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Intervista ad Alessia Racci Chini autrice L’Ottava confraternita

14/04/2018 Intervista ad Alessia Racci Chini autrice del romanzo

“L’ottava confraternita”

Editore Fanucci

Se avete amato Harry Potter e la sua scuola di magia, non potete perdere questo romanzo su una scuola un po’ particolare: la scuola Anti Mistero. Vi conquisterà con i suoi ragazzi dai poteri straordinari e fantasmi che non vogliono assolutamente averli tra i piedi. 

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Sinossi

Sulle orme di Harry Potter e della scuola Hogwarts, ecco la scuola Anti Mistero a caccia di fantasmi nel vecchio Grand Hotel Bluemillion. I professori e i giovani aspiranti medium della scuola sono malvisti dai sonnolenti fantasmi che dichiareranno loro guerra… ma il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti diventerà sempre più labile e, quando i due mondi si incontreranno, le cose prenderanno una piega inaspettata.
La curiosità infatti spinge fantasmi e giovani medium a oltrepassare barriere e timori, dando il via a piccole rivoluzioni. Un gruppo di ragazzi in particolare, riuniti nell’Ottava Confraternita, sfiderà le regole consolidate della scuola, costringendo gli stessi professori a mettere in dubbio false certezze e a fare i conti con scomode e inconfessabili paure…

Ispirato a una drammaturgia originale elaborata durante dei laboratori teatrali condotti dalla stessa autrice con ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, L’Ottava Confraternita si preannuncia un romanzo d’esordio avvincente, incentrato sui temi della paura, della medianità e della vita oltre la morte, per arrivare a far dialogare tra loro generazioni diverse, andando ben oltre la letteratura di genere.

Breve Biografia dell’autrice

Alessia Racci Chini è nata ad Ancona.
Attrice e storyteller, ha scritto racconti, testi teatrali e narrazioni sulla memoria dei luoghi. Tiene laboratori creativi per ragazzi, docenti e manager, ha rinarrato fiabe classiche e romanzi d’avventura. La sua voce è nelle audioguide di alcuni musei italiani.
Tra i recenti riconoscimenti, ha vinto nel 2017 il Premio Letterario Internazionale Città di Como – sezione narrativa breve – con il racconto “Carmelina. Cuore azzurro, cuore di sale”.


INTERVISTA ALL’AUTRICE

Alessia Racci Chini , benvenuta nel mio blog.  Non ti nascondo che mi sento un piccolo pesciolino spaventato in un grande oceano, perché quando mi trovo davanti una persona con un grande talento, sono un po’ intimorita, ma allo stesso tempo lusingata.

Come sai, sto leggendo “L’Ottava confraternita”  e posso già anticiparti che sono molto entusiasta.  Non ho mai letto una storia sui  fantasmi  e all’inizio ero molto scettica, ma il fatto che parlasse anche di una scuola di ragazzi ghostbusters un po’ speciali,  mi ha incuriosito molto.  E’ un libro che ti cattura dalle prime pagine, ricco di fascino e di quel tocco di mistero che ti invoglia a leggerlo senza fermarti un attimo. Ma non voglio svelare troppo,  le impressioni finali  le scriverò prossimamente in una recensione.  Ho comunque la sensazione che  questo romanzo avrà un enorme successo: in pochi sanno scrivere così bene e rendere viva una storia di questo genere. Non è solo un fantasy, ma qualcosa di più. 

Iniziamo allora a toglierci qualche curiosità su un’autrice che merita da subito l’appellativo di “creatrice di mondi”. Leggete fino in fondo e non ve ne pentirete.

L. Come si legge dalla tua biografia, la scrittura fa parte della tua vita da sempre. Credi che con la pubblicazione di questo  romanzo sia cambiato o cambierà qualcosa nel tuo approccio con la scrittura?

A. In realtà non scrivo da sempre. Sarebbe bello dire il contrario, ma ho vissuto fasi decisamente altalenanti. Da bambina amavo scrivere, disegnare e fagocitavo interi tomi di favole, che hanno gettato le basi mio immaginario.

