potessero sentire il tocco delle sue dita e ascoltare le sue parole. Il mattino seguente avrebbero pensato di aver sognato, di essersi lasciati suggestionare dall’atmosfera di una notte incantata, ma in quel momento erano così felici che lui fosse tornato…

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Spero che questo regalo sia stato di vostro gradimento. Condividere con voi questo racconto, scritto in pochissimo tempo da Paolo Fumagalli, è stato per me importante, un dono in più da aggiungere a questo Natale particolare.

Per chi volesse stamparlo, di seguito il pdf.

Prima di lasciarvi ai vostri pranzi e momenti natalizi, vi lascio una notizia sull’autore. Se vi piace l’urban fantasy, esce oggi 25 dicembre il suo nuovo romanzo, “La città delle ombre” edito da DZ Edizioni. Ve ne parlerò nei prossimi giorni. Intanto vi lascio il link della sua pagina facebook.

Ringrazio nuovamente Paolo di questa collaborazione natalizia. E’ stato un regalo bellissimo. Gli auguro un sereno Natale e un grosso in bocca a lupo per questo suo nuovo romanzo.

Infine vi anticipo che il 28 dicembre, nel blog, ci sarà l’appuntamento con THE BEST OF BOOK 2020. Insieme ad altri blogger pubblicheremo la classifica dei migliori libri letti quest’anno.

Di nuovo Buon Natale!

A presto,

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