Da adolescente ero un disastro con la scrittura e leggevo pochissimo. Soprattutto rifuggivo certe letture imposte dalla scuola che ai miei occhi non avevano appeal.

Sono dovuta diventare ‘grande’ per riappacificarmi con la lettura e riscoprire la totale bellezza della parola come mezzo di espressione artistica. Sono così diventata una lettrice tardiva ma voracissima perché dovevo recuperare il tempo perduto. Scrivere è stato il passo successivo, ma l’ho fatto piano piano, con pudore e tanto studio, partendo dal teatro (vengo da lì, sono un’attrice), poi racconti brevi, poi racconti lunghi, tante narrazioni orali, e infine, solo ora, il romanzo. Mi riconosco il merito di essermi scelta degli straordinari maestri. In molti pensano che si possa diventare scrittore solo contando sull’ispirazione e il talento. Ma io dico: se vuoi fare il falegname, che fai, non vai a bottega?
Per carità, è la mia idea, le eccezioni non mancano.

Adesso sono quasi dieci anni che la scrittura è diventata parte del mio mestiere, ma mi sembra di essere al primo giro di giostra. Quindi… per rispondere alla tua domanda, direi: sì! Questo romanzo ha cambiato molto del mio approccio alla scrittura perché un libro non è un racconto: richiede metodo, dedizione, senso pratico. Una bella sfida per chi, come me, ha spesso la testa fra le nuvole.

L. Come è nata l’idea di una Scuola Anti Mistero, S.A.M. ?

A. È nata durante un laboratorio teatrale condotto con ragazzi dagli 8 ai 13 anni durante il quale abbiamo affrontato il tema della paura. I miei giovani amici sognavano super poteri per combattere i loro mostri interiori. Quando abbiamo capito che la vera risorsa per vincere le proprie paure è dentro di noi, mi sono chiesta: cosa accadrebbe se questi super poteri tanto agognati dai ragazzi, invece che una manna dal cielo, fossero così terrorizzanti da essere vissuti come una condanna?

Da qui l’idea di una scuola che insegnasse loro a domare i loro bizzarri doni.

Immagino ti stia chiedendo di quali doni sto parlando, vero?

Alludo a poteri quali la premonizione, la chiaroveggenza, la medianità, la psicocinesi, la radiestesia. Facoltà che sembrano sfuggire alle leggi di natura ma che appartengono alla storia dell’uomo dalla notte dei tempi.

L. Alcuni non possono fare a meno di paragonare il tuo romanzo al maghetto più famoso del mondo. Quanto hanno influito le storie di magia di Harry Potter nella stesura del tuo libro?

A. Sinceramente ha nutrito molto di più la mia immaginazione “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde che la saga del maghetto. Capisco però che il confronto con Harry nasca spontaneo. Per me è un onore, ma soprattutto un onere. Il rischio è che chi si approccia a leggere “L’Ottava confraternita” pensi: adesso vediamo questa qui cosa ha scritto. Come osa pensare di essere paragonata a Harry Potter?!

La verità è che durante la stesura del libro ho preso tutte le distanze possibili, ma il mondo di Harry è così radicato nell’immaginario comune che oggi è normale paragonare ogni accademia o scuola speciale a Hogwarts. Eppure l’archetipo dell’apprendista stregone (nelle sue diverse accezioni) è da sempre uno dei pilastri della letteratura  fantastica.

Quando l’editore un giorno ha esclamato: «Questo romanzo sarà amato anche dai fan di Harry Potter», puoi immaginare, ho steso le gambe dalla fifa.

E invece… qualche giorno fa mi è arrivato un messaggio su Facebook da un ragazzo che conosco, un fan super fondamentalista della saga potteriana: “Complimenti”, mi ha scritto. “È un gran libro. Ha un potenziale tossico esattamente come Harry. Se contagia fa una strage”.

Ho affondato il viso tra le mani dall’imbarazzo, dalla gioia e dall’apprensione…

L.  A quale pubblico ti sei rivolta scrivendo “L’Ottava Confraternita”?

A. Ho voluto raccontare una storia trasversale, accessibile a tutti: tanto ai miei ragazzi del laboratorio teatrale, quanto agli adulti.

L. Quali sono state le tue fonti sull’argomento “fantasmi” e in genere  sul “soprannaturale”?

A. Non sono dovuta arrivare lontano. Nella mia famiglia c’è una persona ‘sensibile’ verso il mondo invisibile e da quando sono bambina faccio i conti con i fantasmi.

Quando sono partita con l’idea del romanzo, però, ho raccolto una montagna di materiale tra libri, articoli, documentari, e fatto ore d’interviste a studiosi del mondo del mistero. Gli aneddoti che mi hanno raccontato hanno ispirato molti dei fatti narrati. Per questo considero “L’Ottava confraternita” un fantasy molto… reale.

L. Non posso non farti questa domanda: credi nel soprannaturale e soprattutto credi nell’esistenza dei fantasmi?

A. Gli spiriti sono in mezzo a noi. Come poter non crederci?

L. “L’Ottava confraternita” è il primo volume di una trilogia, hai già iniziato a scrivere il seguito ?

A. Sto raccogliendo la solita montagna di materiale e spunti. I personaggi del libro non mi hanno mollato un attimo. Credo che anche loro, da qualche parte, stiano scalpitando per essere ancora raccontati.

L. Perché leggere “L’Ottava confraternita” e quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori, soprattutto giovani?

A. È una storia d’iniziazione, come tutte le favole nere. È un inno ai ribelli, quelli che lottano per le cose in cui credono e se ne assumono il rischio, da non confondere coi disubbidienti per partito preso. È una riflessione sulla vita oltre la morte. Spero possa aprire spiragli di curiosità su ciò che esiste oltre la misura del tempo, al di là della barriera che separa il regno dei vivi da quello dei morti.

L. Grazie per avere risposto alle mie domande ed essere stata ospite nel mio blog,  per me è stato un grande onore.

A. È stato un grande piacere anche per me. Le tue domande sono state molto stimolanti!


Spero che questa intervista sia stata di vostro interesse e soprattutto che il libro vi abbia incuriosito. Di seguito trovate anche il booktrailer dell’Ottava confaternita.

Se avete voglia di leggere “L’Ottava confraternita”, vi consiglio assolutamente  la versione cartacea, anche se costa di più, ma avrete con voi un libro che vale la pena avere nella vostra libreria. Troverete anche in regalo il “Quaderno del nome”: un manuale diario della scuola Anti Mistero che vi accompagnerà nel vostro viaggio per diventare esperti del mistero.

A presto e se avete curiosità o domande potete scrivere nei commenti, io o l’autrice saremo liete di rispondere.

Lucia M.

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Segnalazione SteamBros Investigations: L’armonia dell’imperfetto – Intervista agli autoriri

08/01/2018 Segnalazioni e consigli di lettura

SteamBros Investigations: L’armonia dell’imperfetto

Per chi ama le detective story alla Sherlock Holmes con un pizzico di Steampunk, non potete non leggere “SteamBros Investigations: L’armonia dell’imperfetto”

di Alastor Maverick  L.A. Mely 

Autori: Alastor Maverick e L.A. Mely 

Genere: Steampunk/Giallo

Costo ebook: 2,99 euro

Costo cartaceo: 14,90 euro (Costo Amazon 12,67)

Collana: Dark Zone

Pag 150

Link d’acquisto qui

 

Sinossi

Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell’agenzia “Hoyt Brothers Investigations”. Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.

Questo romanzo è il primo vincitore tra diversi libri partecipanti all’evento di Natale 2017 del mio blog ad essere stato segnalato e successivamente recensito da me. Come già detto : “SteamBros Investigations – L’armonia dell’imperfetto”  l’ho scelto perché mi piacciono le detective story e perché gli ingranaggi sono parte del mio lavoro. Inoltre l ’epoca Vittoriana ha sempre avuto una forte attrattiva su di me.

Perchè leggere questo libro?
Se apprezzate i gialli e le detective story o semplicemente se volete arrivare alla soluzione prima dei nostri investigatori mettendo alla prova le vostre capacità deduttive, questo è il romanzo che fa per voi. Con una spruzzata di sano steampunk che non guasta mai (A.Maverik)


Qualche curiosità sul romanzo e sugli autori

Benvenuti nel mio blog!  Ecco alcune semplice domande per soddisfare alcune mie curiosità e anche quelle dei lettori che vogliono leggere o hanno già letto il vostro libro. 

  • Chi sono gli autori di SteamBros Investigations? Raccontatemi di voi e soprattutto del vostro rapporto con il mestiere di scrittore/scrittrice.

LUI: Salve a tutti. Io sono Alastor e sono dell’82. Nella vita ho fatto moltissime cose prima di scoprire quale fosse la mia passione. Ho un libretto di lavoro alto oltre un centimetro, è imbarazzante. Diciamo che ho provato molte cose e nessuna di queste mi ha preso veramente. In un momento buio della mia vita mi sono rinchiuso dietro ad un monitor e ho cominciato a interagire virtualmente con altre persone tramite un gioco di ruolo che prevede l’uso di una chat per descrivere le azioni del proprio personaggio e da lì è cominciato tutto. Ho scoperto che adoravo scrivere e creare emozioni nei miei interlocutori, tanto che è stato difficile smettere di giocare. Era diventata come una droga, ma per assurdo è proprio in questo sistema che ho conosciuto L.A. Mely. Da quel momento ci siamo sentiti spesso e un bel giorno di tre anni fa abbiamo deciso di mettere le nostre parole su carta e tentare la fortuna nel mondo editoriale. Ovviamente siamo esordienti e per nulla esperti nella via che abbiamo scelto di intraprendere. Tutt’ora ci stiamo formando, facciamo esercizi di scrittura, chiediamo consigli. Più che scrittore per mestiere mi reputo un apprendista scrittore. Osservo i miei colleghi, chiedo loro consigli, compro manuali e me li leggo tutti, seguo video e blog di alcuni esperti del settore. Insomma, quel che è certo è che voglio diventare uno scrittore con tutte le mie forze, ma non posso ancora definirmi tale. Non tanto per ciò che significa il termine ma piuttosto perché quando cerco di appellarmi come scrittore non lo sento ancora dentro. Mi sembra di non essere onesto con me stesso. Appena riuscirò a dire che sono uno scrittore senza arricciare il naso, allora sarò pronto per passare al livello successivo.

LEI: Ciao, io sono L.A. Mely e sono il lato femminile della coppia. Scherzi a parte sono una ragazza figlia degli anni ’80, anche se sono nata agli “sgocciolissimi” degli anni ’70, che ha sempre avuto la passione per la scrittura. Quando ero piccola non riuscivo praticamente mai ad appassionarmi a quello che leggevo, per il semplice fatto che quasi nessun protagonista era una ragazza e io, per poter vivere a pieno un’avventura, nel protagonista mi ci devo rivedere. Mi sono così detta che le “mie avventure” le avrei scritte da sola e ho chiesto a Babbo Natale una macchina da scrivere: Avevo 8 anni. Scrivere è sempre stata la mia immensa ed unica valvola di sfogo ma, purtroppo, da sola non sono mai riuscita ad arrivare da nessuna parte e, attorno ai 20 anni, ho chiuso il sogno in un cassetto e lasciato perdere. Non era il momento giusto, deduco.

  • Perché avete scelto entrambi degli pseudonimi? Cosa significano questi nomi per voi?

LUI: Più che uno pseudonimo il mio è nato come soprannome. Me lo affibbiarono a scuola dopo una lezione di mitologia greca. Alastor infatti è un dio minore personificazione dell’equilibrio e della vendetta. Valutava un torto e riversava sull’esecutore la medesima sorte. Possiamo associare questo dio minore al moderno Karma con l’unica differenza che questo era particolarmente violento. Non che io fossi come lui, intendiamoci. Ma mi interessai così tanto a questa figura a differenza dei miei compagni che volevano saperne di più riguardo alle divinità maggiori, che alla fine mi si appiccicò sulla fronte come un’etichetta. Tutto sommato non mi dispiacque e decisi di tenermelo. Per quanto riguarda Maverick avete presente il film interpretato da Mel Gibson? Sì, corretto. Mi piace il poker texas hold’em e per un breve periodo della mia vita ho giocato come semiprofessionista online.

LEI: Lo pseudonimo, per me, è quel tanto di mistero che consente allo scrittore di sentirsi parte di quanto scrive essendo libero da costrizioni e schemi. Nel momento in cui firmi un libro con il tuo pseudonimo tu sei parte di quanto scrivi, sei uno dei personaggi, sei parte della tua storia. Credo di aver sempre pensato questo degli autori che scelgono uno pseudonimo: Nel momento in cui cominciano a scrivere svestono i panni di tutti i giorni e indossano parte della storia che stanno narrando. Il mio ha un significato doppio perché può essere letto in due modi distinti.

Un modo è legato a una questione affettiva ed è il modo in cui mi hanno sempre chiamata, fin da bambina, le persone a cui tengo di più. L’altro modo è molto più universale ed è, principalmente, un omaggio a tanti altri artisti che hanno lettere puntate nel nome e con quel nome hanno firmato opere che resteranno nella storia per sempre (J. R. R. Tolkien, J. K. Rowling, P. L. Travers, J. M. Barrie, A. A. Milne …).

  • Come è stato scrivere un romanzo a quattro mani?

LEI: Per scrivere a quattro mani occorre riuscire a trovare altre due mani che trovino un punto di contatto e incastro con le tue. Non è facile come schioccare le dita. Se non ci sono punti stilistici in comune non c’è verso di arrivare a nulla. Noi ci siamo trovati perché entrambi avevamo un sogno ma ci mancava quel qualche cosa che l’altro aveva e il nostro risultato finale si incastrava a perfezione, o almeno spero vivamente che al lettore il risultato finale piaccia almeno quanto è piaciuto a noi crearlo.

LUI: Direi che la mia collega ha risposto egregiamente a questa domanda. Io aggiungo solo che per cominciare un’avventura di questo tipo serve fiducia ma soprattutto una gerarchia. Bisogna decidere a monte chi si prenderà la responsabilità delle decisioni che vedono i due scrittori in disaccordo. Nessuna idea viene scartata ma solo archiviata per essere poi recuperata in una storia successiva. Abbiamo file e file di scritti che forse non vedranno mai la luce, ma intanto sono stati creati e un giorno torneranno sicuramente utili. Quindi “Fiducia”, “Passione” e “Disciplina”

  •          A quali libri vi siete ispirati scrivendo questa storia?

LUI: Io ho avuto i miei spunti da Charles Dickens, Arthur Conan Doyle e in minor parte da Howard Phillips Lovecraft. Non ho la presunzione di scrivere come questi mostri sacri della letteratura ma mi piace l’idea di poter muovere i nostri personaggi nelle fantastiche ambientazioni create da loro. La commistione tra romanzo giallo e steampunk è nata proprio in questo modo. Non ho idea di dove ci porterà ma sicuramente abbiamo amato crearla e ci siamo divertiti a raccontarla.

LEI: Nel mio caso, più che a dei libri, mi sono ispirata a dei personaggi e a degli autori. Le atmosfere di Charles Dickens, i personaggi di Sir Arthur Conan Doyle sono andate a fondersi con atmosfere e personaggi più recenti colti anche solo nelle interpretazioni di attori in film e telefilm. Non ho mai avuto un mio stile preferito, nell’ambito della lettura. Un libro deve sapermi afferrare e trascinare nella narrazione. La scrittura per immagini è il nostro stile. Il lettore deve vedere quello che sta leggendo.

  • Nicholas e Melinda Hoyt  hanno una personalità molto diversa. Questo contrasto appartiene anche a voi?

LUI: Ci sono tratti caratteriali che mi appartengono sia in Melinda che in Nicholas. Non posso dire a chi dei due somiglio maggiormente perché di fatto calcolando tutto andrei a fare una patta. Molte volte il contrasto che si può intravvedere nei personaggi è un contrasto interiore che mi appartiene in toto. Quante volte avrei voluto dire o fare qualcosa, ma poi mi sono morso la lingua o ho fatto un passo indietro? Non le so contare, ho finito le mani. I due Hoyt rappresentano il coraggio, l’istinto e l’impulsività con Melinda, ma anche l’attenzione, il calcolo metodico e la pianificazione con Nicholas. Con L.A. Mely riusciamo a completarci a vicenda mettendo una pezza sulle falle. I periodi bui ci sono sempre così come ci sono i momenti felici. Noi semplicemente sappiamo sorreggerci a vicenda.

LEI: Dal mio punto di vista il carattere complesso di Melinda ha molto di me, anche se spero di non apparire assurda quanto lei e spero di non essere pungente come lei. Per quanto concerne Nicholas ci vedo tante cose di Alastor come la pazienza, il profondo senso dell’analisi, la capacità organizzativa e poi la forza. Ammiro profondamente la forza del mio coautore. I nostri personaggi sono molto complessi e composti da numerose sfaccettature che vanno a unirsi per creare il singolo personaggio. Anche solo leggendo i due episodi speciali gratuiti (uno di Halloween e uno di Natale) si percepiscono lati dei loro caratteri che non si coglievano nel primo episodio. Una cosa che ci accomuna a loro, dal mio punto di vista, è che loro sono fratelli di sangue e si capiscono e percepiscono al volo. Per me Alastor è davvero il mio fratellino anche se siamo nati da genitori differenti ha la stessa capacità di Nicholas di capire e far ragionare Melinda. In molte circostanze, se non ci fosse stato lui, sarei partita a testa bassa come un ariete e avrei fatto danni. Non smetterò mai di ringraziarlo per essere sempre la persona meravigliosa che è con me. Ecco, posso dire di si, I fratelli Hoyt hanno tanto di noi, ma non tutto per fortuna.

  • Chi ha realizzato la splendida copertina del vostro romanzo?

ENTRAMBI: La nostra maga delle cover è Lia Winchester, uno pseudonimo anche il suo, che è l’autrice di tutte le nostre cover. Amiamo molto affidare il biglietto da visita dei nostri libri a lei perchè capisce sempre al volo quello che vogliamo raccontare e sa sempre stupirci e lasciarci senza parole

  •   State già pensando ad un seguito  di SteamBros Investigations – L’armonia dell’imperfetto?

ENTRAMBI: Il progetto “SteamBros” è nato proprio per essere una saga. In questo momento la casa editrice Dark Zone sta valutando e correggendo il nostro secondo libro che uscirà quest’anno. Se la Trilogia si trasformerà in qualcos’altro andando oltre i tre volumi dovrà dircelo il pubblico di lettori che sceglierà di leggerci. A noi piace molto muovere i fratelli Hoyt nel loro mondo a vapore, ai nostri amici lettori piacerà leggerli? ; -)

Grazie. E’ stato molto interessante leggere di voi e del vostro romanzo. Siete una coppia vincente e sono sicura che arriverete in alto, basta crederci. Infatti l’apprendista stregone diventa alla fine un grande  stregone. Appena possibile leggerò il vostro romanzo e come già promesso vi darò il mio parere in merito.


A presto,

con i miei consigli e le mie segnalazioni,

Lucia M.

I commenti sono sempre molto graditi.

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Intervista a Virginia Rainbow di Flamefrost

INTERVISTA A VIRGINIA RAINBOW DI FLAMEFROST

Iniziamo dalla classica domanda: Chi è Virginia Rainbow?

Ciao Lucia e grazie per avermi invitata nel tuo blog così magico!! Sembra immerso tra le nuvole (è la sensazione che mi dà).

La tua è la domanda più difficile da rispondere per me, forse perché sono un tipo molto riservato. Posso dire di essere una persona semplice che ama sognare. Scrivo fin da quando ero bambina e mi faccio molto trasportare dall’ispirazione, anche se cerco di curare nei minimi dettagli i miei scritti e di migliorarmi sempre.

Perché hai deciso di usare uno pseudonimo? In particolare perché hai scelto Rainbow?

 La scelta dello pseudonimo è legata all’idea di incuriosire i lettori e di crearmi una sorta di aura misteriosa :o)) “Rainbow” perché significa arcobaleno e perché suona molto elegante.

Il titolo della tua trilogia è Flamefrost? Perché?

Pensai  molto al titolo da scegliere, è stata una delle decisioni più difficili, che di solito prendo sempre dopo aver scritto un libro, mai prima. Alla fine optai per un nome inglese che avesse poi dei sottotitoli in italiano perché sembra che la cosa ora vada molto per la maggiore. Flamefrost significa letteralmente “gelo e fiamma”. Rappresenta in modo simbolico i due personaggi principali: Gered, la fiamma, Sarah, il gelo. Se ti ricordi c’è un riferimento esplicito verso la fine del libro dove si dice che Gered era riuscito a sciogliere il gelo di Sarah.

Il tuo libro parla di alieni e del loro arrivo sulla Terra per viverci dopo la distruzione del loro pianeta Luxor. E’ il classico cliché, potrebbe pensare qualcuno, e in più hai chiamato gli alieni Luxoriani. Sai che già esiste una saga simile e gli alieni si chiamano Luxen , perché esseri dotati di luce? Cosa li differenzia dai tuoi alieni? 

Sì, so che esiste la saga di Obsidian. A dire la verità ho scritto il primo volume di Flamefrost prima della sua uscita e, quando vidi la pubblicità nei blog, pensai: “accidenti, quest’autrice mi ha rubato l’idea”!!!

Il termine “Lux” è uscito dalla mia mente in modo del tutto naturale. Se fossi famosa come la Jennifer L. Armentrout, potrei dire che lei ha copiato da me! Purtroppo questo è uno degli svantaggi dell’essere sconosciuti.

In quanto ai clichè io penso che non ci sia nulla di male nel ricalcare uno schema conosciuto perché, se certe carte funzionano, evidentemente sono vincenti. L’importante è saper rielaborare i clichè a modo proprio creando qualcosa che sa di nuovo. E’ quello che ho cercato di fare con Flamefrost.

Ti consiglio di leggerla, così potremo parlare delle differenze ai tuoi lettori o a chi vuole leggere i tuoi libri.

Sì, potrei leggerla in effetti, ma ho l’impressione che non mi piacerebbe. Come lettrice vado molto a intuito ed è difficile che mi sbagli. A questo proposito vorrei ringraziarti per la parole che mi hai scritto in privato: “non sei da meno di Jennifer Armentrout che ha dietro tanta pubblicità e un buon editor.”

Lo penso ancora…

Il padre di uno dei protagonisti Jared si chiama Thor. Perché hai scelto questo nome che rimanda alla mitologia  vichinga o ancora di più al personaggio del film Thor?

Anche qui posso dirti che non c’è un motivo preciso. Nella scelta dei nomi io vado molto a ispirazione. Nel senso che unisco un suono che mi piace con l’immagine che ho del personaggio e da questa “fusione” esce fuori il nome.

Inoltre all’epoca  non avevo visto  né sapevo dell’esistenza del film Thor (ho recuperato dopo guardandomi tutti i film della Marvel).

Per raccontarti una curiosità posso dirti che il nome “Gered” mi  è venuto in mente pensando al famoso libro “I ragazzi della via Pal” che lessi da bambina, dove il personaggio “cattivo” che poi si pente si chiama Gereb. La “b” finale però non mi suonava, così l’ho trasformato in “Gered”.

Un’ultima curiosità: perché Sarah con la “h” finale, se lei è un’italiana?

In Italia noi usiamo tanti nomi di origine straniera, quindi non è mi sembrata una cosa strana. Visivamente mi sembrava più chic.

Come mai hai deciso di autopubblicarti Hai mai pensato di inviare il tuo libro ad una casa editrice? ?

Molti me lo hanno chiesto e, se devo essere sincera, non ricordo neanche bene tutti i passaggi mentali che ho fatto nel corso degli anni, anche perché ho cambiato idea diverse volte e anche ora sono in fase di riflessione. Per il mio libro di esordio THE BLACK MASK cercai delle case editrici, ma non riuscivo a capire come dovevo muovermi. L’unica cosa che compresi quasi subito era che dovevo rivolgermi a CE free e scartare decisamente quelle a pagamento. Il problema è che spesso anche quelle che si definiscono gratuite, non lo sono in realtà e lo scopri solo dopo che hai mandato il manoscritto e ti rispondono  con la proposta di un contratto. Fortunatamente non mi sono mai fatta ingannare. Però ero molto confusa. In seguito  sentii parlare un mio conoscente della strada dell’autopubblicazione. A quel punto pensai che potevo provare, tanto non ci rimettevo nulla. Nel frattempo iniziai a scrivere FLAMEFROST e volevo autopubblicarlo, però scoprii che alcune case editrici accettano solo inediti e autopubblicarlo mi avrebbe precluso quella possibilità. Così lo mandai a qualche piccola ce free. Da una ricevetti una buona proposta, ma passarono mesi. Nel frattempo avevo avuto modo di parlare con delle autrici e mi ero convinta che l’autopubblicazione era la strada migliore, inoltre avevo fretta di pubblicare, così rifiutai.

Ho capito che ti piace pubblicare i tuoi libri in versione cartacea. Pensi di pubblicare il seguito di Flamefrost – Due cuori in gioco- in ebook?

No, al momento non sono intenzionata. La storia degli e-book è un altro capitolo spinoso e confuso. Il problema della pirateria è per me grave, non tanto perché una persona riesce a leggere i tuoi libri senza pagare, ma perché non sai che fine fanno. Possono essere facilmente copiati senza che tu neanche lo sappia. Il rischio del plagio per un autore auto pubblicato è forte.

La trilogia Flamefrost avrà un seguito?

La trilogia termina così, quindi non può avere un seguito, al limite uno spin off.

Hai già in mente un nuovo libro?

In questo momento non ho in mente altri libri, ma sono sicura che presto l’ispirazione mi suggerirà qualcosa… Scrivo solo ciò che mi viene spontaneo scrivere, non mi forzo mai.

Allora Virginia, ti ringrazio per la tua disponibilità. E’ stato un piacere leggere uno dei tuoi libri. Penso che leggerò il seguito, ma quando il prezzo sarà più accessibile o deciderai di pubblicarli in formato ebook . Spero che avrai tanto successo e che presto i tuoi lettori potranno leggere uno dei tuoi nuovi scritti. Intanto  ti auguro buon lavoro.

Grazie mille Lucia per aver letto il primo volume di Flamefrost e per i tuoi incoraggiamenti!!! Faccio sempre tesoro dei consigli!!!

SE VOLETE LASCIATE UN COMMENTO E FATE ANCHE VOI DELLE DOMANDE A VIRGINIA RAINBOW.

L.M.

La mia recensione

Flamefrost di Virginia Rainbow

Dall’ampia vetrata dell’astronave , il re Thor osservava il pianeta terrestre che, visto dallo spazio, appariva come una sfera enorme, avvolta in un’atmosfera luminescente…Scintille di fuoco schizzavano dalla galassia di Gorg, sprigionandosi da un enorme ammasso rossastro, che palpitava e gemeva in un agonia di morte. Investito da un meteorite di dimensioni colossali, d’un tratto si era dissolto alla velocità della luce, esplodendo …. Al suo posto aveva lasciato il vuoto cosmico. “

Così inizia “Flamefrost  Due cuori in giochi” mostrando un pianeta distrutto in modo catastrofico da un meteorite. Un immagine che tormenta e non abbandona mai il re Thor, mentre osserva il pianeta Terra, nuovo habitat dove far vivere il suo popolo. Un popolo, quello dei luxoriani, con poteri mentali capaci di leggere  la mente, spostare le cose , guarire, teletrasporsi da  un posto a un altro anche lontano migliaia di chilometri. Tutto quello che un normale terrestre non può fare e che quindi rende i luxoriani così forti da poter pensare di colonizzare il pianeta Terra  senza  troppi problemi.

Diciamo un cliché che troviamo in molte storie di alieni.

Quando ho iniziato a leggere questo libro, subito mi ha ricordato un’altra serie Lux di Jennifer L. Armentrout  in cui alieni con poteri particolari vivono  nel pianeta Terra. La serie ha avuto molto successo e non posso negare che non mi sia piaciuta. Scritta con un linguaggio semplice, adatta ad un pubblico adolescente…continua a leggere